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martedì 07 aprile 2020
 
 

Salva una vita, Msf forma i pescatori tunisini

11/09/2015  Da anni, coloro che nel mare lavorano notte e giorno si imbattono in imbarcazioni in difficoltà e portano in salvo i migranti mettendoli al sicuro sulle proprie barche. Per rendere più efficace la loro capacità di intervento, Medici senza frontiere (Msf) ha organizzato un corso di formazione di 6 giorni per 116 pescatori nella città di Zarzis.

Le fotografie di questo servizio sono state gentilmente fornite da Medici senza frontiere.
Le fotografie di questo servizio sono state gentilmente fornite da Medici senza frontiere.

Spiegano ai pescatori tunisini come soccorrere i disperati che dall'Africa attraversano il Mediterraneo, rischiando la vita in viaggi disumani pur di raggiungere l'Europa. Insegnano come assistere nel migliore dei modi chi è riuscito a salvarsi, ma anche, tristemente, come trattare i cadaveri che sempre più spesso restano imprigionati nelle reti. Questa la nuova iniziativa umanitaria di Medici Senza Frontiere,  da sempre in prima linea per fornire assistenza medica a chi scappa da fame e guerre, in Europa come negli angoli più sperduti del mondo. Il corso, della durata di 6 giorni, ha avuto per protagonisti 116 pescatori tunisini.

Come i colleghi italiani attivi nel canale di Sicilia, spesso sono loro i primi a imbattersi nelle carrette del mare sovraccariche di migranti, quasi sempre in condizioni umanitarie disperate. La formazione ha cercato di fornire strumenti concreti per migliorare le capacità di soccorso in mare nelle sue diverse fasi, dalla comunicazione con le persone a bordo alla richiesta di supporto al Centro di Coordinamento del Soccorso in Mare. Sono stati inoltre distribuiti vestiti e giubbotti di salvataggio, insieme con altri equipaggiamenti di sicurezza. 

I pescatori sono persone semplici, lontane dai tavoli della politica e degli accordi internazionali. Eppure dalle loro parole, concretissime, traspare un profondo senso di umanità e responsabilità. Quasi una fratellanza del mare, che in questi anni li ha portati a trarre in salvo tante vite. «Una volta – racconta, ad esempio, Yanes Bechiryanes, meccanico a bordo di un peschereccio a Zarzis - ci siamo imbattuti in una piccola imbarcazione piena di persone che stava affondando.  Non potevamo lasciarli in quella situazione, così abbiamo chiamato in aiuto altri due pescherecci con cui spesso collaboriamo. Li abbiamo soccorsi, distribuendoli fra le tre imbarcazioni. Erano molto spaventati, abbiamo dovuto calmarli. Perdiamo ore di lavoro, e quindi soldi, ma si tratta di esseri umani e abbiamo il dovere di aiutarli». «Troviamo sempre più rifugiati e cadaveri in mare - aggiunge Nourdin Achourmeten, anch'egli pescatore - Abbiamo trovato dei corpi anche nelle nostre reti. Facciamo il nostro meglio per seppellirli tutti nel modo più degno».  

Contemporaneamente Medici Senza Frontiere ha organizzato corsi di formazione per alcune istituzioni, come la Mezzaluna Rossa tunisina e libica, la Protezione Civile tunisina e la Guardia Nazionale tunisina. E i primi risultati si vedono. Lo scorso 27 agosto la Mezzaluna Rossa libica, formata dalla Ong sulla gestione dei cadaveri, è intervenuta nei pressi di Zuwara, quando 200 persone sono annegate per il ribaltamento di un’imbarcazione di legno. Il 30 agosto pescatori tunisini, anch'essi formati da Medici Senza Frontiere, hanno tratto in salvo un’altra imbarcazione con 130 persone a bordo.  

E' però impensabile che iniziative come queste, per quanto preziose, possano riuscire da sole ad affrontare un'emergenza migratoria di questa portata. Il numero esatto di persone che muoiono attraversando il Mediterraneo non sarà mai noto, ma quest’anno sono morte sicuramente più di 2800 persone. «Le tragedie in mare continueranno sempre, perché le persone sono disposte a tutto pur di fuggire -  dichiara Wiet Vandormael, coordinatore della formazione Medici Senza Frontiere - Per evitare che le persone continuino a rischiare la propria vita in mare, l'Unione Europea deve creare canali sicuri per raggiungere l'Europa».   Alle persone in fuga Medici Senza Frontiere ha dedicato la campagna #Milionidipassi, con un appello all’opinione pubblica e ai governi perché sia ridata umanità al tema delle migrazioni forzate e venga garantito il diritto di tutti ad avere salva la vita. Si aderisce sul sito www.milionidipassi.it

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