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Liliana Cavani: «Il mio Francesco, un genio che ci fa capire il senso della vita»

03/10/2019  A colloquio con la regista sulla figura del patrono d'Italia a cui ha dedicato tre film: «E' un santo eccezionale, senza di lui la socialità avrebbe tutt’altro senso. La Chiesa gli deve molto»

Da Francesco d’Assisi a papa Francesco: sono i volti che oggi interrogano Liliana Cavani, come donna e regista. Dal 2015 cittadina onoraria di Assisi, la sceneggiatrice di Carpi, decana delle registe italiane, è conosciuta in tutto il mondo per la sua creatività, combattività e l’affetto al santo di Assisi. All’umile frate ha dedicato ben tre capolavori usciti nel 1966, 1989,  2014. Oggi si riposa lavorando alla regia nei teatri italiani, ma noi la intercettiamo nella sua casa romana.


Come è avvenuto il suo incontro con Francesco d’Assisi?
«La mia conoscenza di Francesco avviene attraverso il ritrovamento casuale di un libro di Paul Sabatier,  Vita di San Francesco d’Assisi. nel momento in cui non cercavo materiale su di lui. Cercai di raccontarlo come se fossi una cronista dell’epoca. Lo proposi alla rai, che in occasione alla festa del 4 ottobre aveva pensato a tutt’altro». 

L’ultimo suo Francesco nel 2014; dopo quasi mezzo secolo dal primo successo perché tornare al santo assisiate?
«Ho aggiunto nel terzo film le Crociate, approfondendo una fonte ignorata dai medievisti, Giacomo da Vitry, vescovo contemporaneo di Francesco. Egli riferisce che, con l’arrivo di Francesco, molti crociati buttarono le armi, oltre ad evidenziare l’incontro con il Sultano. Questi due fatti sono di notevole importanza».


I cronisti del Medio Evo magari non erano in possesso del materiale sul santo che è poi merso in seguito…
«Magari semplicemente non erano interessati alla figura di Francesco. Mi vanto di aver scavato nella letteratura francescana discernendo tra materiale superfluo. Ritengo che, chi incontra il vero Francesco, innamorandosene, sente l’impellenza di scrivere del santo e la produzione presso la libreria alla Porziuncola in Santa Maria degli Angeli è meritevolissima per studiosi e non».


Chi non ignora Frate Francesco, comprendendone subito la statura morale, è Dante Alighieri.
«Assolutamente, infatti la Divina Commedia è un opera morale scritta in volgare. Dante, seppur successivo, scrivendo di Francesco ne riconosce quella dignità che neppure i suoi frati avevano intuito. L’intuizione di Francesco sul creato era moderna, ma ciò è stato compreso secoli dopo». 


Oltre il suo lavoro, cosa rappresenta Francesco per lei?
«Una scoperta unica, al pari di uno scienziato che scopre che lo spazio è infinito. Francesco verrà riscoperto postumo, perciò la sua grandezza è paragonabile a Galileo, altra personalità su cui ho lavorato come regista. Anch’egli ha subito un’inspiegabile attesa. Si pensi che soltanto nel 1996 “Dialogo dei massimi sistemi” è stato tolto dall’Indice».


Allora per certi versi la morte di Francesco ha lasciato un vuoto…
«Il valore della parola “fraternità” si riacquista solo con la rivoluzione francese! Francesco è eccezionale, senza di lui la socialità avrebbe tutt’altro senso. La Chiesa gli deve molto. Bergoglio scegliendo il nome di Francesco da pontefice ha compreso subito la necessità di aprire il mondo alla storia».


In questa fraternità Francesco include la natura.
«Gli animali sono parte di una relazione in cui nessuno può fare a meno dell’altro! Ecco che Francesco scopre la vera essenza della natura e delle creature all’interno di un rapporto alla pari con l’umano. Ciascuno di essi è una strada per giungere al Creatore».


 “Signore, dov’è il dubbio ch’io porti la fede”.Oggi Liliana Cavani come inquadra il dubbio nella sua quotidianità di vita?
«La religione è un mistero al pari della scienza: ci accompagna nel capire chi siamo e dove siamo. Il dubbio esiste ma concentriamoci sul comprendere il senso dell’esistenza, in questo le intuizioni di Francesco sono geniali. La genialità di Francesco ci aiuta a capire il senso profondo della vita, rispettando ciò che ci circonda».

Ha diretto i volti più conosciuti del nostro cinema ma nessuno le avrà mai chiesto cosa comunica il volto del nostro papa Francesco!
«Il volto di questo papa è quello di un simpatico lavoratore, un operaio che lavora tanto, instancabilmente, senza rinunciare al sorriso».
 

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