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San Giulio, porta del cielo

21/03/2019 

Una mattina di qualche tempo fa, nell’aria di una tenera primavera, ho preso anch’io, come tanti, il motoscafo per l’isola di San Giulio, “la perla” del Lago d’Orta , una “porta del cielo”. Volevo conoscere da vicino il monastero delle benedettine Mater Ecclesiae e la sua badessa, Anna Maria Cànopi, che era riuscita a farlo sbocciare come un luogo dell’anima e di dialogo con Dio e che continuava ad attrarre tante giovani novizie. La scelta della clausura, più che mai in questi nostri congestionati tempi, rimane un mistero difficile da capire.

Quando ripartii, non avevo trovato le risposte che cercavo. Ma avevo sentito che lì c’era una pace che abbiamo dimenticato e un calore umano, accogliente, gentile, che rasserenava. Consolava.

In questi giorni mi è giunto fra le mani Una vita per amare, sottotitolo Ricordi di una monaca di clausura (Interlinea,) di Anna Maria Cànopi. È stato come ritornare sull’isola. L’autrice è divenuta famosa per i suoi scritti di spiritualità, ma anche per essere diventata «un balsamo per molte ferite» di coloro che cercano conforto nell’abbazia. Anche se lei stessa conferma che «la vocazione è un mistero di grazia» e «non è facile descriverne l’origine e lo sviluppo», a leggere il suo racconto autobiografico, semplice ed essenziale, quel mistero acquista un sapore familiare.

Per la spontaneità e la naturalezza con la quale si è manifestato. Sin da quella infanzia, trascorsa nel preappennino, in una piccola casa in mezzo ai prati. In una povertà dignitosa, ma ricca di stupori, di scoperte, che fecero sbocciare nel cuore di una bimba quel senso di Dio e della sua presenza in ogni cosa che avrebbe determinato la sua scelta di consacrazione. E che lasciò nella sua anima una forte attrazione per l’umanità, alimentata dall’esperienza sofferta della guerra, vera scuola d’iniziazione all’esistere in modo pieno e gratuito con gli altri, accanto agli altri.

Vanno cercate in queste radici le premesse della sua futura vita di donna con un forte senso della maternità. E di consacrata che ha saputo saldare la verticalità mistica della contemplazione con i richiami di quel mondo dal quale si era esclusa. Furono ancora gli echi di quegli anni, che avevano accompagnato gli studi a Milano e la formazione claustrale, a illuminare e sostenere la grande avventura della fondazione del nuovo monastero di Orta e di altri. A sostenerla nel coltivare la verità e la bellezza spirituale «esercitando con umiltà l’arte di vivere nell’ordine dell’amore, in armonia con sé stessi, con Dio, con gli uomini e con tutto il creato».

Oggi madre Cànopi ha ottant’anni, affollati di memorie, e può dire con il salmista: «Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi».

(pubblicato originariamente su Famiglia Cristiana n. 24 del 2012)

Una vita per amare. Ricordi di una monaca di clausura  di Anna Maria Cànopi su Sanpaolostore.it

La parola di Madre Canopi dall'oasi della memoria e da quell'oasi del suo presente che è il piccolo paradiso monastico sul lago d'Orta

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