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San Paolo della Croce, il giovane eremita che fondò i Passionisti

19/10/2019  Di famiglia nobile, rinuncia all’eredità e a un ricco matrimonio per diventare eremita a 26 anni. Poi, cominciando da suo fratello Giovanni Battista, raduna un gruppo di compagni e fonda l’Ordine dei Passionisti

Paolo Danei, che al momento della professione religiosa prese il nome “della Croce”, a sottolineare la sua radicale appartenenza a Cristo crocifisso, era un uomo dall’aspetto imponente, di carattere estroverso o, come lo definivano i contemporanei, “sanguigno”, ma di animo assai sensibile. Nacque a Ovada  (Alessandria) il 3 gennaio 1694 da una famiglia di commercianti. L’ambiente familiare ebbe un forte e duraturo influsso nella sua formazione. Il padre, Luca, e la madre, Anna Maria, ebbero complessivamente quindici figli, solo sei dei quali sopravvissero. Dai genitori Paolo imparò a mantenere la serenità e a saperla infondere attorno a sé. La famiglia si trasferì prima a Tremolino, poi a Castellazzo, sempre nell’Alessandrino. Non aveva ancora vent’anni quando ebbe una intensa e decisiva esperienza interiore di Dio come amore e misericordia, che gli fece vedere in modo totalmente nuovo la sua vita. Più tardi ne scrisse dicendo di “aver cominciato solo allora a conoscere veramente Dio”. Questa esperienza segnò l’inizio di una profonda trasformazione interiore.

La rinuncia all'eredità e al matrimonio

Maturò il desiderio di offrire la sua vita per la fede, e pensò di arruolarsi nell’esercito che la Repubblica di Venezia, seguendo l’invito lanciato da Clemente XI nel 1715, stava raccogliendo per una guerra contro i turchi. Ma prima di partire comprese di non essere chiamato alla difesa armata della Chiesa. Tornato in  famiglia a Castellazzo, rinunciò a un’eredità offertagli da uno zio sacerdote e alla proposta di un conveniente matrimonio. Avvertì invece progressivamente la chiamata a fondare una congregazione centrata sulla memoria della Passione di Cristo, vista come “la più grande e stupenda opera del divino amore”. Paolo non concepiva la Passione “in negativo”, cioè unicamente come necessaria conseguenza e riparazione del peccato: gli era invece particolarmente chiaro il valore positivo della Passione come massima espressione dell’amore di Dio per l’uomo. Si consigliò con il vescovo di Alessandria, Francesco Arborio di Gattinara, il quale si convinse della validità della sua vocazione, ma gli ordinò di ritirarsi per quaranta giorni nella chiesa di San Carlo di Castellazzo, di annotare le sue esperienze spirituali in quel periodo e di scrivere una Regola per la progettata congregazione. Il suo Diario spirituale rivela buona parte delle esperienze vissute in quel tempo. In quei giorni di discernimento impostigli dal presule, Paolo comprese Gesù come dono del Padre, e da questa comprensione nacque in lui l’impegno, espresso da un voto emesso anche dai suoi religiosi, di vivere la memoria di quanto Gesù ha fatto e patito per l’uomo, e di promuoverla fra la gente mediante la vita e l’apostolato.

Nel 1737 fonda la comunità passionista sul Monte Argentario

  

Da allora il suo programma sarà annunciare l’amore di Dio rivelato nella Passione. Non gli era ancora chiaro, però, dove avrebbe potuto dare inizio alla congregazione. Peregrinò per alcuni anni in varie zone dell’Italia centrale e meridionale. Nel 1727 fu ordinato sacerdote a Roma da papa Benedetto XIII, che già due anni prima lo aveva incoraggiato a perseverare nella sua vocazione. Nel 1737 sul Monte Argentario (Grosseto), allora compreso nello Stato dei Presidi, iniziò stabilmente una comunità passionista con la costruzione del primo convento, da lui chiamato “ritiro” per indicare la solitudine in cui i religiosi avrebbero dovuto vivere, al fine di favorire la preghiera e lo studio destinati a farli diventare buoni predicatori e direttori spirituali. A una vita molto austera di preghiera, silenzio e penitenza la Regola univa l’esercizio della carità espresso nella predicazione alle popolazioni mediante le missioni. Il 15 maggio 1741 Benedetto XIV diede la prima approvazione alla Regola del nuovo istituto, e l’11 giugno Paolo con sei compagni emise la professione pubblica, assumendo il nome “della Croce” e cominciando a portare sul petto il segno distintivo della Passione, un cuore con il nome di Gesù sormontato da una croce.

Con la marchesa Frescobaldi Capponi fonda le Suore Passioniste

Negli anni successivi continuò la sua attività di missionario itinerante, percorrendo instancabilmente paesi e città dell’Italia settentrionale. Privilegiò la gente più bisognosa dal punto di vista religioso e spirituale, soprattutto quella confinata nelle zone malsane della Maremma, nelle piccole isole e nelle campagne. Il servizio apostolico si concretizzava nella predicazione e nella direzione spirituale ad un gran numero di persone. Paolo voleva convincere le persone, anche le meno colte, a dedicarsi alla preghiera e alla meditazione, convinto di aiutarle in tal modo a prendere maggior consapevolezza della propria dignità mediante la memoria dell’amore personale di Gesù. Nel 1769 la congregazione ebbe stabilità giuridica grazie all’approvazione definitiva di papa Clemente XIV. Nel 1771 Paolo della Croce, che da tempo pensava a una comunità di donne che vivessero il medesimo carisma, fondò a Tarquinia, con la collaborazione di Madre Crocefissa Costantini, il primo monastero delle claustrali passioniste. Da questa comunità nel 1815 si svilupparono, per opera della marchesa Maria Maddalena Frescobaldi Capponi, le Suore Passioniste di San Paolo della Croce, congregazione di vita apostolica, consacrata alla missione educativa, con particolare attenzione alle donne segnate da varie forme di violenza e di sfruttamento.

Paolo della Croce morì a Roma il 18 ottobre 1775. Alla sua morte la congregazione era ormai una realtà nella Chiesa e contava dodici “ritiri” con 176 religiosi. Dopo la crisi del periodo napoleonico i passionisti cominciarono a espandersi in Italia e in Europa, attuando un intenso impegno missionario. I processi di canonizzazione si chiusero a Roma nel 1803. La beatificazione si ebbe il 2 agosto 1852 e la canonizzazione il 29 giugno 1867.

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