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Santo del giorno
 

San Vincenzo De'Paoli

27/09/2016 

Vincenzo Depaul (italianizzato poi in De’ Paoli), il grande santo della carità, nacque in Francia presso Dax il 24 aprile 1581 da una famiglia di contadini e fino ai quindici anni rimase occupato nel lavoro dei campi; poi i genitori lo orientarono verso lo stato ecclesiastico, che a quei tempi costituiva l’unica possibilità di promozione sociale per le classi inferiori. Iniziò gli studi presso i francescani nel 1959, poi frequentò l’università a Tolosa per i corsi teologici e nel 1600, a soli diciannove anni, fu ordinato sacerdote (allora le disposizioni del Concilio di Trento in materia non erano ancora operative in Francia). Successivamente, dopo aver conseguito il baccellierato in teologia, proseguì gli studi a Roma. Verso la fine del 1605, durante un viaggio in mare da Marsiglia a Narbona, fu catturato da pirati turchi con altri passeggeri della nave, condotto a Tunisi e venduto a tre diversi padroni. Recuperò la libertà due anni dopo, fuggendo con una piccola imbarcazione attraverso il Mediterraneo insieme al suo ultimo padrone, un rinnegato che era stato convertito da lui e che più tardi ad Avignone fece la sua abiura nelle mani del Delegato Pontificio.

I due raggiunsero quindi Roma, dove Vincenzo si trattenne per circa un anno, tornando poi in Francia, a Parigi, dove fu accolto nel gruppo di anime sacerdotali che il Bérulle preparava per la riforma del clero. Dopo una breve esperienza come parroco a Clichy (per un anno) entrò nella potente famiglia Gondi come precettore di un loro figlio e poi come cappellano per la cura dei contadini delle loro numerose proprietà, rimanendovi fino al 1625, salvo una breve parentesi di sei mesi come parroco di Châtillon-les-Dombes. E proprio in quest’ultima località un giorno gli riferirono che tutti i membri di una famiglia del vicinato erano gravemente ammalati e privi di qualsiasi assistenza. Egli rivolse un appello ai parrocchiani che risposero con generosità e questo suggerì al santo l’idea di fondare una confraternita di persone che si impegnassero ad assistere, a turno, tutti gli infermi poveri della parrocchia. Il 20 agosto 1617 nasceva così la prima “Carità”, le cui associate presero il nome di “Serve dei poveri”. Tre mesi dopo, il santo stendeva il regolamento delle “Compagnie della Carità”, approvato dall’arcivescovo di Lione, in cui venivano posti i punti fondamentali della spiritualità vincenziana: vedere Cristo nel povero e santificarsi nell’esercizio di una carità personale, esercitata spiritualmente e materialmente nel tugurio stesso del povero. Le Serve di Poveri si denominarono poi “Dame della Carità” a Parigi e nelle grandi città. Inizialmente, egli pensava di coinvolgere anche gli uomini in questa attività, ma poi si dedicò unicamente alle “Carità” femminili; quelle maschili sarebbero state realizzate nel 1833 a Parigi – con la denominazione di “Conferenze di S. Vincenzo De Paoli” - da Emanuele Bailly con l’aiuto di sette giovani tra cui il beato Federico Ozanam.

Ma ecco un altro evento importante: sempre nel 1617, il santo tenne nel villaggio di Folleville una predicazione che ebbe un effetto straordinario, tanto che non bastarono i confessori per i fedeli desiderosi di conciliarsi con Dio. Allora la signora Gondi offrì un capitale per finanziare la formazione di una comunità che si impegnasse a predicare periodicamente delle missioni ai suoi contadini. Riuscite vane le ricerche di persone disponibili, Vincenzo si assunse anche quell’impegno, si aggregò alcuni zelanti sacerdoti e cominciò a predicare di villaggio in villaggio. Le missioni ebbero un effetto talmente lusinghiero da indurre la famiglia Gondi ad aumentare il capitale mentre l’arcivescovo di Parigi assegnò a quel gruppo di preti l’antico collegio dei Bons Enfants come sede di una comunità di missionari rurali dedita soprattutto al bene spirituale della povera gente di campagna, allora in completo abbandono. Dopo l’approvazione pontificia, Vincenzo e la sua comunità si spostarono nella più ampia sede del priorato di San Lazzaro, offerta dai religiosi di San Vittore, che diventò presto uno dei centri più attivi di rinnovamento spirituale della Francia. I Preti della Missione (detti anche “Lazzaristi” per la loro casa madre) avevano il compito non solo di predicare al popolo, ma anche di tenere corsi di esercizi spirituali, di animare i seminari e di assistere i carcerati.

La terza fondazione di Vincenzo fu quella delle “Figlie della Carità”: in origine ne facevano parte ragazze di campagna che, desiderose di consacrarsi al servizio dei poveri, erano assegnate alle “Carità” cittadine, dove le Dame trovavano più difficile esercitare personalmente le opere di misericordia proprie della Compagnia. Più tardi, il santo affidò queste giovani a santa Luisa de Marillac perché le istruisse un po’ e le preparasse meglio al lavoro di assistenza ai bisognosi e agli infermi. Con sguardo lungimirante, egli non volle che le Figlie della Carità fossero religiose: «Voi avete per monastero» - diceva loro - «solo le case degli ammalati e quella della superiora; per cella una camera d’affitto, per cappella la chiesa parrocchiale, per chiostro le vie della città, per clausura l’obbedienza… per grata il timor di Dio, per velo la santa modestia!». Nel 1646 l’arcivescovo di Parigi approvava questa nuova comunità. E dopo i poveri vennero affidati a loro i malati degli ospedali, i trovatelli (nel 1638), gli orfani, i forzati (nel 1640), gli anziani e i feriti sui campi di battaglia (nel 1653), insomma ogni sorta di bisognosi. Oggi le Figlie della Carità sono la famiglia religiosa più numerosa della Chiesa (sfiorano i trentamila membri). A San Vincenzo si devono pure iniziative a favore del clero come le “Conferenze del martedì”, l’inizio dei seminari in Francia, la lotta da lui condotta contro il Giansenismo. L’azione per la riforma del clero si fece più diretta quando egli fu chiamato dalla regina Anna d’Austria a far parte del “Consiglio di Coscienza”, che si occupava specialmente della scelta dei vescovi, presieduto dal cardinale Mazzarino con il quale Vincenzo entrò in conflitto perché il prelato disponeva a piacere le nomine dei suoi protetti. Gli ultimi anni furono utilizzati dal santo per fare il tocco definitivo alle sue comunità, che si erano estese anche al di fuori della Francia. Nel giugno 1660 il suo fisico registrò un costante e progressivo indebolimento e il 27 settembre egli moriva serenamente.

Beatificato nel 1729, fu canonizzato da Clemente XII il 6 giugno 1737. Nel 1885 Leone XIII, accogliendo il desiderio di numerosi vescovi, dichiarò Vincenzo patrono universale di tutte le opere di carità che in qualsiasi modo si riferissero a lui. Le spoglie mortali del santo sono conservate nella casa madre dei Vincenziani a Parigi, mentre il suo cuore è esposto in un reliquiario nella cappella in cui l’Immacolata della Medaglia Miracolosa apparve a santa Caterina Labouré (anch’essa Figlia della Carità) nel 1830.

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