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mercoledì 26 febbraio 2020
 
 

Rai, una "Concordia" a Sanremo

21/02/2012  Anticipiamo il Primo Piano di Famiglia Cristiana n. 9, in edicola e in parrocchia da giovedì prossimo.

Geppi Cucciari (copertina e questa foto: Ansa).
Geppi Cucciari (copertina e questa foto: Ansa).

Audience. L’ultima divinità del conformismo di massa. In suo nome tutto è lecito: aprire un festival con la raffica di parolacce e volgarità dei comici Paolo e Luca; esibire la scosciatissima Belen; trasmettere modelli e comportamenti discutibili; abbassare il livello culturale; violare qualsiasi pudore; mandare in onda programmi sempre uguali... E ci fermiamo qui, per amore di patria.

     Ma se tutto ciò contribuisce a innalzaregli ascolti, allora è possibile permettere a una pop star come Celentano di attaccare le due principali testate cattoliche italiane, senza repliche e contraddittorio, per ben due serate a Sanremo, solo perché avevano osato criticare il suo cachet. Gli indici di ascolto, da decenni, sono la stella polare non solo delle Tv commerciali, ma anche del servizio pubblico. Rappresentano il potenziale bacino dei consumi. E, quindi, la misura di tutto. È sulla base dell’audienceche si stipulano i contratti. Fino a offrire l’impunità in cambio di ascolti del 50 per cento.

     La qualità e il gradimento non sono più criteri di valutazione. La Tv non “educa”, non è capace di elevare culturalmente. Ormai, è solo una questione di numeri. Il pubblico televisivo è una moltitudine poco reattiva, pronta ad assorbire tutto. L’abbiamo visto al Festival di Sanremo con le sconclusionate “prediche” di Celentano. Dopo la fantozziana sagra degli errori della prima serata (dal televoto che si inceppa alle canzoni che tardano per il lunghissimo monologo di Celentano, alla mancata messa in onda di spot pubblicitari), la Rai ha inviato in fretta e furia un “commissario” per rimediare.

     Ci saremmo aspettati una “riparazione” per le offese ai due giornali cattolici e al più autorevole critico televisivo italiano. Invece, non una parola dal palco dell’Ariston. Tutti succubi dello strapotere mediatico del “molleggiato”. Anzi, Gianni Morandi, più raggiante di quando appariva nei “musicarelli”, non finiva di ripetere che l’importante era aver conquistato uno share del 50 per cento.

     Cosa volete che importi quel che aveva detto Celentano? Che importa se ci aveva rivolto accuse strampalate, come quella di esser gente che non si cura di Dio, indifferenti ai grandi temi della vita e della morte, indegni del nome che portiamo? Forse ha ragione Geppi Cucciari: «Nessuno deve sapere prima cosa dirà Celentano, e nessuno deve capire dopo cosa ha detto».

     La bravissima comica sarda ha rappresentato all’Ariston l’Italia e le donne che vogliamo. Ha dato un briciolo di dignità a una pessima manifestazione. Tra insulsaggini e farfalline al vento, Geppi ha ricordato Rossella Urru, la volontaria italiana rapita in Algeria il 23 ottobre dello scorso anno, di cui tutti – autorità incluse – pare si siano dimenticati. A forza di inchini all’audience e alle volgarità, anche la “Concordia” della Rai è affondatasugli scogli di Sanremo.

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