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Sarà beato il cardinale Wyszyński, eroe della resistenza al comunismo

03/10/2019  Francesco riconosce le virtù eroiche del primate polacco, amico fraterno di Giovanni Paolo II, che guidò il Paese durante l’occupazione e le persecuzioni del comunismo ed ebbe un ruolo decisivo nel conclave del 1978 che elesse papa Wojtyla

Sono cinque i prossimi nuovi beati della Chiesa. Tra di loro spicca il cardinale Stefan Wyszyński (1901-1981), arcivescovo metropolita di Varsavia e primate di Polonia, coraggioso testimone della fede sotto il nazismo e durante le persecuzioni del regime comunista polacco. Papa Francesco in occasione dell’udienza al cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha autorizzato il Dicastero a promulgare i relativi Decreti.

Saranno beatificati anche il sacerdote diocesano calabrese don Francesco Mottola, fondatore dell’Istituto Secolare delle Oblate del Sacro Cuore (1901-1969), e tre laici: la giovane romagnola Alessandra Sabattini, della Comunità Papa Giovanni XXIII (1961-1984), e due martiri, lo spagnolo Giovanni Roig y Diggle, ucciso a 19 anni durante la guerra civile in Spagna nel 1936, e la laica brasiliana Benigna Cardoso da Silva, uccisa a 33 in Brasile nel 1941.

Con il riconoscimento delle virtù eroiche diventano Venerabili Servi di Dio: Augusto Cesare Bertazzoni, arcivescovo titolare di Temuniana, già vescovo di Potenza e Marsico (1876-1972); il sacerdote francese Giovanni Luigi Querbes, fondatore della Congregazione dei Chierici Parrocchiali o Catechisti di San Viatore (1793-1859); la religiosa spagnola Maria Francesca del Bambino Gesù (al secolo: Maria Natividad Sánchez Villoria), monaca professa dell’Ordine di Santa Chiara (1905-1991).

Il ruolo "decisivo" nel Conclave che elesse Papa Karol Wojtyla

Il cardinale Wyszynski fu grande amico di San Giovanni Paolo II ed ebbe un ruolo decisivo nel Conclave che lo elesse Papa il 16 ottobre 1978. Qualche ora prima della fumata bianca, Wyszynski si avvicinò a Wojtyla e disse: ”Se ti scelgono come Papa, ti prego, non rifiutare”. Wyszynski avvertiva evidentemente che stava per compiersi un fatto eccezionale nella storia della Chiesa. Sentiva che il Cardinale da lui “protetto”, Karol Wojtyla, arcivescovo di Cracovia, allora soltanto cinquantottenne, sarebbe stato il primo non italiano elevato al pontificato dopo 455 anni. E così fu. Giovanni Paolo II quel giorno divenne il primo Papa polacco e slavo.

Si racconta anche che il vero regista della sua elezione fu l´arcivescovo di Vienna, Franz Koenig, un uomo dalla statura imponente. Fu lui ad avvicinare Wyzynski, dicendogli: «Forse la Polonia ha un suo candidato». L´anziano cardinale equivocò: «Ma se io lasciassi il mio paese sarebbe un trionfo per i comunisti». Koenig, imbarazzato, si spiegò meglio: "C´è anche un´altra persona…». L´altra persona era l´arcivescovo di Cracovia Wojtyla. Tra i due c’era un rapporto di profonda amicizia. Giovanni Paolo II fece spesso riferimento alla sua figura e ne lodò il coraggio. Fu lui nel 1989 ad aprire il processo di canonizzazione.

I fedeli polacchi lo considerano quasi un “padre della Patria” perché lo riconoscono come la figura che salvò la Chiesa e la nazione nell’oscuro periodo dell’occupazione sovietica, difendendo i cristiani dalle persecuzioni attuate dal governo comunista in odio alla fede. A Wyszyński è stata intitolata l'Accademia Teologica Cattolica di Varsavia, ribattezzata Università Cardinale Stefan Wyszyński mentre nel 2000 fu girato un film sulla vita e sulla prigionia di Wyszyński, Il Primate - Tre Anni di Mille, diretto da Teresa Kotlarczyk. Il primate polacco ebbe una vita tormentata.

Da giovane prete, figurava nella lista dei religiosi considerati pericolosi dalla Gestapo e destinati alla deportazione nei campi di concentramento. La stessa lista che recava il nome di Massimiliano Kolbe, ucciso ad Auschwitz nel 1941.

La sua resistenza e forza morale emerse durante le persecuzioni dell’autorità comunista contro la Chiesa polacca e le sue attività nei primi anni ‘50: scuole, ospedali, giornali furono chiusi o assunti dal governo. Sacerdoti e religiosi venivano incarcerati senza un vero processo, il più delle volte finiti assassinati.

Nel 1952 Pio XII nominò Wyszyński cardinale ma gli fu impedito di recarsi a Roma. L’anno dopo, nel 1953, il governo comunista promulgò una legge che prevedeva il controllo delle nomine ecclesiastiche, imitando un processo applicato nell’Unione Sovietica dopo la rivoluzione.

Wyszyński morì a Varsavia il 28 maggio 1981 e Wojtyla non potè partecipare al suo funerale che fu un evento nazionale perché ricoverato al Policlinico Gemelli dopo l'attentato del 13 maggio. Inviò comunque una lettera alla nazione polacca con la quale indisse trenta giorni di raccoglimento e di preghiera per meditare sulla «figura dell’indimenticabile Primate» e «il suo insegnamento, il suo ruolo in un così difficile periodo della nostra storia». Il corpo di Wyszyński riposa oggi presso la Basilica arcicattedrale di San Giovanni Battista a Varsavia.

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