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Save the children: in Italia mancano gli asili nido, il Governo pensi all'infanzia

07/09/2019  La povertà educativa comincia ancora prima dell'ingresso a scuola. Le disuguaglianze nell'acquisizione di competenze e conoscenze si formano già quando i bambini sono molto piccoli. E' quanto emerge nell'ultimo rapporto dell'associazione umanitaria "Il miglior inizio-Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita".

(Foto di Joshua Baker per Save the children)

Le disuguaglianze educative tra i bambini cominciano molto prima dell'ingresso nella scuola. In fatto di acquisizione di capacità e competenze, il divario si scava già nei primissimi anni di vita. Eppure, queste disuguaglianze non sono inevitabili: potrebbero essere colmate ad esempio grazie alla frequentazione dell'asilo nido. Cosa che, purtroppo, in Italia non è un fatto così scontato. Nel nostro Paese infatti solo un bambino su dieci può accedere a un asilo nido pubblico, con punte negative in regioni come Calabria e Campania dove rispettivamente solo il 2,6% e il 3,6% dei bambini frequenta un asilo pubblico. In generale, all'asilo o ai servizi integrativi per l'infanzia (pubblici o privati) accede solo un bambino su quattro. 

E' la fotografia della condizione dell'infanzia e della povertà educativa che emerge dal rapporto "Il miglior inizio-Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita" stilato dalla Ong Save the children in corrispondenza con l'inzio del nuovo anno scolastico. L'indagine è stata condotta in dieci città e province italiane, in collaborazione con il Centro per la salute del bambino, insieme all'Istituto degli Innocenti e all'Università di Macerata, e ha coinvolto 653 bambini di età compresa tra i 3 annio e mezzo e 4 anni e mezzo. Perr valutare le loro competenze, i bambini sono stati sottoposti ai quesiti dello strumento Idela (International development and early learning assessment) sviluppato da Save the children international nel 2014 e usato in più di 40 Paesi del mondo, cher fa riferimento alle acquisizioni in quattro aree: fisico-motorio, linguistico, matematico e socio-relazionale.

I bambini che hanno frequentano l'asilo nido hanno risposto in modo appropriato al 47% dei quesiti, contro il 41,6% di quelli che non lo hanno frequentato. La differenza si approfondisce ancora di più per i minori provenienti da famiglie in situazione di fragilità socio-economica. Determinante, a livello di risultati, risulta essere anche la durata della frequenza del nido. Purtroppo, l'Italia è ancora carente e lontana dagli obiettivi dell'Unione europea, che mira a garantire ad almeno il 33% dei bambini fino a 3 anni l'accesso al nido o ai servizi integrativi per l'infanzia.

Un altro dato interessante che emerge dal rapporto: una mamma che lavora rappresenta non un fattore di svantaggio ma, al contrario, di protezione e di stimolo rispetto alla povertà educativa del bambino. Ciò che risulta determinante è la qualità del tempo che un genitore trascorre con il proprio figlio: se, ad esempio, la famiglia dedica del tempo ad attività come la lettura insieme, la musica, il gioco all'aperto. In una famiglia in condizione di svantaggio socio-economico, la qualità del tempo trascorso con i genitori cambia notevolmente il livello di povertà educativa di un figlio: i bambini che leggono almeno due volte a settimana libri per l'infanzia con i genitori rispondono in modo appropriato al 42% delle domande, a fronte del 36,8% di quelli che non leggono quasi mai. 

«La prima infanzia è un periodo cruciale della vita, quando si inizia a scoprire il mondo, se stessi e gli altri», ha affermato Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the children. «E' fondamentale che il nuovo Governo assuma tra le proprie priorità quella dell'investimento nell'infanzia a partire dai primi anni di vita promuovendo in Italia un'agenda per la prima infanzia, che preveda un piano organico di interventi di sostegno alla genitorialità, servizi educativi di qualità e accessibili a tutti, misure di welfare familiare, lotta alla povertà economica ed educativa, sostegno all'occupazione femminile e conciliazione tra lavoro e famiglia».

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