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Benessere

Scompenso cardiaco, come riacquistare il giusto ritmo

15/01/2016  Si tratta di un disturbo che condiziona pesantemente la qualità della vita. È la manifestazione clinica dell’incapacità del cuore a pompare sangue in maniera adeguata alle esigenze dell’organismo. Tutte le terapie che possono rimetterci in sesto.

"Epidemia del secolo”. Così è stato definito lo scompenso cardiaco in un recente incontro che si è tenuto all’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano e in cui si è riflettuto e discusso sulla diffusione di questa malattia, sulle innovazioni tecnologiche per la sua cura e sulle prospettive di ricerca clinica.
«In effetti, lo scompenso cardiaco è in aumento e, paradossalmente, questo accade principalmente perché oggi ci curiamo meglio», afferma Valeria Calvi, professore associato di Cardiologia all’Università e responsabile dell’Uo di Aritmologia dell’azienda ospedaliera universitaria Policlinico “Vittorio Emanuele” di Catania. «Il successo che si è ormai raggiunto nelle tecniche per la cura di importanti malattie cardiache (cardiopatia ischemica, alterazioni delle valvole cardiache, alcune cardiomiopatie, cardiopatie congenite) ha diminuito drasticamente la mortalità, ma nello stesso tempo ha creato una nuova popolazione di pazienti che, in conseguenza dell’episodio acuto, presenta delle alterazioni nella funzionalità del cuore. A ingrossare le fila di questa nuova popolazione si aggiungono coloro che hanno affrontato con buon esito una patologia tumorale, per la cui cura però è stato necessario il ricorso a farmaci cardiotossici.
Infine, va considerato che lo scompenso cardiaco è una patologia dell’età avanzata ed è quindi naturale che, con la crescita dell’età media della popolazione, subisca un aumento anche l’incidenza di questa malattia».
Un disturbo che condiziona pesantemente la qualità della vita. Lo scompenso cardiaco è la manifestazione clinica dell’insufficienza cardiaca, cioè l’incapacità del cuore a pompare sangue in maniera adeguata alle esigenze dell’organismo. «Il sintomo principale è la dispnea, cioè l’affanno», spiega la specialista. «Dapprima compare quando il paziente compie uno sforzo abbastanza intenso, ma, col progredire della malattia, inizia a compromettere anche attività molto semplici, come lavarsi o camminare, per arrivare a manifestarsi persino in condizioni di riposo. Qualche volta, anzi, quando si è sdraiati il disturbo è talmente intenso da costringere la persona a dormire seduta». Si tratta di una malattia cronica e, a tutt’oggi, non del tutto curabile. È possibile, tuttavia, rallentarne la progressione, in modo da ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita.
Il primo approccio terapeutico è quello farmacologico. «I farmaci utilizzati sono diversi, in genere combinati tra loro: Ace-inibitori, sartani, betabloccanti, diuretici», aff erma la professoressa Calvi. Quando i farmaci sono ineffi caci o si dimostrano insuffi cienti, oggi si può contare sulla tecnologia: «Soprattutto in pazienti affetti da scompenso che hanno una riduzione dell’attività contrattile del cuore al di sotto di una certa soglia, e che sono stati identificati a rischio di aritmie maligne, è opportuno l’impianto di un device», spiega la specialista. «Si tratta di un defibrillatore in grado di riconoscere le aritmie cardiache e di interromperle quando si presentano. Lo stesso dispositivo funziona anche come pacemaker, intervenendo ogni qualvolta il cuore del paziente abbia un rallentamento o un arresto. Si tratta pertanto di un dispositivo salva vita».
In alcuni pazienti l’insuffi cienza cardiaca si manifesta con una particolare alterazione: le due camere cardiache (il ventriloco destro e il ventriloco sinistro) si contraggono in maniera asincrona, prima uno e poi l’altro, e questo influisce in modo ulteriormente negativo sulla funzionalità del cuore: «Oggi anche per questo tipo di pazienti si ha una risposta adeguata, con la terapia di re-sincronizzazione», spiega ancora l’esperta. «È stato messo a punto, infatti, uno speciale device in grado di inviare impulsi elettrici opportunamente modulati alle due camere cardiache in modo che si contraggano simultaneamente».
I device si impiantano sotto la pelle, in anestesia locale, attraverso una piccola incisione sotto la clavicola.
I risultati sono ottimi: «L’impianto del dispositivo consente alla maggior parte dei pazienti di tornare a svolgere le normali attività in modo pressoché immediato», sottolinea la professoressa Calvi. «In alcuni casi è possibile anche ridurre i dosaggi della terapia farmacologica, che va comunque mantenuta ». Un adeguato stile di vita può contribuire ad alleviare alcuni sintomi presenti a tutti gli stadi dello scompenso cardiaco: riduzione della quantità di sale assunta con la dieta (l’eccedenza di sodio porta l’organismo a trattenere liquidi, peggiorando i sintomi dello scompenso); apporto di liquidi costante e ridotto; attività fisica moderata (quella aerobica è ottima per rinforzare il cuore).

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