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giovedì 20 giugno 2019
 
 

Quei "prof" eccellenti ma "rimandati" dalla spending review

22/08/2013 

Uno dei classici della riapertura scolastica è il balletto di supplenti. Moltissimi istituti di ogni ordine e grado con le cattedre vacanti e non coperte da titolari di ruolo vedono avvicendarsi i professori supplenti nelle varie classi. E anche quest’anno il balletto si ripete, con buona pace della continuità didattica. Tra l'altro il Miur, acronimo del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha deciso di rinunciare ad assumere duemila professori vincitori dell’ultimo concorso a cattedra. I docenti esclusi dovranno attendere il prossimo anno, rischiando di finire come in un frullatore insieme con altri docenti vincitori del concorso successivo nella graduatoria prossima ventura (entro due anni, tre al massimo).

 E tutto questo nonostante questi giovani laureati desiderosi di entrare nel mondo della scuola abbiano superato la durissima prova del “concorsone” (cui hanno partecipato ben 200 mila candidati), che prevede tre verifiche scritte e due colloqui orali. Per loro niente ruolo a breve termine. Il gioco al ribasso condotto dal ministero dell’Istruzione (dietro il quale si celavano le direttive del ministero dell’Economia, ovvero la famigerata “spending review”) aveva già portato a drastici tagli di posti con la concessione di poco più di 11.200 immissioni in ruolo per il 2013. La metà di quelle previste dal decreto interministeriale del 3 agosto 2011 (che già era stato considerato da molti draconiano). Di questi 11 mila fortunati, 7.351 dovevano salire in cattedra il primo settembre prossimo, i rimanenti all’inizio del 2014. Ma il ministero ha deciso di spostare duemila delle 7.351 cattedre di ruolo di là da venire. Spingendo il futuro di 2 mila giovani professori più in là.

Ancora una volta la scuola italiana è vittima della discrepanza tra i posti messi a concorso e quelli che effettivamente vengono assegnati ai ruoli.  E se genitori e studenti pensano che il problema sia confinato a docenti e precari e in fondo  non li riguarda, si sbagliano di grosso. Perché a rimetterci sono soprattutto gli studenti e le loro famiglie. Ci sono alunni che vedono un professore a inizio anno ma sanno che l’anno prossimo non lo avranno più insieme con il suo stile di insegnamento, di conoscenza dei suoi problemi, del modo con cui ha affrontato il programma scolastico.

 
 
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