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mercoledì 20 novembre 2019
 
Colloqui col Padre
 

Se il parroco chiede ai genitori il "catechismo fai da te"

27/11/2018 

Caro Padre, sono la nonna di una bimba di 7 anni che quest’anno inizia il percorso biennale di catechismo per ricevere l’Eucaristia. Nella riunione coi genitori il parroco, non più giovanissimo, ha comunicato che, anche per mancanza di catechisti, il catechismo ai bimbi dovranno farlo i genitori stessi. Ci saranno alcune riunioni alla domenica pomeriggio coi genitori e qualche incontro con i bimbi, ma i genitori dovranno fare il resto. Confesso di essere perplessa: questa scelta mi pare presenti parecchi pericoli per l’ortodossia. C’è già anche troppa “religione fai da te”.

Se cerco i risvolti positivi li posso trovare: maggiore coinvolgimento dei genitori e percorso comune genitori-figli, scoperta o riscoperta della propria fede da parte dei genitori, incentivo a una frequenza religiosa per essere d’esempio ai figli. Vedo tuttavia anche grossi rischi: trasmissione di errori teologici/antropologici, perdita di collegamento con la comunità parrocchiale, autoreferenzialità della fede, deriva protestante, possibile incoraggiamento al relativismo etico. Negli anni 70-80 a Bologna, la nostra città, i catechisti erano preparati da percorsi di formazione impegnativi e costanti. Non posso pensare che il catechismo dei bambini, la Chiesa di domani, sia equiparato alla manutenzione e alle pulizie della chiesa fatte da volontari. Le parrocchie potrebbero essere anche un luogo di lavoro. Come esistono sacrestani non potrebbero esserci insegnanti di religione/catechisti professionisti con diploma in teologia e specifica preparazione?

CHIARA NIPOTI

Anch’io sono perplesso, cara Chiara. Soprattutto perché la prima comunicazione della fede dovrebbe passare comunque dalla famiglia e poi crescere con la catechesi parrocchiale. Forse è soprattutto un modo per coinvolgere e responsabilizzare di più i genitori nell’educazione religiosa. Rimane il problema della mancanza di catechisti, unito a quello della loro preparazione. Certo, i sussidi non mancano, anche se i testi della Cei andrebbero aggiornati. La soluzione di avere dei professionisti stipendiati sembrerebbe ridurre la catechesi a un “mestiere” e non a una missione o a una testimonianza da chi è già adulto nella fede. Tuttavia, nella misura in cui è condivisa dalla comunità (anche economicamente) e manifesta l’importanza che i ragazzi abbiano un’adeguata istruzione nella fede, non è così assurda. Si tratta forse di trovare il giusto equilibrio tra i valori della disponibilità e del volontariato da una parte e, dall’altra parte, quelli della serietà e della solidità dei contenuti.

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