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mercoledì 15 luglio 2020
 
L'iniziativa del Presidente
 

Se Mattarella stringe la mano ai piccoli cinesi in tempi di mascherine

06/02/2020  Visita a sorpresa del Presidente della Repubblica all'Istituto comprensivo statale 'Daniele Manin', una scuola di Roma del quartiere Esquilino, uno dei più multietnici della capitale e con un alto tasso di alunni cinesi. Un gesto distensivo e una lezione di inclusione, anche contro la psicosi da virus.

“Una stretta di mano vale più di un contratto” si usa dire. Da sempre è così. Se alla stretta di mano si associa poi una visita cortese e un sorriso, quei gesti valgono più di un discorso ufficiale, di un importante, solenne impegno pubblico.  

 E’ quello che ha fatto stamattina, con semplicità e del tutto fuori agenda,  il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la sua visita a sorpresa all'Istituto comprensivo statale 'Daniele Manin', una scuola di Roma del quartiere Esquilino, uno dei più multietnici della capitale e con un alto tasso di alunni cinesi.  Il Capo dello Stato, accompagnato dalla figlia Laura,  ha salutato i bambini di una classe delle elementari che stavano seguendo una lezione sull’amicizia e la pace. “Amicizia e pace sono fondamentali e voi lo sapete. Auguri ragazzi”, ha detto Mattarella agli alunni. In un'altra aula ha preso un mappamondo in mano per commentare il romanzo “I Viaggi di Gulliver”,  usato dall’insegnante, un modo “per imparare a stare insieme tutti”. All’uscita sventolio di fazzoletti tricolori e l’omaggio di un cartellone al presidente sul quale i bambini avevano scritto: “La scuola è di tutti”.  Una visita informale, graditissima che ha galvanizzato alunni e professori della scuola romana.

Ma non solo: si è trattato di un gesto simbolico distensivo, di quelli a cui ci ha abituato Mattarella, non solo nei confronti della Chinatown che vive nella Capitale, ma verso tutta la nutrita comunità cinese presente da anni nel nostro Paese, in questi giorni oggetto di odiosi sospetti e di più d’un episodio discriminatorio per via della psicosi Coronavirus. E una piccola lezione a tutti noi.

  Già domenica scorsa il Capo dello Stato aveva voluto inviare un messaggio di solidarietà al presidente cinese Xi Jinping e di disponibilità alla collaborazione per far fronte comune contro l’emergenza Coronavirus. Ma questa visita privata vale davvero più di tante battaglie contro la “pandemia” del sospetto, contro il virus dell’ignoranza che si propaga come e più velocemente delle vere malattie. Perché in questi giorni si stanno moltiplicando gli episodi di psicosi da contagio. Una caccia all’untore “giallo” che sta arrecando danni importanti alle comunità cinesi e alle loro attività economiche, ma anche avvelenando le nostre comunità. Molte notizie false, ma vere idiozie sul virus, “l’infodemia” per dirla con un neologismo coniato ad hoc, sono diventate fake news amplificate  dai megafoni digitali dei social, creando allarmismi del tutto ingiustificati e proliferazioni di bufale pericolose per la convivenza pacifica. Ne ammazza di più il pregiudizio e l’ignoranza, diceva quel tale.

Nei giorni scorsi i governatori  leghisti di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia hanno preso la penna in mano per scrivere una lettera al Ministero della Salute, chiedendo che i minori di ritorno dal Paese asiatico fossero esclusi dalle scuole per un periodo “d’osservazione” di 14 giorni, anche “in risposta all’ansia dei genitori di bambini più piccoli”.  La replica dell'Istituto Superiore di Sanità non s’è fatta attendere per chiudere subito la questione: le misure adottate rispetto ai pericoli legati al coronavirus  “tutelano la salute dei bambini e della popolazione”.  Punto.

Il presidente Mattarella non è certo intervenuto nel dibattito, ma con la sua visita ha ancora una volta dato preziosa lezione di “profilassi culturale” e di inclusione, ancor prima che ai piccoli studenti di una scuola romana, a famiglie e adulti di quest’Italia, anche a quelli più “in ansia”. Perché un presidente che stringe piccole mani invece che farsi un selfie con la mascherina fa la differenza.  

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