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giovedì 28 maggio 2020
 
il caso
 

Se si deve noleggiare un jet per portare in vigna le braccianti dalla Romania

20/05/2020  E poi qualcuno dice che gli stranieri rubano il lavoro agli italiani. Le peripezie di un noto produttore vitivinicolo altoatesino che per far arrivare le sue otto lavoratrici stagionali dall'Est Europeo ha dovuto noleggiare un aereo privato. Alla faccia dei "corridoi verdi".

Le stagionali rumene in vigna
Le stagionali rumene in vigna

Mancano i vignaioli in vigna? “E’ come se in un concerto alla  Scala mancassero i violini”. E’ efficace la metafora che Martin Foradori Hofstätter, titolare della rinomata omonima azienda vitivinicola di Termeno, in Alto Adige, usa per spiegare quanto possa essere compromettente l'assenza di otto esperte collaboratrici  stagionali,  in questo periodo di “potatura a verde” della vite.  

   Ecco la vicenda in sintesi. Qualche giorno fa, costatata l’impossibilità di far arrivare le sue lavoratrici rimaste bloccate al confine con l’Ungheria, mentre si stavano dirigendo in pullman in Alto Adige, come da dieci anni a questa parte, dopo giorni di inutili trattative e insormontabili pastoie  burocratici, Hofstätter ha mandato tutti a quel paese e ha  noleggiato, a spese sue ben s’intende,  un jet privato  col quale ha portato a Bolzano le donne, che ora sono finalmente al lavoro nella sua tenuta.  L’ennesima cronaca di ordinaria burocrazia. Aggravata dal lockdown che impedisce il libero transito dei lavoratori in Europa. Risolta in modo, a dir poco, non convenzionale e affatto economico da un caparbio imprenditore.

     Per ora le vigne della tenuta Hofstätter sono salve, ma la questione è seria. Secondo le stime della Coldiretti con la chiusura delle frontiere nell’Unione europea, a causa della pandemia, manca quasi un milione di stagionali per le campagne di raccolta nei principali Paesi agricoli. E la situazione più grave è in Italia dove a rischio – sottolinea Coldiretti – c’è più di un quarto del made in Italy a tavola che viene raccolto nelle campagne da mani straniere con 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero, fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore". Anche per questo, e non solo per dare dignità ai lavoratori sfruttati dei campi,  pochi giorni fa nel decreto “Rilancio” è stata inserita la regolarizzazione degli stranieri con permesso di soggiorno scaduto. Ma che fine hanno fatto le cosiddette “corsie verdi” che avrebbero dovuto  agevolare questi transiti? Che ne è  delle indicazioni pubblicate  appositamente dalla Commissione europea qualche settimana fa per consentire ai migranti di soddisfare la domanda enorme di lavoro stagionale che rischia di restare inevasa nei campi dei Paesi dell’Europa occidentale a causa delle misure nazionali anti-coronavirus?

   E sì che  la nota in merito della Commissione parlava chiaro: “Per quanto riguarda i lavoratori stagionali, in particolare del settore agricolo gli Stati membri sono invitati a scambiarsi informazioni sulle loro diverse necessità a livello tecnico e a stabilire procedure specifiche per garantire il passaggio agevole di tali lavoratori, al fine di poter rispondere alle carenze di manodopera causate dalla crisi. I lavoratori stagionali del settore agricolo svolgono in determinate circostanze mansioni fondamentali di raccolta, impianto e cura delle colture. In tali situazioni gli Stati membri dovrebbero riservare a tali lavoratori lo stesso trattamento riservato ai lavoratori che esercitano professioni critiche e comunicare ai datori di lavoro la necessità di prevedere un'adeguata protezione della salute e della sicurezza”. In altre parole: si agevolino i passaggi per gli stagionali come s’è fatto  per il personale medico. E per questo si doveva attivare pure un Comitato tecnico per la libera circolazione dei lavoratori e per eliminare gli ostacoli tra Paese e Paese.

   Insomma tutto, sulla carta, avrebbe dovuto funzionare. Perché allora le collaboratrici rumene si sono viste negare il permesso  di transito per l’Italia e hanno dovuto fare dietrofront? E quanti altri imprenditori del settore  si sono trovati o si trovano nelle stesse critiche condizioni del  produttore altoatesino famoso per i suoi Pinot Nero e Gewürztraminer?  Non si tratta in questo caso di richiesta di finanziamenti a fondo perduto, prestiti o  sconti erariali, ma di far funzionare  meccanismi  già previsti, attuare con buonsenso e  celerità giuste direttive.  Hofstätter spiega, sconsolato,  che  “all’estero le associazioni di categoria sono riuscite ad attivare un ponte aereo senza tante chiacchere, ai collaboratori stagionali è stata concessa anche la possibilità di attuare la cosiddetta "quarantena attiva" lavorando in piccoli gruppi in vigna, isolati da altri collaboratori locali, nel rispetto delle misure di sicurezza.  In Germania le procedure sono molto più chiare e snelle.  In Italia non siamo stati capaci nemmeno di copiare le misure intelligenti messe in atto da altri Paesi della Comunità Europea”.

La vicenda, ce ne fosse ancora bisogno, insegna un’ultima cosa: che non è vero che i lavoratori stranieri (stavolta comunitari) rubano buste paga agli italiani disoccupati, come ancora la propaganda anti-immigrati della Lega ripropone un giorno sì e l’altro pure. Il nostro imprenditore ci ha provato a cercare tra gli altoatesini, come racconta  egli stesso: “ma chi abbiamo ingaggiato per fare una prova – ammette -  dopo due ore se ne è andato “perché il lavoro era troppo faticoso!”.  Con buona pace di chi da' ancora fiato alla bufala degli stranieri usurpa-lavoro.    

 

 

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