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Benessere

Sigaretta elettronica: perché non è innocua

30/11/2017  Uno studio realizzato da un gruppo di ricerca multidisciplinare coordinato da Moreno Paolini dell’Università di Bologna rivela infatti le insidie nascoste dietro lo strumento tanto alla moda.

Sembrava il fumo sano, la bionda che non fa male, il miracolo tecnologico capace di sposare vizio e salute, quasi che a fumarla – o meglio a svaparla – anziché inalare veleni ci si facesse un aerosol.

Quando è arrivata in Italia, dieci anni fa, la sigaretta elettronica si era presentata come la panacea dei tabagisti: niente combustione, niente catrame, solo vapore e piacevolissimi aromi capaci di sedurre anche i non fumatori. Facendosi elettronica, la sigaretta era riuscita a riconquistarsi il rispetto dell’opinione pubblica e con la sua nuova aria innocua aveva fatto un trionfale ritorno in quei luoghi da dove era stata appena esiliata.

Mentre i pacchetti di sigarette si riempivano di immagini terrificanti e i tabagisti venivano cacciati anche dagli spazi pubblici all’aperto, la e-cig diventava un accessorio permanente come il telefonino, capace di accompagnare giorno e notte fumatori penitenti e curiosi attratti dalla nuova moda, dai prezzi contenuti e dall’innovativo design.

Sembrava proprio che gli unici a parlare male della sigaretta elettronica potessero essere le multinazionali del tabacco: a spezzare l’incantesimo, però, arriva adesso uno studio realizzato da un gruppo di ricerca multidisciplinare coordinato da Moreno Paolini dell’Università di Bologna. I risultati della ricerca – pubblicati recentemente su Scientific reports - Nature – rivelano infatti le insidie nascoste dietro lo strumento tanto trendy, smascherandone la natura potenzialmente cancerogena. E non solo per chi lo usa.

«La sigaretta elettronica, nel corso degli anni, potrebbe indurre neoplasie», spiega il professor Paolini. «Ma indubbiamente», aggiunge subito, «dipende dall’uso che se ne fa».

Certo i danni provocati dalla e-cig non sono paragonabili a quelli della sua vecchia collega: «Alcuni studi indicano una riduzione degli effetti tipici della sigaretta convenzionale e una diminuzione dell’uso del tabacco». Se lo scopo della sigaretta elettronica fosse quindi solo quello di aiutare a smettere di fumare o quantomeno a fumare di meno, potrebbe essere davvero molto utile. Il problema è che oggi a svapare non sono solo accaniti fumatori, ma anche persone che non hanno mai fumato, come gli adolescenti – che peraltro sembra abbiano poi una maggiore attitudine a passare alle sigarette convenzionali – e persino donne in stato di gravidanza, seguaci di una moda incoraggiata anche dalle limitate restrizioni sotto il profilo legale.

«Innanzi tutto va detto che c’è una grande varietà di liquidi che vengono utilizzati, che spesso arrivano da Paesi al di fuori dell’Unione europea», continua Paolini: «La sigaretta elettronica non produce vapore acqueo, bensì uno svapato contenente, sia pure in quantità minore, molte delle sostanze cancerogene presenti nella sigaretta tradizionale, come nitrosammine, idrocarburi policiclici aromatici, acroleina, acetaldeide e formaldeide». Quest’ultima, peraltro, in certe condizioni, sarebbe prodotta nel vapore della sigaretta elettronica in quantità addirittura maggiore rispetto alla sigaretta tradizionale.

«Si tratta di sostanze molte delle quali classificate come cancerogene per l’uomo dalla Iarc di Lione, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro». Proprio da questi dati è partita la ricerca condotta da Paolini, che ha coinvolto non solo l’Università di Bologna, ma anche quelle di Parma e Firenze e il Cnr di Pisa: uno studio, peraltro, interamente finanziato dalle Università stesse, non avendo ricevuto alcun contributo ministeriale. «La domanda che ci siamo posti è stata: le sostanze che vengono generate svapando la sigaretta elettronica una volta inalate e metabolizzate dall’organismo possono determinare effetti tossici che aumentano il rischio di cancro»?

La risposta è stata purtroppo positiva: queste sostanze sono infatti in grado di mutare il Dna e conseguentemente aumentare il rischio di contrarre tumori. «Sia chiaro, le mutazioni del Dna non portano automaticamente al cancro: la pericolosità sta nel loro accumulo nel corso degli anni, soprattutto a carico di alcuni geni denominati proto-oncogeni, oncosoppressori e geni modificatori, che codificano proteine che regolano finemente il ciclo cellulare, la sopravvivenza e il differenziamento cellulare». D’altra parte il fumatore non vive in un sistema isolato, e – come tutti – viene esposto quotidianamente a molte molecole cancerogene, che purtroppo si trovano nell’aria o nel cibo che mangiamo.

«Il problema pertanto è la somma di queste molecole che aggrediscono le cellule: il nostro organismo è sì dotato di meccanismi che difendono l’integrità del Dna, ma si tratta di sistemi enzimatici, sottoposti a saturazione».

Insomma abbiamo un numero limitato di danni che le nostre difese possono riparare, e nel momento in cui le sottoponiamo ad alte dosi di sostanze nocive, non sono più in grado di difenderci.

«La sigaretta elettronica, sia pur in misura minore rispetto a quella tradizionale, aumentando le sostanze cancerogene a cui siamo esposti quotidianamente tende a saturare i nostri meccanismi di difesa». Ma non finisce qui. Perché a poter contrarre malattie non è solo chi svapa: anche la sigaretta elettronica, infatti, presenta dei forti rischi per il fumo passivo, responsabile oggi di circa il 10 per cento dei casi di tumore al polmone.

«Per questo sarebbe importante che da una parte fossero comunicati i rischi ai fumatori e dall’altra venissero poste le stesse restrizioni della sigaretta convenzionale a tutela dei tanti non fumatori». Un altro fattore di rischio, è infine dovuto alla manipolazione della e-cig: «Il fumatore, oggi, ha la possibilità di personalizzare la sigaretta elettronica non solo scegliendo i componenti, ma anche variando parametri come la resistenza e il voltaggio. Tutti questi fattori concorrono alla generazione maggiore o minore delle sostanze nocive». La personalizzazione della sigaretta elettronica porta dunque a una personalizzazione degli effetti tossicologici. Se servono maggiori restrizioni in merito ai luoghi dove possa essere consentito svapare, questo vale dunque anche per i limiti entro cui l’utilizzatore può, agendo in autonomia sul proprio dispositivo, modificare la propria esperienza di svapo.

«Il punto», conclude il tossicologo, «è che ci muoviamo ancora su un terreno in gran parte inesplorato, e le conseguenze a lungo termine non sono tuttora prevedibili». Proprio per questo l’équipe guidata dal professor Paolini è già al lavoro su una nuova importante ricerca, che tenterà di fare luce sulle altre insidie nascoste dietro la colorata sigaretta che va tanto di moda, nata “in odore di sanità”.

QUALCHE CURIOSITÀ

LA STORIA. Il primo vero brevetto risale al 1965 ed è opera dell’americano Herbert A. Gilbert, ma è solo 40 anni dopo che un farmacista cinese, Hon Lik, sfruttando una tecnologia a ultrasuoni ha inserito sul mercato il primo prodotto commerciale.

COME FUNZIONA. Quando l’utilizzatore accende la e-cig viene alimentata una resistenza contenuta all’interno del vaporizzatore che riscalda un liquido composto da acqua, glicole propilenico, glicerina, aromi e nicotina. Il liquido viene vaporizzato senza passare dal processo di combustione, e questo impedisce la formazione di catrame e monossido di carbonio: le due sostanze più nocive prodotte dal fumo di tabacco.

COME È FATTA. La sigaretta elettronica è composta da un serbatoio che contiene il liquido, un atomizzatore che lo trasforma in vapore e una batteria. La sua durata è praticamente illimitata, ma dopo un paio di anni la batteria e l’atomizzatore vanno cambiati. Il prezzo del kit iniziale oscilla, a seconda dei modelli, dai 15 ai 50 euro, mentre la cartuccia di liquido costa in media 6 euro e dura circa 10 giorni.

IN ITALIA. A differenza della sigaretta tradizionale, si può utilizzare anche nei luoghi pubblici ma non nei locali chiusi, nelle scuole, in treno o in aereo. La vendita delle cartucce contenenti nicotina è vietata ai minori di 18 anni.

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