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mercoledì 05 agosto 2020
 
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E Martin Scorsese dà voce ai "cristiani nascosti" del Giappone

01/12/2016  L'ultimo film del regista statunitense, "Silence", racconta alcuni momenti della persecuzione imperiale che nella prima metà del XVII secolo diede origine al fenomeno dei Kirishitan, i cosiddetti “cristiani nascosti”. Una storia che è stata proiettata in anteprima in Vaticano. E che è piaciuta molto a papa Francesco

L’annuncio del nuovo film di Martin Scorsese è un’emozione forte per gli appassionati di cinema. Se poi la pellicola viene mostrata in anteprima in Vaticano, prima a una comunità di 400 gesuiti e poi, in una proiezione blindatissima, allo stesso papa Francesco circondato da una platea costituita da una cinquantina di ospiti, allora la notizia è grossa. Un vero evento mediatico. E’ quanto sta accadendo in queste ore a Roma dove il celebre regista statunitense è stato ricevuto in udienza privata da papa Bergoglio (ieri alle 8,45 nella Sala dei Sediari del Palazzo Apostolico) e oggi si sottopone a un gruppetto selezionato di interviste (e noi di Famiglia Cristiana ci saremo) in occasione della presentazione di Silence, film che porta sullo schermo un episodio missionario assai caro al Pontefice che, egli stesso di formazione gesuita, sognava da giovane di andare a propagandare la fede proprio in Giappone.

La storia dei Kirishitan, i cristiani nascosti del Giappone e Shùsaku Endo

Ispirato all’omonimo romanzo del 1966 di Shùsaku Endo, autore nipponico cattolico che tanto ha scritto sulla misconosciuta storia del cristianesimo nel Sol Levante, Silence racconta alcuni momenti della persecuzione imperiale che nella prima metà del XVII secolo diede origine al fenomeno dei Kirishitan. Questi cosiddetti “cristiani nascosti” riuscirono a conservare in estremo oriente la fede senza clero né pubbliche cerimonie, trasmettendola semplicemente di generazione in generazione. Di padre in figlio.
Finché, decenni dopo, poterono tornare a professare i loro valori alla luce del sole.

Il film che è piaciuto a papa Francesco

  

“Un’esemplare storia di cristianesimo”, secondo Bergoglio. E una vicenda allo stesso tempo avventurosa e ricca di spiritualità per Scorsese, che si è impegnato personalmente nella produzione del film mettendo sul piatto tutto il suo prestigio di regista premio Oscar (nel 2007 per The departed) nonché vincitore della Palma d’oro a Cannes (nel 1976 per Taxi driver) e del Leone d’oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia nel 1995.

Ben poco si sa finora della pellicola e poco se ne saprà dopo l’anteprima romana, essendo i fortunati presenti vincolati all’embargo voluto dalla Paramount, che mostrerà il film negli Stati Uniti dal 23 dicembre e dall’italiana 01, che lo distribuirà nelle nostre sale a partire dal 12 gennaio.

La scelta delle date, soprattutto quella d’oltreoceano, giusto in tempo per partecipare alle selezioni degli Oscar 2017, la dice lunga comunque su quanto si scommetta a Hollywood sul nuovo titolo di Scorsese. Il quale, dal canto suo, ha messo in campo il meglio del suo patrimonio cinematografico. A cominciare dallo sceneggiatore Jay Cooks, che per lui ha già scritto i copioni di due successi come L’età dell’innocenza e Gangs of New York.

Per arrivare a tutti quei tecnici che da anni lavorano con lui sul set, come la splendida montatrice Thelma Schoonmaker, tre volte vincitrice dell’Oscar (Toro scatenato, Quei bravi ragazzi, The Aviator). Di alto profilo anche la composizione del cast che vede nei panni dei protagonisti tre attori che vanno per la maggiore: Andrew Garfield (cresciuto assai dopo l’exploit nei panni dell’Uomo ragno), Adam Driverlanciato dal successo del settimo episodio di Star Wars (ma pure vincitore a Venezia della Coppa Volpi per Hungry Hearts di Saverio Costanzo e sublime interprete di Paterson di Jim Jarmush, nei nostri cinema a fine dicembre) e su tutti il veterano Liam Neeson. A far loro da spalla un altro grande dello schermo come l’irlandese Ciaràn Hinds (tra gli interpreti preferiti di Spielberg e Sam Mendes) oltre all’attore giapponese Tadanobu Asano.

La trama di Silence ricalca comunque fedelmente l’intreccio del romanzo scritto mezzo secolo fa da Endo, oggi edito in Italia da Corbaccio. Tutto ruota attorno alle figure di padre Sébastiao Rodrigues (Garfield) e padre Francisco Garrpe (Driver), giovani gesuiti portoghesi che nel 1634 entrano nel Giappone stravolto dalla persecuzione anticristiana voluta dallo shogun. I due sono alla disperata ricerca di padre Cristovào Ferreira (Neeson), il loro anziano mentore nonché professore di filosofia, inviato missionario in terra nipponica, del quale si sono perse le tracce. I due scopriranno così quanto feroce sia l’oppressione nei confronti della fede cristiana: gli armati giapponesi arrivano perfino a ordinare ai malcapitati di calpestare incisioni in legno raffiguranti Cristo o la Vergine e, in caso di minima esitazione, per loro c’è il carcere o addirittura la morte. Una vera Odissea che porterà i due giovani missionari a rintracciare Ferreira nella zona di Nagasaki, città della più fiorente comunità cattolica del Giappone. Peccato che l’uomo sia distrutto, stravolto dalle sofferenze e dai dubbi. Sotto tortura, ha perfino abiurato la fede cristiana. Ma farà in tempo a  ritrovarla venendo reintegrato nella Compagnia di Gesù. Il silenzio del titolo è quello di Dio, lamentato dal perseguitato Ferreira. Ma nel suo romanzo Endo dà spazio anche a un Dio del perdono, un “Dio madre” misericordioso, concetto teologico certamente caro a papa Francesco.

Scorsese non è nuovo a interrogarsi sui temi religiosi, basti pensare a L’ultima tentazione di Cristo con Willem Dafoe, di cui si discusse molto a fine anni Ottanta. Ma perché adesso questo film? La risposta, indiretta, la possiamo forse trovare nella bella intervista che una decina d’anni fa Scorsese fece con Antonio Monda, l’attuale direttore artistico del Festival di Roma. “Ho fatto il regista per esprimere tutto me stesso, anche il mio rapporto con la religione che è determinante”, le parole dell’autore di capolavori come New York New York, Toro scatenato, Hugo Cabret. “Penso che il cattolicesimo sia parte della mia intimità e sono convinto che sarà sempre così. Ritengo che la mia fede in Dio sia nella ricerca mai costante. Ma certamente mi definisco un cattolico”.

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Il Papa incontra in Vaticano il regista Martin Scorsese
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