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mercoledì 15 luglio 2020
 
Siria
 

Siria: contr'ordine compagni, ora Obama la pensa come Putin

18/12/2015  Votata all'unanimità all'Onu una Risoluzione che mette da parte la "questione Assad" per concentrare gli sforzi nella guerra contro l'Isis. Come chiedeva da mesi il Cremlino. Vinta la guerra, elezioni e nuovo regime.

Un brindisi tra Barack Obama e Vladimir Putin (Reuters).
Un brindisi tra Barack Obama e Vladimir Putin (Reuters).

Pensate il pianto e lo stridor di denti tra coloro che da mesi ci spiegano che l'intervento russo in Siria è la massima tra le disgrazie e che Vladimir Putin, da quelle parti, difende il male assoluto. Che il Cremlino faccia il proprio interesse nazionale è indubbio. Com'è indubbio che la stessa cosa facciano tutti coloro che sono stati e/o si sono coinvolti nell'ennesima tragedia del Medio Oriente, dall'Arabia Saudita alla Turchia agli Stati Uniti. Però...

Adesso resta il fatto che anche gli Usa di Barack Obama (come peraltro gli altri tre Paesi del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, Cina, Francia e Gran Bretagna, che hanno votato all'unanimità la Risoluzione) concordano sulla strategia che per mesi Putin ha proposto come l'unica realmente e concretamente perseguibile: prima concentrarsi sulla lotta contro l'Isis e poi, una volta vinta questa guerra, pensare al dopo-Assad. Nella conferenza stampa di fine anno, tenuta dopo il voto all'Onu, Obama ha appunto detto che soprassedere provvisoriamente sul destino di Assad "è un calcolo realista, Assad dovrà andarsene ma per adesso c'è una soluzione-ponte che tiene conto degli interessi di Russia e Iran e della popolazione alawita che non vuole essere schiacciata. Bisogna che al più presto tutte le parti concentrino le energie contro i jihadisti di Daesh".

Giusto per dare un'idea, questo è il resoconto della posizione di Putin all'Onu che Repubblica d
forniva il 29 settembre: "Putin non ha ceduto di un millimetro sulla sua linea, quella di appoggiare il governo di Damasco, «il cui esercito è l'unico in grado di sconfiggere l'Is. Non cooperare con il governo di Assad è un grave errore», ha attaccato. Per combattere l'Is, ha proseguito Putin, «occorre una coalizione internazionale come quella che si creò contro Hitler durante la Seconda guerra mondiale». Al riguardo Putin ha proposto che il Consiglio di sicurezza dell'Onu adotti una risoluzione per coordinare le forze che combattono l'Is e altri gruppi terroristici".

E' chiaro, dunque, chi ha cambiato più idea in questi ultimi mesi. Così com'era chiaro che chiedere l'eliminazione di Assad con la guerra in corso significava voler sbandare quel moncone di Stato che ancora esiste in Siria e, soprattutto, sbandare l'unico esercito che combatte i jihadisti sul terreno, spalancando quindi le porte all'Isis. Realtà evidente a chiunque avesse occhi per vedere, considerati anche i risultati modesti di tre mesi di bombardamenti russi e quelli modestissimi di un anno e mezzo di bombardamenti americo-sauditi.

La Risoluzione approvata all'Onu prevede che a partire da gennaio si svolga un negoziato (appunto sotto l'egida delle Nazioni Unite) tra i rappresentanti del regime di Damasco e quelli delle opposizioni, per avviare un percorso politico che porti a libere elezioni. Una roadmap (termine da usare con cautela, vista la sfortuna che porta in altre regioni del Medio Oriente) prevista fin dall'inizio dal Cremlino, dove nessuno è così stupido da non capire che, giustamente, non ci può essere un ruolo per Bashar al-Assad nella Siria del futuro. In un Paese in cui il 75% della popolazione è sunnita, e dopo le stragi della guerra civile, nessuna elezione regolare darà mai una maggioranza a uno sciita alawita.

Resta da vedere se l'intervento dell'Onu e il parziale consenso delle potenze basterà a conservare l'integrità territoriale della Siria. Sono molti gli appetiti (la Turchia ne vuole un pezzo al Nord, Israele pensa ad annettere ufficialmente il Golan, la Giordania pensa a una "fascia di sicurezza" a Sud...) e tenerli a freno non sarà facile.




 



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