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domenica 12 luglio 2020
 
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Siria: Francia e Gran Bretagna di colpo interessate

09/09/2015  Missioni di bombardamento, liste di miliziani da eliminare. Perché i Paesi europei, dopo quattro anni, vogliono colpire l'Isis?

Gli effetti dei bombardamenti su un sobborgo di Damasco (Reuters).
Gli effetti dei bombardamenti su un sobborgo di Damasco (Reuters).

Di colpo, dopo anni di sostanziale disinteresse, sulla Siria si rischia l'ingorgo. La Francia ha mosso contro l'Isis i suoi caccia, che già operavano ma solo in Iraq. La Gran Bretagna ha stilato una lista di terroristi dell'Isis da eliminare, primo fra tutti il boia Jihadi John, nato a Londra. E poi c'è tutto il resto: la Russia, che già aiuta Assad con armi e mezzi e pare incline a scendere anche più direttamente in campo. La Turchia, che tra un'incursione e l'altra contro i curdi non lesina le bombe ai miliziani dello Stato islamico. Per non parlare della coalizione americo-saudita che da tempo cuoce a fuoco lento l'Isis: lo attacca ma non troppo, sperando che nel frattempo lo Stato islamico faccia fuori il nemico Assad.

Quello che colpisce è l'improvvisa mobilitazione delle due grandi nazioni europee. Di colpo, Hollande e Cameron hanno scoperto che l'Isis è pericoloso. Di colpo, lanciano segnali preoccupati su possibili colpi di mano islamisti nei loro Paesi e, quindi, sulla necessità di attaccare.

Dobbiamo crederci? Dobbiamo pensare che si siano svegliati, dopo quattro anni di guerra, l'avanzata implacabile dell'Isis, quasi 300 mila morti dei quali quasi 80 mila civili?

Anche senza abbracciare la filosofia di Andreotti ("A pensare male si fa peccato ma spesso si azzecca"), siamo un po' scettici. Abbiamo due ipotesi alternative.

La prima è che, ora che anche i sassi hanno capito che c'è un nesso tra le guerre e l'afflusso di rifugiati in Europa, i vari leader vogliano dimostrare ai rispettivi elettorati che non stanno con le mani in mano e subire il flusso dei migranti. E così fanno la cosa più semplice e certo non risolutiva: buttano un po' di bombe, e con quelle anche fumo negli occhi dei cittadini. Tanto più che, con ogni probabilità, dovranno far loro digerire l'arrivo di un altro po' di profughi.

La seconda è questa: tutti i Paesi con un po' di ambizione ge0politica, dalla Francia alla Gran Bretagna, dalla Turchia alla Russia, per non parlare di Usa e Arabia Saudita, stanno già pensando al dopo-Assad, a quando la guerra sarà finita e bisognerà spartirsi le rovine della Siria. Così tutti cercano di mettere un piede nella porta, di far vedere che hanno qualche diritto da accampare, per sedersi domani al tavolo delle trattative. 



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