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domenica 22 settembre 2019
 
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In Spagna il potere è donna. Ma non è una novità

08/06/2018  Il socialista Pedro Sánchez ha scelto sei ministri e undici ministre, alle quali ha affidato i dicasteri-chiave, dalla giustizia al lavoro. Il neopremier in realtà si inserisce in una tradizione già consolidata nel recente passato da Zapatero.

Il passaggio del testimone alla Moncloa tra Soraya Saenz de Santamaría, vicepresidente del Governo Rajoy, e Carmen Calvo, nuova vicepresidente dell'Esecutivo Sánchez (Reuters).
Il passaggio del testimone alla Moncloa tra Soraya Saenz de Santamaría, vicepresidente del Governo Rajoy, e Carmen Calvo, nuova vicepresidente dell'Esecutivo Sánchez (Reuters).

(Foto Reuters)

Una formula inedita per il giuramento del nuovo Governo. A Madrid ha lasciato tutti a bocca aperta Carmen Calvo, neovicepresidente del Governo e neoministra dell'Uguglianza (che ha preso il posto perlatro di un'altra donna, Soraya Saenz de Santamaría, vicepresidente del Governo Rajoy), quando, al momento di giurare davanti a re Felipe VI ha improvvisato una modifica alla frase di rito dicendo: «Consiglio delle ministre e dei ministri», per sottolineare il carattere marcatamente femminile del nuovo Esecutivo.

In Spagna il potere è donna. Lo afferma con evidenza il Governo socialista di Pedro Sánchez. Undici donne e sei uomini è la composizione dell'Esecutivo, con le donne nei dicasteri-chiave: difesa, giustizia, opere pubbliche, sanità, politica territoriale, industria, istruzione, lavoro, transizione ecologica (ambiente), economia, uguglianza (e vicepresidenza).  

Mai si era visto un Consiglio dei ministri formato da così tante donne rispetto agli uomini in Europa. Tuttavia, il potere femminile non è una novità per la Spagna. Sánchez si è incamminato in una tradizione già inaugurata dal socialista José Zapatero che, nel 2008, scelse per il suo secondo Governo otto ministri e nove ministre. Il premier andrò addirittura oltre, chiamando al ministero della Difesa Carme Chacón, allora 37 anni, che era in attesa di un bambino. La Chacón, che soffriva di una malformazione al cuore, è scomparsa nel 2017, ad appena 46 anni. Ha segnato la storia, suscitando grande scalpore, l'immagine di lei, prima donna alla guida della Difesa, che sfila con il pancione di sette mesi di fronte alle truppe spagnole in Afghanistan, cinque giorni dopo l'investitura ministeriale. E a chi, in seguito, la criticò aspramente per questa scelta, lei rispose: «Sono incinta, non malata».

Allora, con il Governo Zapatero, per la prima volta venne creato il ministero per l'Uguglianza, affidato a Bibiana Aido Almagro, che aveva appena 31 anni. Le donne in Spagna sono leader anche nelle amministrazioni comunali: dal 2015 per la prima volta le due principali città del Paese, Madrid e Barcellona, hanno due sindachesse, l'ex giudice Manuela Carmena nella capitale, Ada Colau, leader del movimento degli indignados catalani contro gli sfratti, a Barcellona.

Vento di cambiamento anche nel mondo dell'informazione: per la prima volta da quando è stato fondato, nel 1976, il principale quotidiano spagnolo, El País, ha una direttrice donna. Soledad Gallego-Díaz, 67 anni, ha preso il posto di Antonio Caño appena due giorni dopo l'elezione del nuovo primo ministro (che il quotidiano aveva molto criticato). Madrilena, già corrispondente da Bruxelles, Parigi, Londra, New York, Buenos Aires, aveva già ricevuto l'offerta della direzione nel 1988, ma allora l'aveva rifiutata. La Gallego-Díaz ha la fama di cronista solida, vecchia stampo e controtendenza: di lei, in occasione del Premio Ortega y Gasset qualche mese fa,  El País ha raccontato che non ha un account Facebook né Twitter. Nella sua borsa due cose non mancano mai: un quaderno per gli appunti e una penna.

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