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Sri Lanka, il Papa nell'ex campo profughi: «Maria doni la pace e l'unità»

14/01/2015  Bergoglio prega nel Santuario mariano di Madhu, teatro di persecuzioni contro i cristiani e poi campo profughi nella guerra civile: «La comunità tamil e quella cingalese si sforzino di ricostruire l’unità che è stata perduta», ha detto.

Il Papa arriva nel cuore del conflitto ha insanguinato lo Sri Lanka, santuario di Madhu, 250 chilometri a nord della capitale, linea del fuoco tra ribelli tamil e esercito del governo di Colombo, che fu zona franca, riconosciuta da entrambe le parti e il suo parco venne trasformato per anni in un enorme campo profughi.
Dopo aver canonizzato Giuseppe Vaz, il sacerdote di origine indiana che predicò il Vangelo di nascosto a cavallo tra 1600 e 1700 ai tempi della persecuzione dei protestanti olandesi, davanti a 500 mila persone sul lungomare di Colombo, è spostato in elicottero sul luogo della maggiore sofferenza recente dello Sri Lanka, la guerra civile e la vittoria militare di Colombo sulle Tigre Tamil nel 2009, per la quale ancora manca una vera riconciliazione.
Bergoglio nella prima giornata in Sri Lanka ha sottolineato l’urgenza della riconciliazione e oggi ha ribadito il concetto, che segna la cifra del suo viaggio in Sri Lanka: “La comunità tamil e quella cingalese si sforzino di ricostruire l’unità che è stata perduta”.

Il santuario di Madhu è un luogo altamente simbolico per la sua storia tragica. Fu teatro di molte persecuzioni contro i cristiani, le prime datano 1544 quando il re di Jaffna, la più importante città a nord dell’isola fece massacrare 600 cristiani, convertiti dai portoghesi e approdati a Ceylon, temendo l’espandersi dell’influenza portoghese.
Fu in quella occasione che alcuni cristiani sfuggiti al massacro si rifugiarono nella giungla portando con sé una piccola statua della Madonna, la stessa che si venera ora nel santuario. Poi fu la volta dei calvinisti olandesi che sbarcano nell’isola nel 1656 e iniziano una nuova persecuzioni contro i cattolici. Questa volta sono una trentina di famiglie cattoliche, che fuggendo da villaggio a villaggio con la statua della Vergine, arrivano finalmente a Marutharnadhu, il villaggio dove poi sorgerà il santuario. E infine la guerra civile.

Il vescovo del luogo, monsignor Joseph Rayappu è di etnia tamil e ha testimoniato sui crimini di guerra davanti alla Commissione governativa, che tuttavia non ha mai fatto piena luce sugli avvenimenti e per questo l’ex presidente Rajapaksa è stato criticato dalle Nazioni Unite.
Il nuovo presidente eletto a sorpresa la scorsa settimana ha invece promesso di cambiare politica per arrivare ad accertare le responsabilità. Soprattutto nelle ultime settimane del conflitto nel 2009, l’esercito di Colombo si sarebbe macchiato di crimini.
Il presidente Rajapaksa infatti ritirò la delegazione dai colloqui di pace con i tamil, che avvenivano con la mediazione della Norvegia, e perseguì la soluzione militare. Si parla di fosse comuni, di oltre 10 mila persone scomparse, tra cui alcuni sacerdoti tamil, sequestrati dall’esercito e mai più ricomparsi. L’ultimo è un sacerdote di Jaffna rapito dopo aver scritto una lettera a Benedetto XVI nella quale denunciava la tragica situazione del dopoguerra in Sri Lanka.

L’altro punto controverso della mancanza di riconciliazione riguarda la confisca delle terre tamil da parte dei governo e consegnate a nuovi coloni cingalesi che arrivano dal sud dell’isola, per cambiare la composizione etnica del nord. Poi ci sono le violenze sulla donne tamil, stuprate dai militari dell’esercito o costrette ad un severo controllo delle nascite per evitare di partorire figli tamil. La Chiesa cattolica locale è finita in mezzo a tutti questi drammi. A ciò bisogna aggiungere la radicalizzazione di alcuni movimenti politico religiosi buddisti, dai quali il governo non ha mai preso le distanze, che si sono resi responsabili negli ultimi tempi di attentati contro la minoranza tamil, quasi interamente di religione indù e la minoranza musulmana.

Per questo motivo il Papa ha sottolineato, durante la canonizzazione di padre Giuseppe Vaz, che la “la libertà religiosa è un diritto umano fondamentale” e che “ogni individuo deve essere libero, da solo o associato ad altri, di cercare la verità, di esprimere apertamente le sue convinzioni religiose, libero da intimidazioni e da costrizioni esterne”: “Come ci insegna la vita di Giuseppe Vaz, l'autentica adorazione di Dio porta non alla discriminazione, all'odio e alla violenza, ma al rispetto per la sacralità della vita, al rispetto per la dignità e la libertà degli altri e all'amorevole impegno per il benessere di tutti”.

A Madhu ha aggiunto che occorre trovare “ispirazione e forza per costruire un futuro di riconciliazione, di giustizia e pace per i figli di questa amata terra” anche se “non è facile” saper perdonare. Ma Bergoglio ha di nuovo sottolineato la necessità di trovare una verità condivisa per arrivare alla pacificazione nazionale: “Nessun srilankese può dimenticare i tragici eventi legati a questo luogo”.

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