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martedì 04 agosto 2020
 
 

Sri Lanka, la sporca guerra senza fine

05/04/2012  Due anni dopoo la sconfitta delle "tigri tamil" è ancora vivissimo il ricordo delle atrocità della "guerra più sporca dell'Asia". Le Nazioni Unite chiedono di investigare.

Proteste a Colombo (Sri Lanka) davanti alla Sede delle Nazioni Unite (foto Reuters).
Proteste a Colombo (Sri Lanka) davanti alla Sede delle Nazioni Unite (foto Reuters).

E' stata definita “la più sporca guerra dell'Asia”. E' successo nello Sri Lanka dove, per 25 anni, la maggioranza singalese - di fede buddistha - ha fronteggiato la minoranza tamil - di fede hindù. I tamil rivendicavano l'autonomia per l'area settentrionale dell'isola, la cui capitale Jaffna ne era la roccaforte.

La resistenza tamil era affidata alle famose Tigri (LTTE), responsabili anche dell'omicidio dell'ex primo ministro indiano Rajiv Gandhi. Tamil infatti e' anche la popolazione del Tamil Nadu, lo stato meridionale dell'India da cui partì l'emigrazione per la vicina isola di Ceylon diversi secoli or sono. Di fatto i tamil sono probabilmente tra i più antichi abitanti del subcontinete, come dimostra la loro lingua, appartenente a un diverso (e precedente) ceppo linguistico rispetto al sanskrito.

Le Tigri ce l'avevano a morte con Rajiv Gandhi dal 1987, quando aveva firmato col Governo di Colombo un accordo che prevedeva la presenza di forze di pace indiane sull'isola. Di fatto l'esercito indiano fu impegnato per combattere la guerriglia tamil, e nei tre anni di attività sul territorio singalese, si è macchiato di abusi, crimini e massacri. Una volta lasciato solo sul campo, il Governo di Colombo è passato alla sistematica eleiminazione dei ribelli, senza preoccuparsi troppo di salvaguardare i civili.

Si calcola che il conflitto abbia causato oltre 700 mila vittime, molte delle quali innocenti. La popolazione tamil in 20 anni di guerra è passata dal 13 all'8%. Ma la fase più violenta del conflitto pare sia stata proprio l'ultima, durante la quale l'esercito singalese avrebbe massacrato ribelli e civili senza pietà. Tutt'oggi Ceylon è una nazione fortemente militarizzata, dove a più di due anni dalla fine della guerra oltre 2.000 giovani tamil sono ancora in carcere senza una accusa precisa, migliaia sono i dispersi e altrettanti gli sfollati ancora costretti a vivere negli accampamenti. Le associazioni per i diritti umani hanno denunciato crimini e abusi di ogni tipo: detenzioni illegali, omicidi, torture, stupri, senza contare la mancanza di libertà d'espressione e il genocidio culturale nei confronti della minoranza tamil.

Di recente le Nazioni Unite hanno firmato una risoluzione contro crimini di guerra dello Sri Lanka, chiedendo al governo di Colombo di accogliere una Commissione investigativa. La risoluzione è stata votata da 27 Paesi, tra cui Usa, Svizzera, Spagna, Italia, Norvegia e, unico tra i Paesi asiatici, India. Com'era prevedibile, il voto indiano ha infuriato i vicini, che hanno gridato al complotto Ssa-occidentale, accusando Nuova Delhi di strumentalizzare la crisi per fini politici.

Molte le proteste inscenate sull'isola da monaci buddisti, che invitavano la popolazione a boicottare i prodotti americani. Un infuriato ministro degli Esteri Dew Gunasekera ha dichiarato che “mai, per nessun motivo, saranno autorizzate intrusioni esterne” nella politica del Paese. Certamente il governo di Colombo mal sopporta la risoluzione di Ginevra, ma non è detto che in futuro non sia obbligato a farci i conti. 

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