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martedì 07 luglio 2020
 
 

Stanchi della guerra, bisognosi di pace

08/01/2014  L'appello dei leader cristiani attraverso le pagine del quotidiano Sudan Tribune al presidente Salva Kiir Mayardit per porre fine ai combattimenti in Sud Sudan

In meno di un mese il riacutizzarsi dei combattimenti in Sud Sudan ha provocato la morte di almeno un migliaio di persone e ne ha costrette alla fuga altre 200mila con un flusso giornaliero verso l'Uganda di non meno di 2.500 tra uomini, donne e bambini. Un ritmo insostenibile per un Paese, l'Uganda, che sull'altro fronte deve cercare di arginare l'arrivo di migliaia di profughi provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo. In Sud Sudan la situazione è tornata ad essere davvero critica tanto che anche l'Unhcr sta operando nel Paese con un organico ridotto ad appena 200 elementi "a causa dei combattimenti e dell'insicurezza in gran parte del Paese". Lo stesso governo sud-sudanese, pur minimizzando in generale sullo stato del conflitto, ha dichiarato lo stato di emergenza in due regioni, Unity e Jonglei.

Da qui, l'appello che i leader cristiani del Paese hanno lanciato dalle pagine del quotidiano "Sudan Tribune": «Condanniamo l'uccisione insensata di civili e facciamo appello al presidente Salva Kiir Mayardit e all'ex vice presidente Riek Machar di fermare i combattimenti e di negoziare pacificamente invece di ricorrere alle armi. Siamo stanchi della guerra, abbiamo bisogno della pace e la pace sud sudanese è una pace africana. La sensazione diffusa, ormai diventata paura, è che gli scontri in Sud Sudan rischino di trasformarsi in un conflitto su base etnico-tribale: «Raccomandiamo vivamente che tutte le tribù, che siano Dinka, Nuer, Shiluk, Lotuko, eccetera, non siano coinvolte nella violenza. Il conflitto scoppiato da poco a Juba non deve essere confuso come un conflitto Nuer-Dinka ma deve essere visto come uno scontro tra politici». Le speranze, a oggi, sono appese a un filo: un filo che da ieri è nelle mani dei rappresentanti delle due fazioni riuniti attorno allo stesso tavolo, ad Addis Abeba in Etiopia, per cercare anche attraverso la mediazione di altri interlocutori locali, una soluzione pacifica e immediata al conflitto.

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