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martedì 31 marzo 2020
 
 
Benessere

Svezzamento, 5 cose da sapere

24/10/2016  Passare ai cibi solidi rappresenta un momento importante per il piccolo che va vissuto in modo graduale, soprattutto sul piano affettivo.

Mio figlio di 12 mesi da qualche tempo fa molti capricci all’ora dei pasti. Ho cominciato lo svezzamento regolarmente verso i sette mesi e, dopo un inizio entusiasmante in cui tutto andava per il meglio, da qualche mese, se ci sono io, i pasti durano un sacco di tempo. Al nido e dai nonni è tutto come sempre, ma quando è con me inizia a essere capriccioso e si distrae dopo pochi cucchiaini; talvolta fa cadere il piatto oppure domanda il bicchierino per bere, ma a me sembra che lo voglia più per tapparsi la bocca che non per sete. Quando poi si mette a piangere, mi domando: dovrei tornare a dargli il biberon? Che cosa devo fare?

LA MAMMA DI ELIO 

Questa è una delle numerose domande che ci vengono rivolte a proposito dei capricci a tavola dei piccolini ed esprimono la fatica di molti genitori a interpretare i comportamenti alimentari dei bambini alle prese con lo svezzamento anche se in un’epoca talvolta distante delle prime pappe.
In effetti, il passaggio dall’allattamento alle pappe non si esaurisce con l’introduzione di alimenti nuovi e dunque non può essere pensato come una svolta repentina, ma richiede un tempo decisamente più ampio e tanta pazienza. Passare ai cibi solidi rappresenta un momento importante per il piccolo che va vissuto come un cambiamento progressivo e graduale.
Con lo svezzamento i bambini incontrano nuovi stimoli: pappe nuove, gusti, consistenze diverse che dovranno essere masticate, morsicate e dunque richiederanno un grado differente di determinazione e una certa quota di aggressività per poterle assimilare. Tali novità possono appassionarlo o farlo esitare, talvolta impaurirlo.
La risposta del bambino a queste nuove esperienze si intreccia con un altro aspetto delicato dello svezzamento: la rinuncia al piacere e al conforto proprio dell’allattamento, grazie al quale il bebè riceve contemporaneamente sia un nutrimento per il corpo, sia un nutrimento affettivo fondamentale per la propria persona. Anche per la mamma, così come per il bambino, l’allattamento rappresenta una forma di appagamento affettivo, cui è chiamata progressivamente a rinunciare. Inoltre con il passaggio al seggiolone e con l’ingresso nella tavola familiare il bambino incontrerà presto regole da imparare e limiti da rispettare e dunque affronterà un’ulteriore fatica. Dall’insieme armonico di queste componenti dello svezzamento si genererà un nuovo modo di mangiare che è metafora di una forma diversa di affettività e nutrimento. Dunque, prima di tutto è importante suggerire che lo svezzamento possa avere inizio solo quando la mamma e il bambino si sentono pronti a questo passaggio; potremmo dire “sufficientemente soddisfatti” dell’allattamento e “allenati” alle prime separazioni tra di loro. Il proverbio «Si chiude una porta per aprire un portone» penso sia particolarmente adatto a indicare il valore psicologico implicato in questa fase: sia la mamma sia il bebè devono poter essere disposti a chiudere la porta dell’esperienza intima e fusionale dei primi mesi per poter poi aprire il portone a un modo nuovo di far circolare affettività e nutrimento.
Proprio tale rinuncia può naturalmente dare luogo a emozioni contrastanti connesse alla malinconia ma anche alla rabbia e, talvolta, possono convolare in comportamenti capricciosi come quelli descritti dalla mamma di Elio. I pianti o i comportamenti di protesta possono essere espressione di queste esperienze e rappresentare una modalità attraverso cui il bambino affida proprio alla sua mamma queste emozioni contrastanti e difficili da gestire. Dunque è importante che le possibili richieste affettive sottese ai capricci di Elio possano essere riconosciute e accolte.

CINQUE COSE DA SAPERE!

  

* Come posso facilitare lo svezzamento?
Non esistono regole universali. Bisogna però ricordare che lo scambio tra mamma e bambino non riguarda solo il passaggio di elementi nutritivi, ma anche di messaggi affettivi. Durante lo svezzamento, bisogna tener conto degli aspetti psicologici che la rinuncia al seno, cioè al contatto corporeo con la mamma, la rinuncia al piacere della suzione e l’introduzione del nuovo comportano. È una fatica per i piccoli e per i grandi!

* Che fare se il piccolo rifiuta il cucchiaino e sputa la pappa?
Ciò che è nuovo può intimorire il bimbo, suscitare dubbi e diffidenze. Dunque è opportuno armarsi di pazienza, tollerare i tempi del proprio bambino e accettare anche quel po’ di aggressività. Esiste tuttavia una regola universale: l’insistenza genera sempre una resistenza. 

* Mio figlio continua a cercare il seno e, se non lo soddisfo, urla e non si calma. Che fare?
Il lavoro del bambino è insistere! Cercare il piacere, allontanare il dispiacere, è la sua modalità principale. Ma più mamma e papà rispondono con fermezza, più il bambino accetterà le regole e si fiderà. Comprendendo le difficoltà e i gusti del bimbo, ed evitando risposte rabbiose e/o ricattatorie, il bambino riuscirà ad accettare questa prima perdita dolorosa: il seno.

* Il succhiotto è un vizio? Farà fatica poi ad abbandonarlo?
Ciucciare è un’esperienza piacevole che il bambino ricerca per consolarsi e prolungare il piacere della suzione. Quindi il suo uso non va né demonizzato né esagerato. La giusta misura può consentire un uso adeguato del ciuccio. Quando il piccolo non avrà più bisogno di tale consolazione perché avrà trovato altre modalità per soddisfarsi, lo abbandonerà.

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