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domenica 08 dicembre 2019
 
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Tema di maturità, Luca Serianni: "Paura del foglio bianco? Si supera così"

17/06/2019  Si parte il 19 con lo scritto di italiano, uguale per tutte le scuole. Luca Serianni rassicura i candidati: «L’esame sarà più facile di come gli studenti lo immaginano e le commissioni saranno comprensive».

Tutte le notti prima degli esami si somigliano, ma quella che precede la maturità 2019 sarà agitata a modo suo. Docenti, studenti, presidenti di commissione affrontano, infatti, l’incognita di un esame inedito, arrivato in corso d’anno, benché preceduto da simulazioni orientative. Luca Serianni, illustre linguista, è il “padre nobile” della riforma del tema, chiamato nel 2017 a coordinare il gruppo di lavoro che ha disegnato l’architettura della nuova prova di italiano. Non per caso, tra i suoi tanti saggi ne ha dedicato uno alla didattica del testo argomentativo (in Per l’italiano di ieri e di oggi, il Mulino) .

Professor Serianni, è complicato confezionare una prova unica che vada bene per gli studenti del liceo, del tecnico e del professionale?

«Direi che è delicato. È importante che sia unica, perché deve valutare la lingua madre e una serie di competenze culturali e di cittadinanza comuni e condivise: una dotazione che tutti i maggiorenni scolarizzati devono avere. Per questo è importante che nessuno si senta escluso dalle tracce».

Quale consiglio darebbe agli studenti che stanno per affrontarle?

«Prima di tutto: non credere che quanto più si scrive meglio è. Una buona scrittura è quella in cui ci si sforza di dire qualcosa ed è un bene se si riesce a dirlo in uno spazio circoscritto, puntando molto sulla concatenazione degli argomenti. Non si pretende che siano originali, ma che abbiano una loro logica e una buona tenuta testuale no a frasi che non reggono; no a connettivi come “infatti” o “tuttavia”, usati a caso. La scaletta iniziale e la rilettura finale sono aspetti centrali».

Secondo i test internazionali gli adulti italiani non brillano nella comprensione del testo. Per questo si è scelto di saggiarla alla maturità?

«Abbiamo puntato su questo aspetto come competenza trasversale: pochi nel mondo del lavoro avranno occasione di scrivere, ma moltissimi dovranno ogni giorno leggere e comprendere testi. Si tratta di competenze indispensabili alla cittadinanza: un diciottenne deve essere in grado di capire saggi, editoriali, programmi elettorali. Questo aspetto trova riferimento esplicito nel tema argomentativo, in cui tra le domande capita che ci sia la richiesta di dimostrare di saper anche riassumere il brano dato come spunto di riflessione: riassumere è una prova che richiede buona padronanza della lingua e dimostra se siamo in grado o meno di mettere in evidenza gli snodi principali di un testo letto».

La scelta di circoscrivere la proposta di letteratura al periodo che va dall’Unità d’Italia a tutto il Novecento attiene alla formazione della cittadinanza?

«In parte sì, ma in parte serve a evitare che si ritorni a proporre Dante com’è capitato. Autore importante, ma non studiato nell’ultimo anno in una fetta notevole di scuole: dal tecnico, al professionale, al liceo artistico. Si è, invece, tenuto conto del fatto che quasi tutti gli insegnanti insistono molto su autori di fine Ottocento come Verga».

Il nuovo tema ha sollevato polemiche riguardo alla cancellazione della precedente prova di argomento storico. Le simulazioni, però, dimostrano che la storia c’è, ma spalmata tra le altre tracce. C’è stato un fraintendimento?

«È una polemica non centrata, perché la storia è uno degli ambiti cui attinge la “tipologia B”, ma anche perché nelle simulazioni, di cui non mi sono occupato ma che hanno realizzato abbastanza fedelmente il nostro progetto, la storia era largamente presente con proposte interessanti, in tutte le tipologie, compresa la letteratura. Ritengo che lo studio della storia vada rafforzato, anche in funzione di questa prova, che la presuppone trasversalmente alle tracce proposte. Vorrei rassicurare tutti: la storia non è stata penalizzata togliendo la prova specifica. Veniva scelta da meno dell’1% degli studenti. Chiediamoci il perché. Proponeva, spesso, temi inaffrontabili per i ragazzi: lontani dagli argomenti trattati in classe. Ne ricordo una che chiedeva al candidato di esaminare i Paesi designati con la sigla “Brics” (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) per poi scegliere due tra quegli Stati e tracciarne la storia politico-economica nel Novecento. Tutti, mi auguro, avrebbero saputo parlare della Russia, ma degli altri?».

Il vero timore in vista del tema è la paralisi davanti al foglio bianco, che la tensione dell’esame acuisce. Possiamo dare ai candidati suggerimenti pratici per superarla?

«Il mio consiglio, forse banale, è di non scrivere neppure una parola per la prima mezz’ora, impiegando quel tempo per leggere bene le tracce e individuare quella in cui si ritiene di avere qualcosa da dire, per poi organizzare, nella cosiddetta “scaletta”, il discorso che si vuole affrontare secondo una serie di punti. La prova dura sei ore, il tempo c’è. E poi mi sentirei di dire che, essendo l’anno d’esordio, le commissioni saranno comprensive e che l’esame intero si rivelerà più facile di come gli studenti lo immaginano».

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