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giovedì 21 novembre 2019
 
 

A Betlemme, e non solo per Natale

27/11/2012  Un gruppo di giovani palestinesi cristiani offre un modo diverso per visitare i luoghi di Gesù: i tour ma anche la permanenza presso famiglie palestinesi.

L'albero nella piazza di fronte la Basilica della Natività durante le celebrazioni del Natale 2011.
L'albero nella piazza di fronte la Basilica della Natività durante le celebrazioni del Natale 2011.

Da Betlemme A Gaza è tregua. Ma la guerra ha riportato lo scetticismo negli occhi del mondo che si volgono a quel fazzoletto di terra chiamato Palestina, conteso da sei decenni. In questi giorni sono stata tante le cancellazioni di voli e viaggi verso la Terra Santa. A Betlemme, sede della Basilica della Natività, metà delle prenotazioni sono state annullate: “Credo che la percentuale delle cancellazioni oscilli tra il 40 e il 50% dalla fine di novembre e per tutto il mese di dicembre”, spiega Elias al Arja, capo dell’Associazione Araba degli Hotel della città palestinese.

Un albero di Natale fatto di filo spinato e bombe sonore.
Un albero di Natale fatto di filo spinato e bombe sonore.

Un mese clou, quello di dicembre, per il turismo in Terra Santa: il Natale è l'occasione più tipica per viaggi spirituali e pellegrinaggi. Dalla Basilica della Natività al Monte delle Tentazioni, fino all’orto dei Getsemani e alla Basilica del Santo Sepolcro: viaggiare in Israele e in Palestina significa viaggiare nella storia del cristianesimo, lungo i passi di Gesù. “Crediamo che un pellegrinaggio abbia il potere di trasformare gli individui e quindi la sfera religiosa, sociale e politica di modo da condurre alla fine del tragico conflitto mediorientale”. Così si apre l’incontro con una delle realtà turistiche alternative in Terra Santa, un’esperienza consolidata che fa dello scambio e la condivisione tra chi accoglie e chi è accolto uno strumento di pace.

È l’Alternative Tourism Group (ATG), un’organizzazione cristiana con sede nella Città Vecchia del villaggio di Beit Sahour, alle porte di Betlemme, nata agli inizi degli anni Novanta, agli sgoccioli della Prima Intifada palestinese. “Beit Sahour durante la Prima Intifada è stata teatro di forme di disobbedienza civile e nonviolenza contro l’occupazione israeliana che hanno attirato delegazioni e organizzazioni europee", spiega Ayman Abu Alzulof, responsabile dell’ATG: "Ma spesso i gruppi di internazionali e pellegrini si fermavano per poche ore, senza avere la possibilità di conoscere la realtà palestinese”.

È il 1994 quando un gruppo di palestinesi cristiani, da anni attivi nella società civile, decide di dare vita ad una nuova organizzazione capace di aprire le porte della Palestina a pellegrini e viaggiatori. Nasce l’ATG.

“Il settore turistico in Terra Santa è monopolio israeliano", continua Abu Alzulof: "Sono Israele e le sue compagnie private a controllare e gestire il turismo, anche qui in Cisgiordania. I visitatori arrivano con i pullman, si fermano un’ora alla Basilica della Natività e poi tornano al di là del Muro, senza aver compreso dove si trovano e senza guardare negli occhi la situazione e la realtà dell'occupazione".

L’approccio dell’ATG ha cambiato la prospettiva: visite guidate nei siti religiosi, ma anche nei villaggi e nelle comunità e il contatto diretto con il popolo palestinese. “I gruppi che partecipano al programma dell’ATG trascorrono una settimana tra tour a Gerusalemme, Betlemme, Hebron, dove fanno visita ai luoghi della vita di Cristo. A ciò si aggiungono tour nei campi profughi e lungo la barriera di separazione”.

Ma a fare la differenza e a trasformare un pellegrinaggio in un’esperienza indelebile è l’alloggio: i pellegrini vengono ospitati da famiglie locali, trascorrono le loro serate a diretto contatto con le tradizioni e la storia del popolo palestinese. Uno scambio profondo, dal cibo alla vita quotidiana, che segna sia le comunità locali che i visitatori.

“L’ATG ha trasformato il turismo in un mezzo di cambiamento", spiega Abu Alzulof: "Ma non solo: permette di far conoscere i veri palestinesi, distruggendo gli stereotipi e i preconcetti. I pellegrini lo vedono con i propri occhi: non siamo terroristi, non siamo pericolosi. Siamo un popolo pacifico che non intende arrendersi all’occupazione”.

Nel tempo l’ATG è diventata un punto di riferimento del turismo alternativo in Terra Santa: 180 gruppi l’anno e l’ingresso in una rete globale di organizzazioni non governative e università di tutto il mondo (tanti gli studenti che trascorrono un mese a Betlemme per studiare la lingua araba).

Ed infine, la campagna di raccolta delle olive, nel mese di ottobre: l’ATG, in collaborazione con l’associazione cristiana YMCA, porta in Palestina oltre cento internazionali ogni anno per aiutare le comunità locali nella raccolta delle olive. “Uno strumento in più per sottolineare l’importanza del’ulivo nella storia, la tradizione e l’economia palestinese. A contatto con la terra, con gli alberi e i loro prodotti, i pellegrini comprendono quanto centrale sia la questione dell’ulivo per il popolo palestinese e che impatto abbiano le continue confische e distruzioni”.

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