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Tomás Insúa: «Ecco come e perché dobbiamo salvare il pianeta»

29/08/2019  Settembre è il mese per la difesa del creato promosso della Chiesa italiana. Ma cosa c’entrano fede ed ecologia? Perché la salvaguardia della biodiversità e la dignità dei popoli sono legati tra di loro? Ce lo spiega il fondatore del movimento cattolico mondiale per il clima

Argentino di Buenos Aires, 32 anni, un master in Politiche pubbliche per il clima a Harvard, Tomás Insúa è il fondatore del Movimento cattolico mondiale per il clima (Global Catholic Climate Movement, Gccm), una coalizione internazionale che comprende circa 700 organizzazioni cattoliche impegnate nella tutela del creato in tutti i continenti.

Tomás, che fino a pochi anni fa era responsabile marketing per l’America latina e il Sud Est asiatico di Google, oggi lavora a Roma in stretto contatto con il Vaticano, in particolare con il Dicastero per lo sviluppo umano integrale. Credere ha già presentato la sua storia nell’estate 2018. Ora torniamo a incontrarlo in occasione della 14ª Giornata nazionale per la custodia del creato: quest’anno la celebrazione, ospitata dalla diocesi di Cefalù, si svolgerà domenica 8 settembre. Il tema scelto dalla Cei per il 2019 è «Quante sono le tue opere, Signore» (Sal. 104, 24). Coltivare la biodiversità.

Insúa, perché la biodiversità (cioè l’equilibio e la differenziazione tra le tante specie animali e vegetali diverse che convivono nell’ambiente) è così importante per il nostro futuro? Quali sono le pratiche che degradano e distruggono la biodiversità? E in che modo le questione finanziarie ed economiche influenzano la biodiversità?

«Il Creatore ha tessuto la creazione come un arazzo meravigliosamente ricco. Tutti i fili di questo arazzo si mescolano l’uno con l’altro e si sostengono reciprocamente. Quando tagliamo un filo, gli altri ne sono indeboliti. Se distruggiamo gli alberi in Amazzonia, distruggiamo anche gli insetti, le rane, le farfalle, e le comunità dei nostri fratelli e sorelle che vivono lì. E, inoltre, distruggiamo la capacità degli alberi di fornire ossigeno per tutti i popoli nel mondo. Come dice papa Francesco, tutto è connesso. Valorizzare la biodiversità non è solo questione di valorizzare questa o quella specie. È questione di valutare la complessità, bella e funzionale, della natura nel suo insieme. Tragicamente, le persone che sono responsabili soltanto della riga finale del bilancio finanziario detengono il controllo di enormi parti del creato. Essi distruggono la bella ricchezza che il Creatore ha dato a tutti noi e al suo posto creano piantagioni ossessivamente sterili di olio di palma e ranch per l’allevamento del bestiame. Fanno a pezzi proprio il tessuto della nostra terra per scavare e trapanare. Abbiamo bisogno di cibo, abbiamo bisogno di energia, ma ci sono molti modi per ottenere questi elementi essenziali. Possiamo nutrire tutti e fornire energia per tutti senza distruggere il pianeta che ci sostenta. Non è questione di come riuscire a fare questo, perché la scienza conosce già il modo. È questione se sceglieremo la via che onora il Creatore. Questo settembre, migliaia di cristiani in tutto il mondo parteciperanno al Tempo del creato, una celebrazione annuale di preghiera e azione per il creato. Il tema del Tempo quest’anno è “La rete della vita”. I cristiani stanno proteggendo la biodiversità e tutto ciò che il Creatore ha fatto».

Il prossimo ottobre la Chiesa cattolica dedicherà all’Amazzonia un Sinodo dei vescovi. In che modo la ricchezza comune che l’Amazzonia rappresenta è importante anche per noi qui in Italia?

«L’Amazzonia si estende sul territorio di nove Paesi ed è abitata da milioni di persone, tra cui circa 400 comunità indigene. La conoscenza e la competenza locali sono molto importanti e tutti noi abbiamo un debito di gratitudine verso coloro che finora protetto l’Amazzonia. Infatti molti di questi popoli si occupano di dissodare e conservare questo giardino, come il Creatore ha incaricato i primi uomini di prendersi cura del primo giardino. Tuttavia, l’Amazzonia è importante anche per i popoli di tutta la Terra. È stata soprannominata “il polmone del pianeta”. Insieme con il fitoplancton degli oceani, l’Amazzonia è un’importante fonte dell’ossigeno che tutti noi respiriamo. L’Amazzonia contiene il 20% di tutta l’acqua dolce della Terra. Ha fornito i principi attivi delle medicine che trattano ogni tipo di malattia, dalla malaria al colera. In modo concreto, il benessere del popolo italiano e dei popoli nel mondo dipende dal benessere dell’Amazzonia. Oltre a questo, la foresta amazzonica è un posto bellissimo, meraviglioso, pieno di creature magnifiche che riflettono la gioia del Creatore. Come cattolici, onoriamo il Creatore e abbiamo stima di tutto il creato. Abbiamo cura dei nostri fratelli e sorelle, dei più vulnerabili soprattutto. Le persone, gli animali e le piante dell’Amazzonia sono in pericolo. L’Amazzonia sta gridando a noi perché mettiamo in pratica i valori che condividiamo. Come dice il documento preparatorio del Sinodo, “i cristiani indigeni della regione amazzonica comprendono l’invito alla vita buona come una vita piena nel regno della co-creazione del regno di Dio. Questa vita buona sarà raggiunta soltanto quando un progetto comune in difesa della vita, del mondo e di tutti gli esseri viventi diventerà realtà”. Qui in Italia siamo chiamati a unirci a questo progetto comune in Amazzonia».

Quattro anni fa papa Francesco ha pubblicato l’enciclica Laudato si’ «sulla cura della casa comune».  Uno dei pilastri del documento papale è il tema dello «sviluppo umano integrale». Può spiegarci che cos’è un modello di sviluppo distruttivo che si oppone al vero sviluppo umano integrale?

«Il modello distruttivo dello sviluppo economico ha solo uno scopo: fare più soldi possibile nel più breve tempo possibile. Per contrasto, Laudato si’ ci insegna che “lo sviluppo umano autentico ha un carattere morale”. La dottrina della Chiesa propone un ordine economico e politico che è “fondato sulla dignità e la libertà di ogni persona umana, da realizzare nella pace, nella giustizia e nella solidarietà”. Questo è il motivo per cui il Dicastero vaticano per lo sviluppo umano integrale gioca un ruolo così importante. Esso accosta studi di stampo politico, economico, scientifico e altro ancora ai Vangeli e alla dottrina della Chiesa per aiutarci a mettere in pratica i nostri valori».

Che cosa può fare ciascun Paese, e quindi anche l’Italia, per favorire uno sviluppo di tipo diverso? Nuove pratiche in agricoltura? Nuove tecnologie? Istituzioni universitarie e di ricerca?

«Una delle cose più importanti che può fare l’Italia è appoggiare gli accordi globali che proteggono il creato. L’accordo di Parigi sul clima  (firmato da 196 stati nel 2015, ndr) è un buon esempio. Assicurarsi che le politiche italiane raggiungano l’obiettivo di Parigi di limitare il riscaldamento di 1,5 gradi è essenziale e ne abbiamo bisogno urgente. Il prossimo anno l’Italia dichiarerà il suo obiettivo di emissioni di gas serra. Quell’obiettivo deve essere il più ambizioso possibile per evitare la peggiore delle crisi climatiche. Evitarla significa proteggere le persone in Italia, in Amazzonia e ovunque. Su una linea simile, l’Italia può giocare un ruolo importante in un grande summit sulla biodiversità che si svolgerà in Cina l’anno prossimo. Si sta chiamando questo summit “la Parigi della biodiversità”. È l’opportunità per Paesi come l’Italia di mostrare la loro leadership a un livello globale e proteggere la rete della vita che Dio ha tessuto».

Qual è il ruolo della Chiesa in questo campo? Che cosa possono fare semplici parrocchie e singoli cattolici?

«Ci sono molte cose che possono fare per proteggere l’Amazzonia e tutto il creato. La prima cosa è pregare. Il nostro Creatore, Redentore e Spirito Santo, offre la guida di cui abbiamo disperatamente bisogno nell’affrontare le due crisi “gemelle”, sociale e ambientale. La seconda cosa è di connettersi con le persone intorno. Ci sono molti modi per connettersi, che sia attraverso il Tempo della creazione (www.seasonofcreation.org), il Movimento globale cattolico per il clima (www.catholicclimatemovement.global/it/) o il Cidse (Coopération Internationale pour le Développement et la Solidarité, www.cidse.org). Infine ci sono molte azioni che le persone possono compiere individualmente a casa. Molti si stupiscono quando scoprono che mangiare pasti con meno carne e più verdure è un modo efficace per limitare il riscaldamento globale e la deforestazione. Scegliere di viaggiare in modo sostenibile, usando il trasporto pubblico o andando a piedi o in bicicletta, è anche un’ottima scelta. Infine, usare meno energia – abbassando il riscaldamento, l’aria condizionata, abbassando il frigorifero, usando luci Led – è ugualmente molto importante. Qualunque sia il modo in cui uno sceglie di agire, ogni azione è un passo nella direzione giusta. Il Creatore ci ha dato questo mondo, e insieme allo Spirito Santo abbiamo il potere di proteggerlo».

L’INIZIATIVA. TEMPO PER IL CREATO

Quest’anno la Chiesa cattolica dedica all’ecologia integrale un intero mese con l’adesione all’iniziativa ecumenica del Tempo per il creato, che inizia il 1° settembre, Giornata di preghiera per la cura del Creato, e prosegue fino al 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi. È stato il Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale a promuovere l’adesione con una lettera inviata a tutti i vescovi lo scorso 23 maggio, Giornata mondiale della biodiversità e vigilia del quarto anniversario di pubblicazione dell’enciclica Laudato si’. Il Tempo del Creato è celebrato da tutto il movimento ecumenico e include il Consiglio ecumenico delle Chiese, la Comunione anglicana, il patriarcato ortodosso di Costantinopoli, la Federazione mondiale Luterana e l’Alleanza evangelica mondiale. Il Vaticano spiega che durante questo tempo «i cristiani in tutti i continenti lavorano per mettere in pratica la Laudato si’».

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