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martedì 10 dicembre 2019
 
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I temi: è tutta un'altra Storia (che richiede molta maturità)

19/06/2019  Sembrava sfrattata, invece è presente e trasversale. Qualche esempio? Ungaretti, Stajano e Sciascia. Ma anche Dalla Chiesa e Bartali. Per fare bene però, ed è la notizia, occorre essere cittadini consapevoli e informati, immersi in un’attualità ragionata, conosciuta a fondo, che prescinde da “mi piace” messi al volo sui social

La prima cosa che si nota è che la polemica sullo sfratto della storia dai temi di Maturità è stata, almeno a giudicare dall’edizione 2019, una preoccupazione affrettata: la storia in questi temi è trasversale e presentissima, come nelle intenzioni di Luca Serianni chiamato nel 2017 a disegnare il nuovo tema.

Arduo affrontarlo senza essere immersi nella storia recente, perché ce n’è ovunque: dalla Grande guerra di Ungaretti, alla mafia del Giorno della civetta, passando per il Generale Dalla Chiesa e per i martiri laici della Repubblica, finendo a Ginettaccio Bartali, icona dell’Italia della Seconda Guerra e del Dopoguerra e Giusto tra le Nazioni. Senza tacere del senso del tempo che passa ai posteri attraverso il patrimonio culturale e dello smarrimento delle certezze seguite alla fine del Novecento con Corrado Stajano.

Non basta più, per affrontare questo tema, fare collage di citazioni (assemblate a casaccio da altri) come in passto, bisogna metterci del proprio e non è semplice cimentarsi accontentandosi di poche nozioni dai libri di scuola. La notizia è che per fare bene, essendone anche forse intelligentemente intrigati, questa prima prova di Maturità occorre arrivarci da diciannovenni maturi: cittadini consapevoli e bene informati, immersi in un’attualità ragionata e conosciuta a fondo, non certo fatta scorrere mettendo a caso dei “mi piace” scorrendo titoli e foto su Facebook alla velocità del suono.

Avranno certo tratto vantaggio in questa prova i pochi (chissà se ancora ci sono, se ancora qualcuno li incoraggia a farlo, a casa, a scuola…) che coltivano la preghiera laica quotidiana della lettura dei giornali. Magari molti, che in questo anno fanno da cavie, ne saranno stati anche spiazzati, - anche molti di noi lo sarebbero stati forse alla loro età, e speriamo che si sia indulgenti con i primi che non hanno avuto il tempo di attrezzarsi - ma per gli anni a venire si capisce che la strada per uscirne bene c’è ed è non vivere distratti in una bolla rassicurante che tiene i problemi cruciali del mondo circostante fuori dalla scuola. Anche gli insegnanti sono avvisati, saranno premiati coloro che si dannano, magari faticosamente, a incoraggiare all’attenzione, all’impegno civile.

Il tutto già a partire dalla rassicurante letteratura: se forse è, infatti, scontato, e pane per tutte le scuole, conoscere il Carso di Ungaretti e avere letto almeno una volta Veglia e San Martino; per affrontare Sciascia, senza rimanere monchi occorre saper cogliere il nitore linguistico del grande autore siciliano, ma anche sapere che cosa sia un appalto. Chi si fosse limitato al manuale di letteratura potrebbe trovarsi con qualche lacuna interpretativa, ma chi avesse appena appena ficcato il naso nella montagna di articoli che nel corso del suo quinquennio di scuola secondaria è stato pubblicato sull’ascesa della linea della palma, cioè della criminalità mafiosa verso nord, vi avrebbe trovato l’attrezzatura necessaria a fare un figurone oltre che a non essere in futuro un cittadino distratto.

Non è una sfida semplice quella che si lancia agli studenti (e agli insegnanti che li accompagnano) con questa prova: uscire dalla scuola maturi davvero, avendo frequentato quegli anni per diventare grandi. Però una bella sfida.

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