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mercoledì 27 gennaio 2021
 
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Trasparenza nel nome dei fedeli: la Santa Sede pubblica il bilancio

01/10/2020  Nel 2019 11 milioni di deficit, erano 50 l’anno prima. Bene gli investimenti finanziari. Il prefetto della Segreteria per l’Economia, padre Guerrero: centralizzazione degli investimenti entro l’anno. Immobile di Londra, il Vaticano può essere stato truffato, adesso trasparenza

L’ultima volta che è stato pubblicato era il 2016: poi ripetuti annunci, rinvii, nuovi annunci e nuovi rinvii. Ora la Santa Sede è tornata a pubblicare il bilancio consuntivo del 2019. E mentre le cronache di questi giorni squadernano malversazioni, ipotesi di truffa, indagini attorno ad un immobile di Londra acquistato in un’opaca operazione della Segreteria di Stato, e mentre nel piccolo Stato pontificio è giunta la delegazione di Moneyval per la periodica visita sull’anti-riciclaggio e il contrasto al finanziamento del terrorismo internazionale, la Santa Sede registra un deficit di appena 11 milioni di euro (entrate per 307 milioni di euro, spese per 318), a fronte di 50 dell’anno precedente, appianato dai ricavi degli altri enti del Vaticano. Un bilancio solido, insomma – sebbene le previsioni per l’anno prossimo, a causa della pandemia da coronavirus, fanno prevedere un’impennata del deficit congiunturale – con entrate fisse e finanziamenti oculati che garantiscono una miriade di attività e fanno navigare la barca di Pietro in acque tutto sommato tranquille.

«Chi chiede trasparenza ha ragione. L’economia della Santa Sede deve essere una casa di vetro. Questo è quel che il Papa ci chiede», afferma in una intervista a Vatican News il prefetto della Segreteria per l’economia, il gesuita spagnolo Juan Antonio Guerrero. «I fedeli hanno il diritto di sapere come usiamo le risorse nella Santa Sede. Non siamo proprietari, siamo custodi di beni che abbiamo ricevuto».

A differenza del passato, il bilancio riguarda solo la Curia romana, ossia la Santa Sede, pari al 35% del budget vaticano complessivo, e non è dunque il bilancio consolidato che comprenderebbe anche Stato della Città del Vaticano (pari al 15%), Ior (17%), altre fondazioni e fondi, quali il fondo pensione (24%) e, infine, l’Obolo di San Pietro (6%) e un altro fondo riservato della Segreteria di Stato, pari al 3% del totale, assurto all’onore delle cronache perché da lì sono stati attinti i soldi per la compravendita dell’ormai celebre palazzo di Slogane Avenue 60 a Londra. Il bilancio, elaborato dalla Segreteria per l’Economia, è stato presentato al Consiglio per l’Economia presieduto dal cardinale Reinhard Marx. Se in passato veniva pubblicato un bilancio consolidato molto generico, adesso il budget è denso di dettagli.

In 53 pagine dense di cifre, percentuali, grafici e tabelle, emerge un quadro che fa guardare con un certo ottimismo al non facile futuro. Il conto economico del 2019 ha fatto registrare un surplus di oltre 20 milioni nel risultato operativo, dovuto ad un lieve calo delle donazioni ricevute dalle diocesi del mondo ma anche dallo Ior (14 milioni) – calo che si è concretizzato anche a fronte del fatto che nel 2018 l’Elemosineria apostolica e il dicastero per lo Sviluppo umano integrale avevano ricevuto ingenti donazioni «una tantum» – e ad un aumento dei ricavi del patrimonio dell’ Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa). Le spese sono diminuite di oltre 29 milioni, anche in ragione del fatto che nel 2018 l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (Idi) aveva assorbito, per appianare i debiti, quasi 30 milioni di euro. Ma soprattutto l’evoluzione del risultato finanziario, ossia di investimenti ben gestiti, ha generato un ricavo di 43 milioni e 898mila euro. Il deficit complessivo è di 11 milioni e 109mila euro a fronte di 50,3 milioni nel 2018. Per precisione, spiega padre Guerrero, «dovrebbero essere eliminati alcuni costi e ricavi che sono stati straordinari nel 2018 o nel 2019. Neutralizzare questi “one timers” porterebbe al risultato di un deficit di 22 milioni di euro nel 2019 contro 50 milioni di euro del 2018».

 

Juan Antonio Guerrero Alves, 61 anni.
Juan Antonio Guerrero Alves, 61 anni.

Il 2019 ha poi fatto registrare un aumento del patrimonio di quasi 170 milioni e un aumento dei ricavi di oltre 20 milioni. Il 54%, pari a 164 milioni di euro, è stato generato dallo stesso patrimonio. Gli asset si sono rivalutati principalmente a causa del buon andamento degli investimenti finanziari (sono stati 1 miliardo e 55 milioni nel 2019 a fronte di 987 milioni nel 2018, dunque +68.089.000 euro in un anno), ma è andato bene anche il settore delle proprietà immobiliari (+30.863.000 euro) e della liquidità (15 milioni ricavati dalle proprietà dell’Apsa, per dire, non sono stati reinvestiti per mantenere una maggiore liquidità). Le passività finanziarie sono aumentate, dal 2018 al 2019, di quasi 70 milioni, principalmente liquidità tenute a disposizione sui conti delle diverse entità. Il patrimonio complessivo (inclusivo del deficit di 11 milioni) è di 1 miliardo e 402 milioni di euro. Ad ogni modo, spiega padre Guerrero, «se dovessimo consolidare tutto, nel 2019 non ci sarebbe deficit, né c’è stato nel 2016, l'ultimo anno in cui tutti questi conti sono stati consolidati. Con ciò non voglio però dire che non abbiamo difficoltà e che in questa crisi del coronavirus non ne avremo di più grandi».

Già la scorsa primavera, infatti, padre Guerrero – che da agosto è coadiuvato da Maximino Caballero, segretario della Segreteria per l’Economia – e il cardinale Marx hanno invitato tutti i dicasteri a tagliare le altre spese, dai convegni alle trasferte all’estero dalle consulenze esterne ai nuovi contratti, per fa fronte al previsto calo degli introiti causato dal coronavirus (per fare un solo esempio, i Musei vaticani sono rimasti chiusi per tre mesi ed hanno poi avuto un calo vertiginoso di turisti). Tra le istanze emerse, quella di concentrare tutta la liquidità presso l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa). Un memo interno, all’epoca, proponeva una proiezione del futuro che, a seconda dell’andamento dell’epidemia e dell’efficacia dei tagli già applicati, prefigurava tre possibili scenari: si andava da uno scenario più ottimista, che prefigurava un aumento del deficit del 28%, a uno scenario intermedio (deficit dell’83%) a uno scenario più pessimista (deficit del 175%). Aggiornato quello schema, oggi, a quanto si apprende, le previsioni sono quelle dello scenario mediano.

Padre Guerrero tiene a sottolineare che la Santa Sede ha un bilancio relativamente piccolo («Ci sono molte high school negli Stati Uniti che hanno un volume superiore a quello della Curia romana indicato in questo bilancio»), ed un ventaglio molto ampio di apostolato: «Pubblicare un quotidiano ben noto, come L’Osservatore Romano, trasmettere più di 24 ore al giorno in 40 lingue, come fanno Radio Vaticana e Vatican Media, generare notizie e spiegarle come fa Vatican News, spendendo 45 milioni di euro: non ho trovato paragoni nel mondo della comunicazione. Il messaggio del Vangelo deve arrivare fino ai confini del mondo e, per quanto possibile, è auspicabile che arrivi nella lingua propria di ciascun popolo e in un modo che possa essere compreso nella propria cultura. È poi interessante vedere come la comunicazione della Santa Sede si sia modernizzata in questi anni, persino riducendo i costi. Ancora, se guardiamo alla Biblioteca, o agli archivi o all’archeologia cristiana, che si occupano di un patrimonio non solo della Chiesa, ma dell’umanità, e lo confrontiamo con istituzioni simili: possiamo dire che lo fanno con dignità e, relativamente, con poco. Lo stesso si può dire delle istituzioni universitarie, ecc. Ogni volta che trovo un termine di paragone con altre istituzioni simili o comparabili, mi sembra che la Santa Sede faccia molto con poco, grazie a molte persone che lavorano con enorme generosità. Non voglio dire che non dobbiamo migliorare in tante cose. Ma bisogna anche sottolineare che c’è molto di ben fatto».

 

Per sottolineare la missione della Santa Sede, i costi di bilancio possono essere divisi in tre blocchi: «Quello che abbiamo chiamato asset management è di 67 milioni di euro, il 21% dei costi, e include 18 milioni di euro di tasse e 25 milioni di euro spesi per la manutenzione degli edifici. Potremmo dire che questi 67 milioni di euro sono quanto ci costa generare i 164 milioni di euro di entrate di cui ho parlato prima e che sono derivanti dalla proprietà. I servizi e l’amministrazione assorbono il 14% delle spese. E le spese di missione assorbono il 65% delle spese. In generale – sottolinea Guerrero – ciò che mi ha colpito di più quando ho conosciuto meglio la Curia è che si fa molto con poco».

Nell’intervista a Vatican News, padre Guerrero non schiva le domande sui più recenti fatti di cronaca, e in particolare la compravendita di un immobile a Londra che ha inguaiato la Segreteria di Stato all’epoca in cui Sostituto agli Affari generali era Angelo Becciu. Una vicenda che ha disorientato molti. «È possibile che, in alcuni casi, la Santa Sede sia stata, oltre che mal consigliata, anche truffata. Credo che stiamo imparando da errori o imprudenze del passato. Ora si tratta di accelerare, su impulso deciso e insistente del Papa, il processo di conoscenza, trasparenza interna ed esterna, controllo e collaborazione tra i diversi dicasteri», afferma il gesuita. Ora «è importante che sia fatta chiarezza, che ci sia trasparenza», prosegue il gesuita spagnolo, che precisa, però, che «le perdite di Londra non sono state coperte con l’Obolo, ma con altri fondi di riserva della Segreteria di Stato». Nel 2019, il fondo dell’Obolo «ha coperto il 32% delle spese per la missione della Santa Sede. La struttura e i servizi sono invece coperti da fondi propri. L'incasso dell'Obolo è stato di 53 milioni di euro, di cui 10 milioni di euro donati per scopi specifici. In altre parole, il fondo ha collaborato con la missione del Santo Padre per 66 milioni di euro, 23 in più di quanto raccolto», sottolinea Guerrero. Quanto alla Segreteria di Stato – che sinora ha gestito autonomamente Obolo di San Pietro ed un secondo fondo straordinario – è inesatto dire che adesso perderà il portafoglio: «Quando una donazione è stata accettata per uno scopo specifico, questo viene rispettato. Molti dei fondi gestiti dalla Segreteria di Stato sono stati ricevuti per uno scopo specificato, sempre naturalmente legato alla nostra missione. Se i fondi saranno gestiti da un altro ente, dovranno rimanere associati a quello scopo, con gli stessi beneficiari».

Padre Guerrero afferma, infine, che la preannunciata centralizzazione degli investimenti presso l’Apsa potrebbe concretizzarsi «entro la fine dell’anno o l’inizio dell’anno prossimo si compiano i passi definitivi»: «La centralizzazione permetterà senza dubbio una maggiore trasparenza e un più preciso controllo, oltre a dare la possibilità di investire in modo unitario, seguendo la dottrina sociale della Chiesa, con criteri etici, sostenibili, buon governo e professionali».

La Santa Sede «non funziona come un’azienda o come uno Stato, non cerca profitti o eccedenze. È pertanto normale che sia in deficit. Quasi tutti i dicasteri sono infatti “centri di costo”: svolgono un servizio che non è né venduto né sponsorizzato. Evitare il deficit non è l’obiettivo della Santa Sede. Il suo spirito è un altro. Noi pensiamo che l’obiettivo è che i costi corrispondano ad avere tutto il necessario per il servizio alla missione che ci è affidata», afferma padre Guerrero. «Ciò di cui dobbiamo occuparci è che il deficit sia sostenibile o che sia adeguatamente finanziato a lungo termine. Ci sono tantissime necessità nel mondo. Dobbiamo confidare nella Provvidenza, che agisce attraverso la generosità dei fedeli».

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