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Provincia virtuosa
 

Trento investe sulla famiglia

02/08/2016  Finanziamenti, servizi e politiche familiari non solo per chi è nel bisogno, ma per prevenire il disagio. e per evitare il sicuro declino di un paese che non fa più figli

investire sulla famiglia, su tutte le famiglie, per investire sul futuro. Perché per Ugo Rossi, presidente della Provincia autonoma di Trento, «se non riprendiamo a fare figli e non contrastiamo l’invecchiamento della popolazione andiamo verso il declino». Lui che tanto ama e conosce la sua regione: «Siamo un territorio di montagna e per noi è molto importante evitare lo spopolamento mantenendo i servizi. Soprattutto quelli legati alla cura dei figli nelle valli, o tutti si trasferiranno in città».

Idee chiare a cui seguono azioni concrete che danno ottimi risultati, visto che in Trentino le donne fanno più figli che in tutta Italia (l’1,44 è il tasso di figli per donna in età feconda in provincia di Trento contro l’1,29 nazionale), i bambini da 0 a 2 anni ricevono il maggior numero di servizi e, ultimo ma assolutamente primo, il 43,6% è molto soddisfatto delle proprie relazioni familiari (rispetto alla media nazionale del 33,8%).

CONCILIARE FAMIGLIA E LAVORO

  

Renzo Dori, classe 1945 e formazione da sociologo, presiede con intelligenza l’Azienda pubblica di servizi alla persona Margherita Grazioli, un’oasi di pace sulla collina est di Trento. Qui l’attenzione è rivolta ai pazienti, anziani autosufficienti e non, malati di Alzheimer, persone in stato vegetativo e ai propri dipendenti: l’Azienda nel 2010 ha deciso di intraprendere il percorso triennale di valutazione per ottenere l’accreditamento al marchio Family Audit, che prevede azioni e interventi orientati a coniugare le necessità aziendali con quelle personali e familiari dei dipendenti. «Un’adesione volontaria», spiega Dori, «come per tutti i sistemi di qualità. E che richiede un lavoro di acculturamento in tal senso e azioni concrete nell’ottica della conciliazione famiglia-lavoro». Con tutte le difficoltà di un’azienda pubblica, regolata dal contratto nazionale del lavoro. «Eppure la nostra è stata la prima del comparto a fare un accordo specifico con il sindacato per codificare le modalità del telelavoro».

Oltre a fare scelte di welfare aziendale, evitando quindi la logica dei benefit (come sconti sugli impianti di risalita o in base al numero di figli), ma promuovendo un cambiamento culturale con l’offerta di servizi che avessero una ricaduta positiva sui dipendenti. «Da qui la scelta di lavorare di concerto con altre realtà vicine unite nello stesso distretto familiare» continua Dori. «La Fondazione Bruno Kessler che fa ricerca, la Cooperativa sociale Kaleidoscopio che ha come specializzazione i percorsi educativi e la Famiglia Cooperativa con la sua realtà commerciale». Quattro realtà unite in nome di uno stesso principio: costruire attraverso sinergie attività volte al welfare aziendale.

«Ed ecco allora la capacità di Kaleidoscopio di proporre, dalla scuola dell’obbligo fino alle superiori, iniziative che supportino le famiglie con bambini nei periodi critici coincidenti con le vacanze, conciliando così la presenza dei genitori al lavoro», continua Dori, «o la Fondazione Bruno Kessler che propone corsi di inglese, francese e robotica per bambini. La messa a disposizione, da parte nostra, della lavanderia per ritirare i panni lavati e stirati liberando così tempo da dedicare a qualcosa di bello.
Con la Famiglia Cooperativa stiamo studiando un sistema per ordinare la spesa on line e farsela recapitare sul luogo di lavoro. Tutto in un’ottica no profit, dove noi non guadagniamo nulla, ma copriamo solo le spese». E tutto in accordo con il Comune di Trento.

Mariachiara Franzoi, mamma di tre bimbi di 7, 4 e 2 anni, è assessore con delega per le Politiche sociali,
familiari, abitative e per i giovani. «Una delega che è nuova e a favore di una famiglia che non viene più vissuta solo nel bisogno, ma in un’ottica di prevenzione. Per la stessa logica abbiamo sposato la certificazione Family Audit e sosteniamo il welfare aziendale». Risultato? «In un’azienda con 200 dipendenti di cui l’83% lavora in turnistica e l’87% è donna», conclude Dori, «grazie a telelavoro e personalizzazione dei turni abbiamo ottenuto minor assenteismo, meno malattie, meno ferie, ma soprattutto maggior soddisfazione e motivazione sul lavoro».

SORRIDERE, NON SOPRAVVIVERE

Simona Magistri, 44 anni, mamma di Giada, Sofia, Manuel e Ilaria, ha deciso di restare a casa per curare i ragazzi. Lei, pedagogista, e il marito Giuseppe, capocantiere, sono originari della Puglia. Poi un giorno a lui hanno offerto di essere assunto in un’azienda di Rovereto e Simona non ha avuto dubbi: «Lì i nostri figli cresceranno benissimo». E così è stato. Oggi i ragazzi hanno 16, 14, 12 e 9 anni e nel frattempo loro due sono diventati coordinatori provinciali dell’Associazione nazionale famiglie numerose. Con un ruolo precipuo: «Mettere “becco” un po’ dappertutto» sorride Giuseppe, «perché la famiglia, cellula primaria della società, abbia voce». Voce che in Trentino viene ascoltata: «Qui c’è una politica familiare, si investe sulla famiglia. Non sarà un caso se esiste un’Agenzia provinciale per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili». I Magistri, che hanno contribuito alla riscrittura dell’Icef, versione “trentina” dell’Isee che considera maggiormente il numero dei figli, affermano: «La nostra politica è di fare investimenti sui figli, non sul far fare i figli. Per farli crescere bene i bambini non devono sopravvivere, devono sorridere. Sin da piccoli sono parte della società. Noi lavoriamo perché per loro ci siano le condizioni di sopravvivenza e un futuro dignitoso».

Foto: Beatrice Mancini

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