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sabato 07 dicembre 2019
 
Film
 

Cosa succede se la Madonna appare a una laica

19/11/2018  Intervista Gianni Zanasi regista del film "Troppa grazia", che si interroga su che cosa significa credere oggi

Lucia è una madre di trentasei anni. Fa la geometra, deve mantenere la figlia, e ha un compagno che la tradisce. Un giorno le appare la Madonna. “Tutti pensano che lei sia folle. Ma la vera pazzia è quella che la circonda”, ci spiega Gianni Zanasi, il regista di Troppa grazia. Ci ha raccontato che cosa significa “credere” oggi, com’è nata l’idea di questa commedia dallo spirito libero.

Partendo dal titolo. Che cosa è per lei la grazia?

Una bellezza senza sforzo. Qualcosa di magico e speciale, che con delicatezza e forza allo stesso tempo squarcia il quotidiano. Il titolo è anche ironico. A una giovane donna laica appare la Madonna, e lei si spaventa. In questo senso intendo il mio Troppa grazia. È un film che non è legato solo a una dimensione religiosa. Si riferisce a un particolare momento della vita della protagonista, alla sua infanzia, quando ancora aveva una fede. Crescendo ha smesso di fidarsi dell’amore e di tutto quello che non si può toccare con mano. Non ha più la capacità di immaginare. Ma io penso che non bisogna mai perdere del tutto l’innocenza, che è necessario mostrare empatia verso l’altro. Altrimenti resta solo il cinismo, e l’intelligenza a quel punto non basta più. La Madonna rappresenta la parte più profonda di Lucia, quella istintiva e se vogliamo anche “infantile”. Vuole riportare la felicità a ogni nuovo giorno.

Siamo ancora in grado di riconoscere la grazia?

Sì, ma siamo molto distratti. Cerchiamo di sopravvivere, con una crisi economica devastante, forse la peggiore degli ultimi due secoli. Questo ci ha portato ad avere paura, ha aggredito il nostro modo di essere. L’anima quindi si irrigidisce, si perde ogni tipo di stupore.

Come le è venuta l’idea del film?

Alcuni per scrivere partono dai grandi temi, come la spiritualità, l’urgenza ambientale… Per me invece tutto inizia da qualcosa che mi sorprende, che vedo all’improvviso. Mi sono immaginato una persona oppressa, che si imbatte nella Madonna. “Vai in mezzo agli uomini”, le dice. E Lucia risponde: “No. Vacci tu”. Mi sono messo a ridere. Questa dinamica mi ha catturato subito. Dentro questa risata c’era il ritratto di Lucia, e forse di molti di noi. Lucia è una persona normale, ma allo stesso tempo straordinaria.

Nel suo cinema è sempre molto presente la provincia.

Vengo dalla provincia e penso anche che l’Italia sia tutta “una provincia”. Ci sono le grandi città, ma la maggior parte del nostro Paese non ha metropoli con più di un milione di abitanti. Penso che se girassi un film a New York andrei a cercare la “provincia” anche là. Per me significa anche allontanarmi dai luoghi comuni, scoprire qualcosa di più vero.

Come si è rapportato con l’idea di portare la Madonna sullo schermo?

È stato un percorso fisico e spirituale. Purtroppo la fede in Dio non è un dono che ho. Io credo nel cinema, nel potere delle storie, e nelle persone. “Credere” significa sentire un’urgenza. Può capitare che sia qualcosa che si scontra con la nostra “normalità”. Intorno a Lucia ci sono molti interessi sociali ed economici. Viene a contatto con la speculazione edilizia, deve scegliere se lavorare accettando dei compromessi, o seguire una propria etica. Decide di chiudere un occhio, tradisce la sua terra, il campo che è sempre stato vicino a casa sua. La Madonna la richiama a qualcosa di più vero, di più onesto. Di conseguenza gli altri pensano che lei sia folle. Ma la vera “pazzia” è quella che la circonda.

Che cosa significa quindi essere credenti?

Avere speranza in qualcosa che va al di là dell’oggi in questi tempi difficili, che supera gli interessi spiccioli e il tornaconto immediato. Bisognerebbe inquadrare la nostra vita in una prospettiva più ampia, salvaguardare il mondo e renderlo più vivibile e accettabile per le future generazioni. Purtroppo tutto tende ad andare nella direzione opposta.  

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