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venerdì 06 dicembre 2019
 
 

Troppa televisione, bambini aggressivi

04/03/2013  Il legame tra televisione e atteggiamenti antisociali è sempre più forte. Lo testimoniano diversi studi internazionali. Il Presidente dell'Age lancia un appello per tutelare i minori.

Troppa televisione. E i bambini diventano sempre più aggressivi. Non è una novità e, a confermarlo, arrivano in supporto diversi studi, secondo i quali è sempre più forte il legame tra televisione e atteggiamenti aggressivi e antisociali. Al punto che, per ogni ora in più di tv alla sera nella fascia d'età infantile e adolescenziale, aumenta del 30% il rischio di avere guai con la giustizia nella prima età adulta. L'Associazione italiana genitori (Age) lancia l'allarme: «Sul rapporto media e minori è ora di cambiare rotta, perché il nostro Paese ha smarrito una vera cultura dell'infanzia».

Gli studi che avvalorano l'esistenza di un nesso tra violenza, indole aggressiva e televisione si rifanno alla ricerca di un esperto del settore, Paul Boxer della Rutgers University di Newark in New Jersey, pubblicata sul Journal of Youth and Adolescence, che ha mostrato come il tipo di programmi televisivi visti da piccoli influenzi i comportamenti dell'età adolescenziale. Lo studio neozelandese, di Bob Hancox dell'Università di Otago, ha coinvolto circa mille tra bambini e adolescenti tra i 5 e i 15 anni e ha portato alla luce un legame tra quantità di televisione vista la sera durante la settimana e atteggiamenti aggressivi.

Un'altra ricerca è di carattere neozelandese, pubblicata sulla rivista Pediatrics. Il lavoro, curato da Dimitri Christakis, docente di pediatria alla University of Washington, ha coinvolto 565 genitori di bimbi tra i 3 e i 5 anni che sono stati divisi in due gruppi. Mentre nel gruppo di controllo i figli avevano carta bianca su cosa vedere in tv e i genitori dovevano solo tenere un diario dei programmi scelti dai bambini, nel gruppo sperimentale i pediatri hanno chiesto ai genitori di selezionare programmi adatti ai piccoli, didattici e con sfondo pro-sociale. Due controlli a 6 e 12 mesi hanno dimostrato che i bimbi del secondo gruppo si rivelavano meno aggressivi, relazionandosi con l'esterno, rispetto ai coetanei 'padroni' del telecomando.

In questo contesto sempre più preoccupante si inserisce l'appello dell'Age. Il presidente Davide Guarneri spiega: «Le istituzioni a tutela dei minori in Italia esistono, ma negli anni si sono sempre più affievolite, come nel caso eclatante, di cui quasi nessuno più parla, del Comitato Media e Minori, istituito per legge ma non più ricostituito da un anno e due mesi. Possibile che questo organismo muoia così, perché il Ministero dello Sviluppo economico, competente in materia, non provvede alla nomina?». Questo è solo uno dei tanti punti toccati.

«Sappiamo che il Consiglio Nazionale degli Utenti presso l'Agcom inoltra segnalazioni all'Agcom, promuove audizioni, cerca contatti. Ma i risultati sono scarsi, forse per l’antagonismo del mondo delle aziende – prosegue l'Age –. Non si hanno notizie, per esempio, della proposta di legge presentata a novembre 2012 per limitare la pubblicità televisiva dei giochi di fortuna on-line. La Commissione bicamerale per l'infanzia, collegata all'Osservatorio nazionale dell'infanzia, ha affievolito nel tempo la sua attività, non incidendo nella sensibilità del Parlamento e delle istituzioni nei confronti dei minori».

Discorso valido anche per cinema e pubblicità. «La Commissione di revisione cinematografica, presso la direzione Cinema del Ministro dei Beni culturali, dovrebbe valutare i film nell'ottica dell'applicazione di divieti volti a escludere i minori dalla visione di film inadatti, ma le pressioni dei produttori stranieri e italiani sono talmente forti da rendere vani gli sforzi dei genitori. Esiste – e forse lo sanno in pochi – anche l’Istituto per l’Autodisciplina pubblicitaria, al quale il cittadino può inoltrare specifiche segnalazioni». Così come da qualche tempo ha preso il via il Comitato per la Sicurezza nella Rete, che riunisce circa cinquanta fra istituzioni, associazioni, gestori e provider.

«Con queste istituzioni, superstiti o poco note – conclude il presidente Guarneri -, dovrebbe collaborare attivamente il Garante nazionale per l'infanzia, realtà di recente istituzione (legge n.112 del 12 luglio 2011), che ha ottenuto solo da pochi mesi un regolamento per le sue attività».

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