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sabato 19 settembre 2020
 
 

Tv e sociale, niente disabili nelle fiction

15/07/2011  Secondo lo sceneggiatore dei Cesaroni e Montalbano, Salvatore De Mola, “le linee editoriali Rai e Mediaset sono troppo rigide. Impossibile che un down sia protagonista di una fiction".

“Un protagonista down in una fiction Rai o Mediaset? Impossibile”. E’ quanto spiega lo sceneggiatore Salvatore De Mola (tre menzioni speciali al Premio Solinas per sceneggiature inedite, e sceneggiatore, tra l’altro, de ‘I Cesaroni’ e ‘Il Commissario Montalbano’) intervenuto al seminario di Sovicille della Fondazione Fortes dal titolo ‘Quando la comunicazione incontra la socialità’.

     Secondo De Mola, quotidianamente impegnato a far passare temi con ricadute sociali nelle proprie fiction, “le linee editoriali delle televisioni sono molto rigide, non c’è grande libertà ed è difficile far passare questo tipo di tematiche nelle grandi fiction italiane”.

     Per De Mola questo avviene perché “le reti televisive puntano ad un pubblico tendenzialmente anziano, benpensante, un pubblico che cerca l’evasione e non vuole rischiare di farsi andare di traverso il boccone della cena con storie socialmente difficili”. Si tende quindi a raccontare storie e personaggi in cui “non ci siano elementi ansiogeni”, a raccontare “storie buoniste dove alla fine tutti si abbracciano e si vogliono bene”.

     Raccontando la sua esperienza, De Mola spiega che in più di un’occasione si è visto sbattere la porta in faccia dagli editori quando puntava ad inserire elementi sociali nelle sceneggiature delle fiction: “Si tratta sempre di fare compromessi – commenta con una punta di amarezza - Di certi temi non si può parlare almeno che non vengano inseriti in personaggi secondari”.

     De Mola ripone molta fiducia nell’avvento del satellite, grazie al quale anche “il sociale probabilmente potrà entrare a pieno titolo nelle fiction, come già avviene negli Stati Uniti”. Come esempio, De Mola cita “You don’t Jack” (Il dottor Morte), un film per la televisione interpretato da Al Pacino basato sulla vita del ‘Dottor Morte’ Jack Kevorkian, il medico che ha praticato l’eutanasia su oltre 130 pazienti affetti da patologie giunte allo stadio terminale. “Al momento in Italia – conclude De Mola – una fiction del genere è inconcepibile”.

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