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mercoledì 19 dicembre 2018
 
Terroristi
 

E adesso l'Isis se la prende con Twitter

02/03/2015  Minacce dei jihadisti a Jack Dorsey, fondatore del social network, e ai suoi collaboratori. La strategia mediatica dell'Isis.

Jack Dorsey, fondatore di Twitter (Reuters).
Jack Dorsey, fondatore di Twitter (Reuters).

Anche se ancora da verificare, la minaccia rivolta a Jack Dorsey, inventore del social network Twitter, e ai suoi collaboratori e dipendenti si inserisce perfettamente nella strategia dell'Isis e, più in particolare, nella sua diabolica abilità di usare le espressioni più moderne di quella società occidentale che i jihadisti dicono di detestare. 

Twitter, il social basato sui micro-messaggi di 140 caratteri al massimo, è nato nel 2006 ma si è affermato definitivamente nel 2009, in coincidenza con le proteste che sconvolsero l'Iran dopo la rielezione del presidente Ahmadinejad, che proprio su Twitter trovarono il miglior mezzo di diffusione internazionale. Gli islamisti, quindi, conoscono bene l'efficacia dello strumento e le ragioni per temerlo.

Ma il problema vero è un altro. I dirigenti e comandanti delll'Isis, pur facendo finta di amministrare uno pseudo -Stato basato su regole medievali anche per l'Islam, conoscono benissimo le dinamiche della comunicazione nelle società occidentali sviluppati e le sfruttano senza pietà.  Non a caso è ormai accertato che i jihadisti dispongono anche di esperti di informatica e comunicazione web (è stato fatto il nome dell'hacker tunisino Magdi Mgaidia), tra i quali ci sarebbe anche un italiano.

Come diciamo in un altro pezzo, RaiNews ha deciso di non trasmettere più i video diffusi dall'Isis, proprio perché evidentemente confezionati con professionalità e studiati per ottenere il massimo effetto propagandistico. In uno degli ultimi, quello che avrebbe dovuto raccontare l'esecuzione dei 21 copti egiziani da parte dell'Isis libico, gli esperti hanno addirittura scoperto segni di manipolazione elettronica: questo per dire fino a che punto di raffinatezza sia arrivato il lavoro dell'Isis sui media.

Quindi non è più importante se la minaccia contro Jack Dorsey e Twitter sia vera o falsa. Conta solo che sia credibile, e come si vede lo è.  Domani potrebbe essere Facebook o Instagram, o magari l'account di un giornalista particolarmente famoso o di una stella del cinema. Il che vuol dire che l'Isis ha comunque raggiunto, almeno in questo caso, il suo obiettivo.

 
 
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