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domenica 29 marzo 2020
 
Udienza
 

«Uniamo le voci, pastori e fedeli: preghiamo il Padre Nostro»

25/03/2020  Papa Francesco ricorda i 25 anni della Evangelium vitae e chiama alla solidarietà per le persone malate, anziane, sole. Sottolinea il valore della vita umana, da difendere. E rimanda alle 12 per la recita comune della preghiera che Gesù ci ha insegnato affinché finisca la pandemia. Unisciti a noi per pregare insieme, in diretta

Le voci dei cristiani unite per chiedere la fine della pandemia. Al termine dell’udienza, anche questa volta in streaming dalla biblioteca del palazzo apostolico, papa Francesco ricorda l’invito alla recita del Padre nostro. «Noi Pastori delle varie Comunità cristiane, insieme ai fedeli delle diverse confessioni, ci riuniremo spiritualmente per invocare Dio con la preghiera del Padre Nostro», dice Francesco.

«Uniamo le nostre voci di supplica al Signore in questi giorni di sofferenza, mentre il mondo è duramente provato dalla pandemia. Voglia il Padre, buono e misericordioso, esaudire la preghiera concorde dei suoi figli che con fiduciosa speranza si rivolgono alla sua onnipotenza». E poi ricorda l’appuntamento di venerdì quando, da solo, sul sagrato di San Pietro pregherà in adorazione del Santissimo sacramento e darà la benedizione Urbi et Orbi con annessa indulgenza plenaria.

In questo momento difficile il Papa moltiplica le sue preghiere e la sua vicinanza al popolo che soffre. In tutti i saluti nelle diverse lingue non manca di sottolineare il grave momento che l’umanità sta vivendo. Agli spagnoli e ai francesi, agli italiani ai tedeschi ai polacchi… ricorda che «ogni vita umana è un inestimabile dono di Dio. Ce ne rendiamo conto sempre di più in questo periodo, in cui l’epidemia toglie la vita a tantissime persone». E prega, «per intercessione di Maria, il Signore della vita di fermare la minaccia della morte e di infondere nei cuori di tutti gli uomini il rispetto per ogni vita». Nella giornata in cui ricorre l’Annunciazione del Signore e per i 25 anni dell’enciclica di Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, Francesco difende con forza la vita umana e loda quanti, nella pandemia, «si prodigano nel servizio per gli infermi, gli anziani e le persone sole».

Con la forza della fede, «che non è una ideologia» spiega il racconto evangelico dell’Annunciazione. E sottolinea che «con il suo “sì” consegnato all’Angelo, la Vergine accoglie il Verbo che si fa carne e accetta con fiducia di prendersene cura. Accetta di diventare madre del Figlio di Dio. Così, in Maria, si realizza l’incontro di Dio con l’uomo. Il legame tra l’Annunciazione e il “Vangelo della vita” è stretto e profondo, come ha sottolineato San Giovanni Paolo nella sua Enciclica. Oggi, ci troviamo a rilanciare questo insegnamento nel contesto di una pandemia che minaccia la vita umana e l’economia mondiale».

Una situazione, questa che «fa sentire ancora più impegnative le parole con cui inizia l’Enciclica: “Il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù. Accolto dalla Chiesa ogni giorno con amore, esso va annunciato con coraggiosa fedeltà come buona novella agli uomini di ogni epoca e cultura”».

L’annuncio va innanzitutto testimoniato come stanno facendo, in modo silenzioso, «tante persone che, in diversi modi, si stanno prodigando al servizio dei malati, degli anziani, di chi è solo e più indigente. Mettono in pratica il Vangelo della vita, come Maria che, accolto l’annuncio dell’angelo, è andata ad aiutare la cugina Elisabetta che ne aveva bisogno».

«In effetti, la vita che siamo chiamati a promuovere e a difendere non è un concetto astratto, ma si manifesta sempre in una persona in carne e ossa: un bambino appena concepito, un povero emarginato, un malato solo e scoraggiato o in stato terminale, uno che ha perso il lavoro o non riesce a trovarlo, un migrante rifiutato o ghettizzato…».

Il Papa denuncia «gli attentati alla dignità e alla vita delle persone» che «continuano purtroppo anche in questa nostra epoca, che è l’epoca dei diritti umani universali; anzi, ci troviamo di fronte a nuove minacce e a nuove schiavitù, e non sempre le legislazioni sono a tutela della vita umana più debole e vulnerabile».

E la vita umana «non è patrimonio esclusivo dei cristiani, ma appartiene a tutti coloro che, adoperandosi per la costruzione di relazioni fraterne, riconoscono il valore proprio di ogni persona, anche quando è fragile e sofferente». Ogni vita umana, conclude Bergoglio, «è unica e irripetibile, vale per se stessa, costituisce un valore inestimabile. Questo va annunciato sempre nuovamente, con il coraggio della parola e il coraggio delle azioni. Questo chiama alla solidarietà e all’amore fraterno per la grande famiglia umana e per ciascuno dei suoi membri». E con Giovanni Paolo II ribadisce «l’appello che lui ha rivolto a tutti venticinque anni fa: “Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo, libertà, pace e felicità!”».

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