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giovedì 22 ottobre 2020
 
 

Un Paese che non investe sui cittadini

14/02/2012  Anticipiamo il "Primopiano" del numero in edicola dal 15 febbario. Maggiori oneri per le famiglie nella cura di persone fragili. A fronte di un crescente disimpegno dello Stato.

Il grado di civiltà di un Paese si misura su come sono curate le persone più fragili. Se la collettività scarica la loro assistenza su famiglie, parenti, beneficenza privata, quel Paese è sulla via dell’imbarbarimento e della progressiva ingiustizia. Dove i potenti e i ricchi saranno sempre più privilegiati. E gli “ultimi” resteranno tali. Ai margini della società.

A riguardo della situazione italiana, il Censis ha scritto: «La disabilità è ancora una questione invisibile nell’agenda istituzionale, mentre i problemi gravano drammaticamente sulle famiglie, spesso lasciate sole nei compiti di cura». C’è un crescente disimpegno pubblico nei servizi socio-sanitari. Sia a livello nazionale, che regionale e locale. Lo stesso è per le disparità territoriali. Inaccettabili in un progetto di piena cittadinanza sociale, che dia pari opportunità a tutti gli italiani.

In alcuni territori, Regioni e Comuni tentano di mantenere quote adeguate di risorse e servizi per disabili, anziani fragili, persone marginali, famiglie in povertà e disagio sociale. In altri contesti (già alle prese con la disoccupazione e l’inefficienza della pubblica amministrazione), i servizi socio-sanitari peggiorano. Lasciando intere aree d’Italia senza assistenza per disabili e anziani.

Anche il mancato finanziamento a livello nazionale del Fondo per la non autosufficienza, chiesto invano da sindacati e associazioni familiari al precedente Governo Berlusconi già dalla Conferenza sulla famiglia di Milano del novembre 2010, ma non rinnovato nemmeno dall’attuale Governo Monti, è un gravissimo segnale di mancata attenzione, che le famiglie e la nostra società non possono più sopportare.

È tempo di mettere le persone più fragili al centro dell’attenzione del Paese. I disabili non sono un “fardello economico”. Sostenere i compiti di cura delle famiglie non è solo un doveroso atto di giustizia e di solidarietà, ma costituisce anche uno strumento di rilancio della speranza, del progetto e dello sviluppo del “sistema Paese”. Così si potranno liberare le energie e l’impegno di tanti uomini e donne adulte. Cioè di quella “generazione sandwich” che cura giovani e anziani. Quei padri e quelle madri alle prese con figli adolescenti o con giovani adulti disoccupati o precari. E che, al tempo stesso, devono farsi carico della cura e della custodia dei propri genitori anziani e delle persone fragili e disabili presenti in famiglia.

Un Paese che crede e investe nei suoi cittadini, anche nel sostegno a quelli più fragili, sarà capace di rilanciare l’occupazione e l’economia. Dove prendere i soldi? Basterebbe abbattere la scure sulle spese militari e “tagliare le ali alle armi”, rinunciando agli F35. O sospendere i generosi finanziamenti ai partiti, per rispetto alla volontà popolare. E visti anche i cattivi usi che ne fanno.

Con le liberalizzazioni delle attività commerciali, liberiamo anche le energie delle famiglie. E sosteniamole nel compito di cura. Rifinanziare un nuovo Piano per la non autosufficienza, già presente in molte nazioni europee, ci farà stare nell’Unione europea a testa alta. Un’Europa non solo del commercio e delle monete, ma soprattutto solidale. Un’Europa ancora da costruire, ma che ci interessa davvero. Molto di più di quella delle banche e della finanza.

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