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lunedì 20 gennaio 2020
 
 

Una rinnovata solidarietà per la società

31/01/2014  C’è ancora un grande desiderio di fare figli, mortificato da inadeguate politiche familiari e da una cultura diffidente verso la vita. Ma al centro della 36ª Giornata nazionale per la vita torna l'importanza del generare. Una dimensione che si apre al futuro, oltre le attuali tendenze demografiche.

«La società in cui siete nati voi privilegia i diritti individuali piuttosto che la famiglia», diceva il 4 ottobre scorso papa Francesco ai giovani che stavano ad ascoltarlo ad Assisi. Diritti di ciascuno e futuro per nessuno in un tempo che chiede e, anzi, pretende di dar inizio e fine alla vita quando a uno più piace.
Non è il momento per avere un figlio? Si “sceglie” di aspettare, di interrompere la vita che si sta formando. Tanto poi ci sarà il tempo per programmarne un altro. Non è più il momento per avere un figlio? (Perché la natura, quella sì, ha i suoi tempi che non si piega no ai desideri tardivi). Si assembla una vita, magari acquistando ingredienti e pezzi di ricambio, come se si fosse al supermercato o in officina.

Ma per accogliere un figlio, lo ricordano i vescovi nel Messaggio per la 36ª Giornata nazionale per la vita del 2 febbraio, oggi ci vuole coraggio, che non tutti riescono a darsi in una società più preoccupata delle minoranze sociali – e anche delle mode – piuttosto che della maggioranza delle famiglie. E dei giovani sposi che, secondo recenti inchieste, «hanno ancora un grande desiderio di generare, che resta mortificato per la carenza di adeguate politiche familiari, per la pressione fiscale e una cultura diffidente verso la vita». Se non fosse così, la percentuale che regala un primato negativo al nostro Paese, con solo l’1,3 di bambini per donna, si potrebbe avvicinare a quella dei figli “desiderati” che è di 2,2.

Allora sì, si potrebbe guardare a un futuro migliore, perché, come dice il Messaggio «generare figli genera futuro». E,  come  ricorda  papa Francesco, «i figli sono pupilla dei nostri occhi. Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri figli? come potremo andare avanti così». Ancora una volta la Chiesa, ben lungi dall'essere ancorata a un passato che non esiste più e a valori che alcuni ritengono desueti, guarda avanti e ricorda che i figli sono il futuro. Una verità che, però, si deve tradurre in un impegno concreto.

Le strade per farlo sono molteplici. Da quella, sul piano pubblico e politico, dell’iniziativa “Uno di Noi” intrapresa dai cittadini di 28 Paesi europei (con circa 2 milioni di firme raccolte a favore della tutela dell’embrione), a quelle più sociali e familiari del sostegno e dell’aiuto perché «la nostra società ha bisogno, oggi, di solidarietà rinnovata, di uomini e donne che la abitino con responsabilità. E siano
messi in condizione di svolgere il loro compito di padri e madri, impegnati a superare l’attuale crisi demografica e, con essa, tutte le forme di esclusione. Un’esclusione che tocca, in particolare, chi è
ammalato e anziano, magari con il ricorso a forme mascherate di eutanasia».

Non dimentichiamo, infine, come scriveva papa Francesco ai partecipanti alla Settimana sociale svoltasi a Torino lo scorso settembre, che «un popolo che non si prende cura degli anziani e dei bambini
e dei giovani non ha futuro, perché maltratta la memoria e la promessa».

 
 
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