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sabato 06 giugno 2020
 
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Pieni poteri a Orban, democrazia a rischio in Ungheria

31/03/2020  Dopo aver decretato lo stato di emergenza l'11 marzo per l'epidemia, ora il Parlamento approva una legge che concede al premier di sciogliere le Camere, cambiare o sospendere le leggi, governare con l'uso esclusivo di di decreti, annullare le elezioni, sospendere arrestare i giornalisti accusati di diffondere notizie false. Una deriva autoritaria che preoccupa l'Europa.

(Foto Reuters: il premier ungherese Viktor Orban)

Dopo aver già minato più volte le basi della democrazia e dello Stato di diritto nel suo Paese, Viktor Orban ha trovato nella pandemia del Covid-19 l’occasione per una drastica svolta autoritaria e illiberale: il Parlamento di Budapest - con 153 voti a favore e 53 contro - ha concesso al premier i pieni poteri, a tempo indeterminato, fino a quando resterà in vigore lo stato di emergenza (iniziato l’11 marzo). Questo significa che il primo ministro avrà facoltà sciogliere il Parlamento, cambiare le leggi in vigore o sospenderle, governare attraverso l'uso esclusivo di decreti, anche annullare le elezioni. La legge approvata dal Parlamento, inoltre, prevede la possibilità di condannare alla reclusione o alla radiazione dall’albo i giornalisti che diffondano notizie ritenute false o contrarie alle decisioni del Governo: una preoccupante limitazione alla libertà di stampa e di informazione. Tutto ciò giustificato dalla necessità di «combattere più efficacamente il coronavirus».

La denuncia dell’opposizione non si è fatta attendere: è l’inizio della dittatura in Ungheria. Anche il leader del partito nazionalista Jobbik Peter Jakab ha parlato di «colpo di Stato». Anche una parte dell’opinione pubblica ungherese ha accolto in modo molto critico e preoccupato la nuova legge che appare eccessiva. I partiti di opposizione vorrebbero che quantomeno il Parlamento ponesse una scadenza, un limite di 90 giorni allo stato di emergenza. 

Dal canto suo, Orban ha replicato alle denunce arrfivando ad affermare che «l’opposizione sta dalla parte del virus». In Ungheria si registrano attualmente poco più di 440 casi confermati di contagio e 15 vittime. Ma nel Paese scareseggiano i tamponi e in mancanza di reali controlli si stima che il numero dei contagiati potrebbe essere enormemente più elevato. Le reazioni alla pericolosa deriva pesantemente autoritaria dell’Ungheria non sono mancate in Europa: «La Commissione sta valutando le misure di emergenza adottate dagli Stati membri in relazione ai diritti fondamentali. In particolare per il caso della legge votata oggi in Ungheria sullo stato di emergenza e le nuove sanzioni penali per la diffusione di informazioni false», ha dichiarato il commissario alla Giustizia Didier Reynders. 

Primo ministro initerrottamente dal 2010, 57 anni a maggio, Orban è a capo di Fidesz - Unione civica ungherese, un partito conservatore, populista cristiano-democratico, membro del Partito popolare europeo fino a quando nel 2019 non è stato sospeso, a causa dell’adozione di una serie di provvedimenti presi da Orban giudicati apertamente antidemocratici.

Nazionalpopulista, convinto euroscettico, fiero nemico delle politiche europee in favore degli immigrati, Orban si è attirato adosso molte critiche e proteste nel 2015 per la sua decisione di costruire una barriera di protezione, una rete metallica alta quasi quattro metri per un’estensione di 175 chilometri lungo il confine con la Serbia per bloccare l’arrivo dei migranti in Ungheria, e bloccare il flusso in modo particolare di quelli musulmani. A questo muro di è poi aggiunta una barriera di separazione con la Croazia, per fermare completamente la rotta balcanica del profughi. Un attacco alle fondamenta dell’Ue: il primo muro costruito ex novo per dividere due Paesi già membri dell’Unione. 

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