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martedì 07 luglio 2020
 
 

Unioni civili, false battaglie di civiltà

01/08/2012  Anticipiamo il "Primopiano" di Famiglia Cristiana No. 32, in edicola da mercoledì 1 agosto. Dopo tanto clamore, a Milano la “montagna ideologica” ha partorito un “topolino di fatto”.

I lucchetti simbolo delle unioni omosessuali attaccati alla ringhiera metallica di fronte a Palazzo Marino, dove si svolge il Consiglio Comunale di Milano, dai militanti dell'Arcigay (Ansa).
I lucchetti simbolo delle unioni omosessuali attaccati alla ringhiera metallica di fronte a Palazzo Marino, dove si svolge il Consiglio Comunale di Milano, dai militanti dell'Arcigay (Ansa).

E così il Comune di Milano ce l’ha fatta. Ma non passerà alla storia per questo. L’ha spuntata sul registro delle unioni civili. Dopo un vivace dibattito fin quasi all’alba. Non c’è, però, record da primato. Ottanta Comuni in Italia l’avevano già, anche se pochi si sono registrati. Qualche mese fa, si è allineata anche la Napoli di De Magistris. Senza grandi discussioni. Ma con una specie di “simil- rito” di inizio convivenza che, per fortuna, Milano s’è ben guardata dal replicare. Dopo tanto clamore, la “montagna ideologica” ha partorito un “topolino di fatto”. A chi serve questa battaglia? Soprattutto, in un momento di così grave crisi economica? Il Paese “brucia”. Ben altre sarebbero le vere emergenze. L’Italia ha bisogno di pacificazione tra le forze politiche. Non di inutili “guerre di religione”. I registri comunali non sono una priorità, se non per qualcuno. Non certo per le famiglie. O per la stragrande maggioranza della popolazione, alle prese con la fatica del vivere quotidiano.

Ancora una volta, la vecchia politica vuole tingersi di nuovo. Ma segna l’abissale distanza che la separa dai problemi reali del Paese. Cede alle pressioni mediatiche. E privilegia minoranze molto aggressive. Nel nome del progressismo e della modernità. Per rispettare impegni presi in campagna elettorale. O per adeguarsi ai Paesi dell’Unione europea. Ragioni risibili. Per lo meno, parzialissime. Visto il disimpegno su altri temi fondamentali. Dal risanamento economico alle serie politiche familiari, mai attuate. Si discuterà molto, nei prossimi mesi, di tutela giuridica delle unioni di fatto, eterosessuali od omosessuali. Dei loro diritti e, forse, anche dei loro doveri (sempre evanescenti!). È lecito chiedersi se ci sarà la stessa premura, a livello locale e nazionale, verso i bisogni delle famiglie reali, soprattutto con figli. Quelle, cioè, che assumono impegni concreti davanti alla società e allo Stato.

Oltre dieci milioni di coppie coniugate con figli, in Italia, lottano ogni giorno contro la crisi. Sembra non interessi a nessuno. Quasi due milioni di famiglie separate, per lo più con figli minori, non hanno avuto alcun sostegno nei momenti di crisi. Cioè, prima della separazione. Così come, dopo, nessun aiuto è stato dato a padri, ma anche madri, che vivono lontano dai propri figli. Per non dire delle tante situazioni familiari, di cui i servizi non si prendono minima cura.

Altro che famiglie da Mulino Bianco! In Italia cresce la loro povertà. E il fisco gli si accanisce contro, in modo iniquo. Il sindaco di Milano Pisapia e l’assessore Maiorino attuino, con lo stesso impegno e rapidità (fissando una data certa), misure fiscali e tariffarie a favore delle famiglie con figli. Basta ideologie e “crociate laiche”. La politica segua il Paese reale. Ripartire dalla famiglia si può. Anzi, si deve. Senza false “battaglie di civiltà”, che premiano solo minoranze rumorose.

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