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martedì 26 gennaio 2021
 
Rapporto sul dissesto idrogeologico
 

Un’Italia che frana

16/02/2014  Sono oltre 6 milioni gli italiani esposti al pericolo di alluvioni e smottamenti. È quanto emerge dal Rapporto “Ecosistema Rischio 2013” presentato nei giorni scorsi a Bari. Lo studio, realizzato da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile, fotografa una situazione sempre più allarmante: i Comuni con aree a rischio sono 6.633.

L’Italia continua a franare sotto i colpi devastanti del dissesto idrogeologico. Oltre 6 milioni di persone sono esposte al pericolo di alluvioni e smottamenti. Un dato allarmante soprattutto alla luce dei recenti disastri, anche con perdite di vite umane, che hanno colpito il nostro Paese, dalla Sardegna alla Liguria, dalla fascia jonica pugliese alla Calabria.

È quanto emerge dal dossier annuale di Legambiente e del Dipartimento della Protezione Civile “Ecosistema Rischio 2013”, presentato a Bari, in cui sono state monitorate le attività per la mitigazione del rischio idrogeologico di oltre 1.500 amministrazioni comunali che convivono con un territorio sempre più saccheggiato e instabile.

Sono ben 6.633 i comuni italiani con aree a rischio, l’82% del totale. In ben 1.109 (l’82% fra i 1.354 analizzati nell’indagine) sono presenti abitazioni in zone fortemente compromesse mentre in 779 (il 58% delle rilevazioni) sorgono impianti industriali. Calabria, Molise, Basilicata, Umbria, Valle d’Aosta e Provincia Autonoma di Trento sono da “codice rosso”, ma anche Marche, Liguria, Lazio e Toscana hanno ormai una configurazione morfologica deteriorata in più punti.

Il Veneto è la regione meno disastrata, con 327 comuni (56%) a rischio, rispetto ai 46 (59%) della Provincia Autonoma di Bolzano, ai 929 (60%) della Lombardia. La situazione di Puglia e Sardegna è diventata nel corso degli anni sempre più allarmante e va tenuta sotto stretta osservazione. Nonostante le ripetute tragedie, anche nell’ultimo decennio sono state edificate nuove strutture in zone esposte a pericolo di frane e alluvioni. Ancora in ritardo le attività finalizzate all’informazione dei cittadini, essenziali per preparare la popolazione ad affrontare situazioni di emergenza.

È un’Italia che sprofonda, con un territorio lacerato e violentato dalla cementificazione selvaggia, dal disboscamento scriteriato, dall’incuria e dal degrado. Durante la conferenza di Bari il vicepresidente della Regione Puglia, Angela Barbanente e l’assessore regionale alla Protezione Civile, Guglielmo Minervini hanno sottolineato come sia ormai indispensabile cambiare le politiche per la difesa del suolo, attraverso una attenta riflessione sulle criticità registrate negli ultimi decenni dando priorità assoluta alla pianificazione del territorio e dell’assetto idrogeologico con interventi ordinari e non di carattere straordinario solo quando si verificano eventi climatici di portata eccezionale.

«Le amministrazioni comunali», ha dichiarato Francesco Tarantini presidente di Legambiente Puglia, «possono intervenire per contrastare il rischio idrogeologico attraverso le attività ordinarie legate alle gestione del territorio, quali la pianificazione urbanistica, gli interventi di delocalizzazione di abitazioni e di altri fabbricati dalle aree a rischio, la manutenzione delle sponde dei corsi d’acqua e delle opere idrauliche, ma anche facendo ricorso ai piani di emergenza che devono essere aggiornati e conosciuti dalla popolazione. Ma non si può prescindere dall’organizzazione locale di protezione civile, al fine di garantire soccorsi tempestivi ed efficaci in caso di alluvione.

Purtroppo, non sono molti i comuni che aggiornano il piano d’emergenza, organizzano attività d’informazione ai cittadini e realizzano esercitazioni». Le informazioni riportate nel dossier di Legambiente derivano dalle risposte a un questionario fornite dalle amministrazioni comunali stesse. L’indagine è uno strumento utile non solo per valorizzare l’esperienza dei comuni più attivi, che dimostrano come una buona gestione del territorio sia possibile, ma soprattutto intende stimolare le amministrazioni locali ancora in ritardo.

In Puglia solo 43 amministrazioni comunali hanno risposto al questionario, circa il 22% di quelli definiti a rischio. Appena il 38% dei comuni pugliesi intervistati svolge un positivo lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico. Pochissimi sono quelli che hanno intrapreso azioni di delocalizzazione per tutelare il territorio e ridurre i pericoli a cui sono esposti i cittadini.

Nel 67% dei comuni pugliesi intervistati sono presenti abitazioni in aree a rischio idrogeologico, nel 36% interi quartieri, nel 47% fabbricati industriali e nel 22% strutture commerciali e/o ricettive.

Nella classifica generale di Ecosistema Rischio 2013 rientrano nella classe di merito della sufficienza i comuni di Bitetto (Ba), Foggia, Melissano (Le), Brindisi, Ostuni (Br), Castro (Le), Lesina (Fg), Parabita (Le), Torre Santa Susanna (Br), Alberobello (Ba), Anzano di Puglia (Fg), Caprarica di Lecce (Le), Erchie (Br), San Pietro in Lama (Le). Invece, non sono state avviate sufficienti attività mirate alla mitigazione del rischio idrogeologico a Faggiano (Ta), Francavilla Fontana (Br), Spinazzola (Bt), Canosa di Puglia (Bt), Corato (Ba), Nardò (Le), Vieste (Fg), Acquaviva delle Fonti (Ba), Barletta, Castelluccio Valmaggiore (Fg), Oria (Br), Turi (Ba), Volturara Appula (Fg), Trinitapoli (Bt), Cagnano Varano (Fg), Pietramontecorvino (Fg), Ginosa (Ta), Cerignola (Fg), Monte Sant’Angelo (Fg), Castellaneta (Ta), Lecce e Lucera (Fg).

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