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Università nel mondo: Italia bene, ma servono più risorse

27/11/2019  È stata presentata nei giorni scorsi la ricerca di Intesa Sanpaolo e Italiadecide sulla reputazione dei nostri atenei: il risultato è un buon posizionamento in classifica. Ma c’è ancora tanto da fare

È buono il posizionamento medio in classifica con il 40% degli atenei italiani incluso nei primi 1.000 a livello mondiale, migliore di Stati Uniti, Cina e Francia - con meno del 10% delle loro università - ma anche di Regno Unito, Germania e Spagna. Tuttavia, nessun ateneo è tra i primi 100 nei due principali ranking internazionali; l’Italia ha poche università per abitante, meno della metà di Francia, Germania e Regno Unito, un terzo degli USA. Per migliorare qualità e ranking servono politiche di reclutamento competitive, maggior efficienza della macchina amministrativa, internazionalizzazione, collaborazione con soggetti privati e tra gli atenei stessi, una comunicazione più positiva.

È questo quanto emerge dalla ricerca pluriennale di italiadecide in collaborazione con Intesa Sanpaolo sulla reputazione dell’Italia, quest’anno focalizzata sul sistema universitario, presentata nei giorni scorsi a Milano dal Presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro e dal Presidente onorario di italiadecide Luciano Violante. L’università è una delle istituzioni cardine di un paese avanzato. La valutazione della sua qualità a livello internazionale è dunque centrale per comprendere come esso viene giudicato dal resto del mondo. La ricerca, a cura di Domenico Asprone, Pietro Maffettone, Massimo Rubechi, è volta ad analizzare la situazione e a proporre indicazioni concrete in termini di politiche pubbliche.

Prendendo a riferimento i ranking QS e THE, tra i principali per prestigio e per risonanza, è stato analizzato il numero di università presenti nelle prime 100, 200, 500 e 1000 posizioni a livello globale. Si tratta di percentili molto alti, considerando che una stima affidabile individuerebbe in oltre 20.000 gli atenei nel mondo. L’Italia, seppur non abbia università tra le prime 100 in entrambi i ranking, posiziona un numero di università confrontabile con Francia, Germania e Cina già nelle prime 500 e ancor di più nelle prime 1000. Poche le università per abitante rispetto ai principali Paesi europei, meno della metà rispetto a Francia, Germania, Regno Unito e circa un terzo degli Stati Uniti.

Tuttavia, normalizzando i dati dei ranking sul totale di università presenti in ogni Paese, l’Italia supera tutti, incluso il Regno Unito, per numero di istituzioni universitarie tra le prime 1000. Il sistema universitario italiano nel suo complesso vede infatti, nelle misurazioni di THE, addirittura oltre il 40% delle proprie istituzioni tra le top 1000, mentre gli Stati Uniti ne hanno solo l’8% del totale. La ricerca evidenzia inoltre come i parametri utilizzati dai principali ranking internazionali soffrano di problemi metodologici che penalizzano la realtà italiana perché valutano le singole università e non il sistema universitario nel suo complesso. Ciò nonostante il posizionamento delle istituzioni universitarie italiane sta rapidamente migliorando, risultato significativo in uno scenario che vede la forte crescita della domanda di istruzione terziaria dall’Africa, dal Medio Oriente e dall’Asia, domanda che si orienta principalmente sulla base di tali ranking.

I dati evidenziano una situazione di scarsa competitività a causa di risorse economiche nettamente inferiori agli altri principali Paesi di riferimento. Pur avendo un tasso di istruzione terziaria più basso degli altri, dato di per sé negativo, si riscontrano meno addetti alla formazione, con numeri ben lontani dai principali Paesi di riferimento culturale nello scenario internazionale.

Luciano Violante, presidente onorario di italiadecide e Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo alla presentazione della ricerca
Luciano Violante, presidente onorario di italiadecide e Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo alla presentazione della ricerca

La ricerca riporta, infine, alcune indicazioni per rafforzare la qualità delle università italiane e la loro percezione all’estero, come: politiche di reclutamento di docenti e studenti competitive, maggiore efficienza della macchina amministrativa per liberare risorse da destinare alla ricerca e alla didattica, internazionalizzazione, collaborazione con imprese private, anche al fine di far incontrare domanda e offerta di lavoro, e reti tra atenei. Occorre inoltre comunicare di più e meglio la buona qualità delle istituzioni comunitarie offrendo una lettura positiva del sistema di alta formazione italiano, sia per trattenere i nostri studenti sia per renderlo più competitivo verso gli studenti (e i docenti) stranieri.  

Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, ha commentato: «La ricerca realizzata da italiadecide in collaborazione con Intesa Sanpaolo presenta una situazione non sorprendente per una Banca come la nostra che conosce bene l’università italiana lavorando con oltre 100 atenei, apprezzandone quotidianamente la qualità e il dinamismo con cui affrontano le nuove sfide. Quasi uno su due degli atenei italiani è tra i migliori mille al mondo. Per questo i nostri studenti possono trovare in Italia le opportunità per un’alta formazione addirittura più qualificata rispetto a tanti atenei stranieri. Per promuovere l’istruzione universitaria, Intesa Sanpaolo offre a tutti gli studenti la possibilità di concentrarsi pienamente sullo studio grazie a un prestito a lungo termine senza garanzie. Di fronte a un contesto sempre più complesso, il potenziale di cui è dotata l’università italiana - apprezzata all’estero - deve rappresentare in misura maggiore un fattore nel quale investire per aumentare la competitività del nostro Paese».

Luciano Violante, presidente onorario di italiadecide, ha affermato: «La ricerca di italiadecide con intesa Sanpaolo sulla reputazione dell’Italia ha finora dimostrato, con dati oggettivi, che la posizione dell’Italia in settori importanti come la giustizia civile, il turismo e ora l’alta formazione è migliore di quanto comunemente ritenuto e competitiva con quella dei principali paesi con cui ci confrontiamo. Se dobbiamo migliorare nella qualità delle politiche pubbliche e nella collaborazione tra queste e le imprese, i risultati dimostrano che, come Paese, possiamo avere fiducia e stima in noi stessi e nel nostro futuro».

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