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mercoledì 11 dicembre 2019
 
 

Uno schiaffo in faccia alla miseria

19/01/2013  La notizia che viviamo in una società "dedita" allo spreco non è una novità ma a spaventare sono le proporzioni. Ecco il report del prestigioso Institution of Mechanical Engineers

Sprechiamo troppo cibo, parola di ingegneri. "Global food; Waste not, want not" è il nuovo rapporto pubblicato dall'Institution of Mechanical Engineers per richiamare l'attenzione sulla necessità di un'azione urgente e di una presa di coscienza collettiva che inverta la moderna tendenza a buttare via il 50% del cibo prodotto nel mondo. Le ragioni alla radice di questo vero e proprio dramma sono diverse, dall'inadeguatezza delle infrastrutture e impianti di stoccaggio alle offerte promozionali "paghi uno prendi due" passando dalla richiesta dei clienti che desiderano acquistare prodotti alimentari esteticamente perfetti.


Stando alle stime delle Nazioni Unite nei prossimi decenni ci sarà un aumento demografico esponenziale che porterà, conseguentemente, a una "pressione" insostenibile su terra, acqua ed energia, le risorse necessarie a produrre cibo. Stando ai dati pubblicati, una cifra vicina ai 2 bilioni di tonnellate di cibo prodotto sul pianeta ogni anno finisce in pattumiera senza essere consumato; e ancora, nel Regno Unito il 30% delle coltivazioni orticole non viene acquistato perché considerato "brutto", mentre in Europa e in Usa circa la metà viene comprato e poi buttato per la medesima ragione. E poco importa se le profumatissime carote un po' bitorzolute del contadino o le succose angurie sottodimensionate di qualche orto di campagna siano quelle davvero naturali: il cibo è diventato marketing e... packaging: se non fossero tutte lunghe uguali e dello stesso peso sarebbe difficile "costringerle" nella apposite vaschette, trasportarle e venderle.

Anche senza sconfinare nel vegetarianesimo suggerito più volte dall'ex ministro della salute Veronesi come forma di prevenzione dai tumori, è un dato di fatto che per produrre un chilo di carne ci vogliono, a seconda dei tagli e del tipo di lavorazione, dalle 20 alle 50 dosi in più di acqua rispetto a quelle necessarie per un chilo di vegetali. E proseguendo di questo passo, con i medesimi ritmi di crescita, entro il 2050 si potrebbe arrivare a una richiesta mondiale di acqua per la produzione di cibo pari a circa 10-13 trilioni di metri cubi: sarebbe quanto meno spiacevole, considerando che già oggi se ne sprecano 550 bilioni di metri cubi per coltivazioni che non raggiungeranno mai le nostre tavole. In altre parole, ci sarebbe la possibilità di ottenere dal 60 al 100% di cibo in più se si diminuissero in modo logico e strategico perdite e sprechi.


È banale dirlo, ma l'impegno deve essere assunto a tutti i livelli dai consumatori alle istituzioni, dalle agenzie per lo sviluppo agli agricoltori passando attraverso tutte le figure intermedie: si tratta di un cambio di mentalità radicale ma ormai improrogabile.

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