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sabato 06 giugno 2020
 
Colloqui col Padre
 

«Perché non si parla dell'utero in affitto, pratica abominevole?»

11/01/2019 

Spett. Famiglia Cristiana, su internet molti criticano la rivista perché vi occupate quasi solo dei migranti (questo però lo fanno pure i Salesiani, ma con un chiaro “No tratta”), mentre passereste sotto silenzio o quasi i vari attentati contro la famiglia, quali l’ideologia gender e l’utero in affitto. L’utero in affitto è una pratica abominevole, questo va detto e ripetuto; vengono sfruttati i corpi di due donne (che se non avessero difficoltà economiche e sane di mente non sarebbero certo disponibili), si nega a un bambino il necessario rapporto con la madre (che poi sono due), gli si impedisce di sapere qual è suo padre. Qui il comunismo non c’entra nulla, qualsiasi persona che abbia un minimo di senso morale e non abbia la coscienza ottenebrata non può che ammettere che è un crimine contro l’umanità: si programma un bimbo orfano.

MARCO MASETTI

Soltanto chi non legge davvero la rivista, ha la memoria corta o è ideologicamente indotto da altri può pensare che parliamo solo di migranti. D’altra parte esiste anche il fenomeno della memoria selettiva: uno ricorda solo ciò che corrisponde ai suoi pregiudizi o, perlomeno, ciò che lo colpisce.

Riguardo alla maternità surrogata, detta popolarmente utero in affitto, si tratta della possibilità di avere un figlio mediante un’altra donna disponibile a “prestare”, di solito dietro compenso economico, il proprio utero per il periodo della gravidanza. Su questa aberrazione siamo intervenuti diverse volte. Per esempio nel febbraio 2014, all’indomani di una sentenza del Tribunale di Milano, riportando l’intervento dell’associazione Scienza & Vita: «La vicenda ripropone con urgenza il duplice problema sia della mercificazione del corpo femminile, sia dell’illegittimità del desiderio del diventare genitori a tutti i costi e con ogni mezzo». Questo metodo, spiegava l’associazione, dimentica «il peso umano e sociale di questa scelta sia per la madre che per il bambino». Inoltre, «la donna, che per povertà si presta a portare in grembo il ˆfiglio di altri, è di fatto ridotta a mera incubatrice umana in aperta violazione dei diritti e della dignità di ogni essere umano».

Ne abbiamo parlato anche in seguito, per esempio nel 2016 per il figlio di Nicky Vendola. In quel caso scrivevamo che parlare di maternità surrogata «significa voler dimenticare, a volte per motivi puramente ideologici, quanto sia importante e profondo il legame che unisce una donna al bambino che porta in grembo e significa ridurre il ruolo della madre a qualcosa di inesistente, a un semplice mezzo mentre sappiamo quanto per ogni essere umano, comunque vada e qualunque strada prenda la sua esistenza, sia fondamentale l’origine della sua vita».

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