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martedì 10 dicembre 2019
 
Expo 2015 - L'intervista
 

Vandana Shiva, l’ambasciatrice della Terra Viva

30/04/2015  «Per tutta la vita sono stata un’ambasciatrice della terra, dei popoli e dei loro diritti: per me esserlo a Expo significa continuare a fare ciò. L’Expo è incentrato sulla necessità di nutrire il pianeta e questo ci dà l’occasione di riflettere su chi realmente contribuisce a farlo». Con queste motivazioni, l’attivista indiana e premio Nobel partecipa a Expo Milano. Nell’intervista parla anche della “via italiana” all’agricoltura, di Ogm, del ruolo delle donne. E di molto altro.

Non soltanto rassegna di padiglioni, espositori ed eventi: l’Expo di Milano dev’essere anche un incubatore di idee e contenuti per rispettare l’ambizioso titolo “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Su questo terreno non c’è dubbio che uno degli “ambasciatori” ufficiali di Expo ai quali si guarderà con maggiore interesse sarà Vandana Shiva.

L’attivista indiana, fisico per formazione, da trent’anni è in prima linea sui temi dell’ambiente, dell’agricoltura sostenibile e della biodiversità, ed è una strenua oppositrice degli organismi geneticamente modificati (Ogm). Alla vigilia dell’inaugurazione ha detto con chiarezza: «Saremo presenti all’Expo per assicurare che non sia solo la voce delle multinazionali a essere ascoltata».

- Vandana Shiva, cosa farà come “ambasciatrice” di Expo?

«Per tutta la vita sono stata un’ambasciatrice della terra, dei popoli e dei loro diritti: per me esserlo a Expo significa continuare a fare ciò. L’Expo è incentrato sulla necessità di nutrire il pianeta e questo ci dà l’occasione di riflettere su chi realmente contribuisce a farlo. Ci dà l’opportunità di celebrare il sistema ecologico di produzione, che oggi acquisisce un ruolo sempre più rilevante a causa del cambiamento climatico e della malnutrizione diffusa. Fatto ancora più importante, Expo è l’occasione per connettere la sostenibilità, la giustizia sociale, le opportunità per i giovani e i disoccupati e la creazione della pace. Noi, come Navdanya International (l’organizzazione creata da Vandana Shiva per la protezione della biodiversità e la salvaguardia dei semi, ndr), saremo nell’area di Expo dedicata alla società civile, con una piattaforma per tutte le associazioni che si occupano di cibo. Questa piattaforma ha adottato un Manifesto che abbiamo chiamato “Terra Viva”. Lavoriamo anche con i movimenti che fuori Expo stanno promuovendo un’agricoltura migliore che rispetti la terra, produca buon cibo e crei opportunità di lavoro per tutti».

"Il nostro Manifesto in vista di Expo deve essere la difesa del suolo, della terra e della vita"

- Quali sono i passi più importanti oggi per sfamare gli abitanti della Terra?

«Penso che la prima cosa che dobbiamo fare sia cambiare i paradigmi. Il paradigma dell’agricoltura industriale nasce dalla guerra: è basato soltanto sull’input esterno di prodotti chimici, fertilizzanti, pesticidi e oggi anche Ogm. Dobbiamo sapere che le sostanze chimiche tossiche ci danneggiano, ci provocano malattie, rovinano l’agricoltura, uccidono gli uccelli e trasformano la primavera in una “primavera silenziosa”. Gli Ogm o l’industria farmaceutica promossi dall’agricoltura industriale non sono una risposta alla fame nel mondo; anzi, ne sono una delle cause. È per questo che uno degli obiettivi del nostro Manifesto in vista di Expo deve essere la difesa del suolo, della terra e della vita: sono gli organismi che garantiscono la biodiversità del suolo, i meccanismi di fissazione dell’azoto nelle radici, il microcircolo dei nutrienti delle piante, l’assorbimento dell’anidride carbonica che combatte i cambiamenti. L’agricoltura ecologica produce più cibo per unità ed è una risposta ai problemi legati al cambiamento climatico, mentre l’agricoltura industriale basata sulla chimica è responsabile di molte malattie connesse alla malnutrizione. L’agricoltura ecologica non determina questi effetti, dà alimenti salutari e offre oltre il 70% di nutrienti in più rispetto a quella industriale, nella stessa quantità di cibo».

- Lei valuta con favore il modello agricolo italiano?

«Ho detto che il modello agricolo che l’Italia ha avuto è un’ispirazione, ma l’Italia, come gli altri Paesi, viene spinta verso la cultura del junk food, delle grandi produzioni agricole su larga scala che ci danno cibo scadente. Quando si spinge via via una società nella povertà, attraverso le politiche di austerità, il cibo spazzatura a buon mercato sembra una scelta logica, ma non lo è. È una costrizione che deriva dalla povertà. Questo è successo in India e rischia di succedere in Italia oggi. È una delle ragioni per le quali l’Italia sta difendendo il suo modello di produzione di cibo anche attraverso Expo: è un momento politico molto importante, non solo per l’Italia ma per il mondo. Perché noi abbiamo due diversi modelli di coltivazione: quello delle grandi produzioni industriali e del cibo spazzatura che distruggono la nostra Terra, la nostra salute, le nostre aziende agricole. E dall’altro lato il modello di cui l’Italia è un esempio e che significa piccole aziende agricole, biodiversità, cibi sani, qualità invece che quantità. In Italia il cibo è diventato il mezzo per richiedere democrazia economica e politica».

- Lei partecipa anche a “Women for Expo”.

«Sono molto contenta di aver lavorato con l’ex ministro Emma Bonino all’idea delle donne a Expo. La realtà è che nel mondo la maggioranza degli agricoltori sono donne. Ma non solo: le attività legate all’agricoltura sono gestite o sono state create da donne. Nella maggior parte delle case, chi lavora in cucina? Le decisioni sul cibo sono prese dalle donne, e per loro è un sostegno alla vita, da pensare in termini di qualità e proprietà nutritive. Il modello maschile e patriarcale pensa invece soltanto al profitto, a cosa può essere venduto e a quanto, agli introiti. Spero che le donne portino a Expo, nella discussione a proposito dell’agricoltura, il loro incredibile bagaglio di saperi, per dimostrare che sono loro a nutrire il mondo, e non le multinazionali».

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