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Vanessa Redgrave: «Io, regista a 81 anni per chi fugge dalla guerra»

21/06/2018  Il 20 giugno esce nelle sale cinematografiche "Sea sorrow - Il dolore del mare", diretto dall'attrice, sul dramma dei rifugiati. «Anche io da bambina sono scappata con la mia famiglia da Londra»

Rifugiati di oggi e di ieri. Oggi si scappa dagli orrori della Siria, dalle macerie dell’Iraq, dell’Afghanistan. Ieri si fuggiva dalla persecuzione nazista, dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Tragedie oggi, tragedie ieri. Esodi del presente e del passato. Dimenticare la storia: il terribile vizio del nostro tempo.

«Io sono nata nel 1937 a Londra. All’inizio della Seconda guerra mondiale, sono dovuta fuggire con la mia famiglia. Allora sono stata anch’io una sfollata interna, anche se a quel tempo questa definizione non era contemplata». A raccontare la sua vita è Vanessa Redgrave, celebre attrice britannica, premio Oscar nel 1978 per il film Giulia (di Fred Zinneman). Sposata con l’attore italiano Franco Nero, a 80 anni la Redgrave si è cimentata nella regia cinematografica con un film-documentario, Sea sorrow - Il dolore del mare. Il titolo si ispira a La tempesta di Shakespeare: le parole che Prospero pronuncia a sua sorella raccontandole della loro fuga in mare.

Prodotto dal figlio della Redgrave, Carlo Nero, il film racconta un tema forte, urgente, necessario: il dramma dei rifugiati in Europa. Ambasciatrice dell’Unicef dal 1990, da tanti anni la Redgrave è impegnata in campagne e iniziative in favore dei diritti umani e dell’infanzia, collabora con varie associazioni, ha visitato numerosi campi profughi, è stata in Kosovo per aiutare i rifugiati, ha visto diverse prigioni negli Stati Uniti in cui sono rinchiusi richiedenti asilo.

Il dolore del mare è una riflessione sulla tragedia dei rifugiati di ogni tempo, con un’alternanza tra immagini e interviste attuali e testimonianze del passato. Il film esce in Italia, con il patrocinio dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), il 20 giugno, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. Ma anche nel settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani (10 dicembre 1948).

«Quando avevo 11 anni», racconta la Redgrave, «ascoltai una trasmissione alla radio in cui leggevano gli articoli della Dichiarazione. Quel momento è stato fondamentale per me. Dopo sono arrivate la Convenzione europea per i diritti umani, nel 1950, la Convezione di Ginevra sullo status dei rifugiati, nel 1951. Il problema è che i Governi non rispettano i regolamenti internazionali. In generale, nei cittadini c’è una grave ignoranza sulle dichiarazioni e sulle convenzioni internazionali. Ma l’ignoranza non può essere mai una difesa e una scusa».

Nel film c’è anche lei, che ripercorre davanti alla telecamera la vicenda che ha segnato la sua infanzia, e poi il suo impegno di volontaria per i rifugiati ungheresi in Inghilterra, dopo l’occupazione sovietica. «È stato mio figlio Carlo a insistere perché io fossi tra i protagonisti del film. Io non volevo, per carattere non mi piace espormi, mettermi al primo posto, farmi pubblicità. Nella mia vita di attrice ho dovuto rilasciare tante interviste ai giornali, era un dovere professionale. Personalmente non mi è mai piaciuto raccontare di me ai giornalisti. Ma questo film è differente: parla di uomini, donne e bambini che soffrono. Carlo aveva ragione». Ricorda quando papa Francesco nel 2015 ha fatto accogliere in Vaticano una famiglia siriana: mamma, papà e due figli. Guarda con preoccupazione al nuovo corso della politica in Italia e non risparmia critiche al nuovo ministro degli Interni Salvini e alle affermazioni espresse in Sicilia sui migranti, subito dopo la presentazione del Governo.

«Le parole sono importanti», osserva. «Noto che tanti giornali oggi stanno cambiando il significato delle parole. Per esempio, sostituiscono la definizione “migranti” con “profughi”. Si tratta di un cambiamento voluto, fatto in modo consapevole: per la gente comune “migranti” richiama persone che vengono qui per cercare lavoro. Una parola cambia l’orizzonte».

Per più di un anno l’attrice e regista ha portato il film in giro per il mondo, dall’Argentina agli Usa. «Sono felice che arrivi in Italia in questo momento storico: per la Giornata del rifugiato io sarò a Roma con una donna meravigliosa, Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr per il Sud Europa. Spero che il film abbia un valore educativo. Di fronte alle tragedie, l’appello è: restiamo umani».

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Sea Sorrow: Il dolore del mare. Il viaggio di Vanessa Redgrave nel campo profughi
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