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lunedì 21 settembre 2020
 
 

Vantaggiato, la banalità del male

19/05/2013 

Aveva uno yacht ormeggiato a Porto Cesareo, investiva azioni in borsa, comprava il gelato alle nipotine e nel tempo libero si esercitava in campagna miscelando esplosivi per costruire la bomba perfetta dopo aver consultato l’enciclopedia alla voce "nitrati".
Poi la mattina del 19 maggio 2012, dopo aver sistemato gli ordigni qualche ora prima, si è alzato, ha preso caffè e brioche al bar e si è diretto a Brindisi davanti alla scuola "Morvillo-Falcone".


Ha premuto il telecomando, ha aspettato pochi secondi, ha visto Melissa Bassi, 16 anni, morire dilaniata, le sue amiche Selena, Azzurra, Sabrina, Vanessa e Veronica sfregiate per sempre e poi se n’è tornato a casa con le mani in tasca. «È stato lì a godersi lo spettacolo. Se ne va quando è sicuro che la strage è stata compiuta», ha detto nella sua requisitoria il pubblico ministero Guglielmo Cataldi che ha chiesto la condanna all'ergastolo con isolamento diurno per tre anni.


Un anno fa, tra l’odore acre dell’esplosivo e mezza Italia a chiedersi se era tornata la mafia a mettere le bombe, Giovanni Vantaggiato, 68 anni, l’avevamo lasciato così. Disinvolto e impenetrabile. La mia, disse quando l’arrestarono, è stata «una forma di protesta». Poi silenzio.
Il bombarolo depresso, convinto di essere stato truffato due volte, dall’imprenditore Cosimo Parato e dai giudici di Brindisi che non gli avevano reso giustizia, è tornato a parlare qualche settimana fa al processo dove è imputato per strage terroristica. Un supplizio nel supplizio per i genitori di Melissa, Rita e Massimo, incrociare lo sguardo del carnefice reo confesso della propria figlia e sentirlo parlare, chiedere perdono addirittura.


Con l’aria compunta di padre pentito. «Ho figli pure io», ha detto in aula. Carnefice che ha chiesto la perizia psichiatrica per ottenere l’infermità mentale e intanto dal carcere dava istruzioni alla moglie Giuseppina su cosa fare in borsa con le azioni di famiglia e le ricordava di «far montare il radar sopra alla torretta» del loro yacht. E per ottenere i domiciliari s’era messo in testa di non mangiare fino a star male.
«Voglio diventare come quelli nei lager, voglio uscire di qui», ripeteva non sapendo di essere intercettato. E poi: «Fingerò incapacità, prenderò tutti in giro come ho già fatto durante il servizio militare». Mettere bombe o chiedere scusa per una strage per Vantaggiato è quasi uguale. Lo fa con una banalità disarmante. Beffarda quasi. «Mi dispiace tanto», ha detto ai genitori di Melissa Bassi, «io chiedo perdono alla vostra famiglia».


Subito dopo l’attentato e prima di essere arrestato, la vita di Vantaggiato è andata avanti come al solito. È andato a Porto Cesareo, ha sistemato le tendine colorate allo yacht per evitare che il sole rovinasse gli arredi in legno, ha messo in mare il motoscafo. 
«Non posso pensare che in questi venti giorni lui abbia mangiato con la sua famiglia, con i suoi figli», disse il padre di Melissa Bassi.
E invece sì. E avrebbe continuato a farlo. E a covare vendetta verso i giudici di Brindisi e il truffatore «che mi ha rovinato la vita».
«Il 19 maggio di un anno fa», ha detto il pm ricostruendo in aula le fasi dell'attentato, «era un giorno di primavera come lo è oggi. Queste ragazze erano scese dal pullman, si erano baciate sotto un tiepido sole di maggio. Le ho immaginate che parlavano della pettinatura, o di Facebook». Ad attenderle, invece, c’erano le ossessioni di un uomo che per la "roba" aveva deciso di fare una strage. La banalità del male, appunto.

 
 
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