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venerdì 29 maggio 2020
 
SCONTRI A CARACAS
 

Assalto al Parlamento, in Venezuela lo spettro della guerra civile

06/07/2017  Continuano senza sosta le proteste antigovernative, represse col pugno di ferro da parte delle forze dell'ordine. L'opposizione chiama i cittadini a decidere in un referendum se accettare o rifiutare le elezioni per l'Assemblea costituente fissate per il 30 luglio.

(Nelle foto Reuters: l'assalto all'Assemblea nazionale da parte di chavisti e sostenitori di Maduro)

 

Scene da guerra civile a Caracas. L'ultimo violento atto dello scontro tra forze governative e opposizione è avvenuto ieri, 5 luglio, nella capitale venezuelana: un gruppo di sostenitori del chavismo e del presidente Maduro ha assaltato la sede dell'Assemblea nazionale (il Parlamento) dove si stava svolgendo la cerimonia per il Giorno dell'indipendenza, e ha aggredito i parlamentari dell'opposizione, ferendone gravemente alcuni. 

 

Il Venezuela, oppresso da una gravissima crisi economica e politico-istituzionale, dallo scorso aprile ha subìto una drammatica escalation dello scontro tra le forze del Governo di Nicolas Maduro e quelle dell'opposizione, che denunciano la violazione dei diritti umani, invocano una transizione politica e il ripristino delle regole democratiche calpestate. Sempre più isolato dal resto dell'America latina, il Paese andino è sprofondato in un'emergenza umanitaria, con buona parte della popolazione ridotta alla fame, in povertà estrema. Il bilancio di cento giorni di manifestazioni ininterrotte contro il Governo, represse con il pugno di ferro da parte delle forze chaviste, è di più di 90 morti.

 

Il Governo ha indetto per il 30 luglio una consultazione elettorale per votare un'Assemblea costituente deputata a redigere una nuova Costituzione. Per bloccare questo processo, la Mesa de unidad democratica (Mud), che riunisce i gruppi dell'opposizione, ha convocato per il 16 luglio un referendum - appellandosi a una possibilità contemplata dall'attuale Costituzione - chiamando i cittadini a decidere se accettare o respingere la chiamata alle urne del 30 luglio (denunciata come incostituzionale).   

 

Nel frattempo, il blocco del chavismo mostra sempre di più segni di sgretolamento al suo interno: Luisa Ortega Díaz, fiscal general della Repubblica bolivariana - Procuratrice generale, una sorta di ministro della Giustizia - si è ribellata accusando Maduro e i suoi seguaci di aver tradito l'eredità di Hugo Chávez e ora rappresenta il nuovo volto dell'opposizione. Contro di lei un deputato pro-Maduro ha presentato una denuncia, accusandola di aver mentito nell'esercizio delle sue funzioni per gettare discredito sul Governo. Il Tribunale supremo di giustizia ha dichiarato la denuncia ammissibile, ha aperto contro la Procuratrice un procedimento per "colpa grave" - che potrebbe portare alla sua destituzione - e ha nominato una nuova vicefiscal, Katherine Harrington (sanzionata dagli Stati Uniti), dando origine a un pesante conflitto di poteri. Ma la pasionaria Ortega Díaz non ha intenzione di mollare: «Vogliono intimidirmi, mettermi a tacere, perché non continui a dire la verità», ha dichiarato la Procuratrice. «In Venezuela tuttavia persiste la rottura dell'ordine costituzionale». E la nuova paladina dell'opposizione un tempo fedele a Chávez denuncia: «Questo è un colpo di Stato». 

 

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