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«Venite, adoriamo il Signore». Ok, ma come? dove? E quando?

12/12/2019  Chiede Caterina: «Nel mio cammino di preghiera mi sono chiesta cosa significhi adorare Dio. Come si fa? il luogo, i tempi? Sembra una domanda scontata, ma il mio cuore sente che non è così». Ecco la risposta del teologo Robert Cheaib

Caterina pone una domanda che credo acquisisca maggiore enfasi in questo tempo di Avvento, dove nelle nostre orecchie risuona più spesso il «Venite adoriamo». Chiede Caterina: «Nel mio cammino di preghiera mi sono chiesta cosa significhi adorare Dio. Come si fa? il luogo, i tempi? Sembra una domanda scontata, ma il mio cuore sente che non è così».

Ha ragione Caterina. Non è una domanda scontata né banale. Anzi, spesso l’adorazione viene confusa con altre forme di preghiera. E, non di rado, si pensa che l’adorazione sia “fare qualcosa” davanti al Santissimo. Poco importa se questo “qualcosa” sia la lettura, la preghiera orale, l’intercessione o altro. Per fare chiarezza, facciamo un paio di distinzioni. La prima: tirando le somme da quanto detto finora. Non ogni pratica di pietà fatta davanti al Santissimo esposto è adorazione, adorazione eucaristica. La seconda: l’adorazione non è circoscritta all’adorazione eucaristica.

Fatte queste distinzioni entriamo nel vivo. L’adorazione è un elevare il cuore a Dio non per chiedere per se stessi né per intercedere per gli altri. Non è nemmeno un gesto di pentimenti per i propri peccati e neppure una sosta grata per i doni di Dio. L’adorazione è una sosta per donare amore a Dio. È – per usare le parole di santa Maria Maddalena de’ Pazzi – «amare l’Amore». Dire «Venite adoriamo» è quindi uguale a dire «Venite amiamo l’Amore».

E come si ama l’Amore? Non a parole. Non soltanto. Si ama anche e soprattutto con il silenzio e con i fatti. Adorare, allora è sostare davanti al Signore amandolo; amarlo, tacendo e ascoltando; ascoltare veramente, agendo. È così che Charles de Foucauld definisce l’adorazione «guardare al Signore amandolo». E per questo motivo, l’adorazione eucaristica è diventata di fatto la forma più diffusa di adorazione. Si guarda a quell’amore diventato pane.

E qui arrivo a rispondere alla domanda sul dove e quando. La Prima lettera di Pietro ci esorta: «Adorate Cristo nei vostri cuori» (1Pt 3,15). Tutti i luoghi esterni sono in funzione di questa adorazione. Per una persona può essere un angolino di casa. Per un’altra una cappellina. Ma questi luoghi di adorazione intensa devono contagiare tutti i luoghi della nostra vita facendo diventare il nostro stesso cuore un santuario di adorazione.

Quando? A questa domanda rispondo con una provocazione: se ami puoi prendere pause dall’amore?

Inviate le vostre domande a lettori.credere @stpauls.it

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