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domenica 17 novembre 2019
 
 

Verdone: «In questa città l'onestà è roba da minoranza»

10/12/2014  L’attore romano: «Ho visto gente manifestare contro i rom. Ora si scopre che la mala si arricchiva su di loro. Ma nessuno scende in piazza»

Nell’immaginario collettivo Roma ha la faccia e la voce di Carlo Verdone. Così come, una volta, erano quelle di Alberto Sordi. Oggi, però, che la capitale è scossa dall’inchiesta della Procura per le collusioni tra politici, amministratori locali e malavita organizzata, La grande bellezza da Oscar di Paolo Sorrentino si scolora tragicamente nella grande bruttezza di una città che pare alla deriva.

Cosa pensa di questi tristi fatti di cronaca un romano per eccellenza? «La corruzione si è impadronita dell’Italia, non solo di Roma, già da decenni. Siamo all’implosione di quei sani valori che, bene o male, avevano fatto rinascere il Paese dalle macerie della guerra», dice Verdone. «Cominciò tutto con gli scandali dei palazzinari: la delinquenza capì che conquistare l’Italia attraverso la politica era possibile. Fa rabbia dirlo, ma c’è riuscita».

- Tra i grossi nomi inquisiti ci sono l’ex sindaco Gianni Alemanno, destra storica della capitale, e Daniele Ozzimo, assessore alla Casa nella giunta di sinistra del sindaco Marino. Non si salva nessuno?

«A Roma se dice: er più pulito c’ha la rogna! Ho appena finito di seguire il Tg e mi cascano le braccia. Se mettiamo insieme tutti i soldi che ’sti delinquenti se so’ rubati in quarant’anni di tangenti, appalti pilotati ed estorsioni, secondo me escono fuori due finanziarie. Ma di quelle grosse. Sono cifre astronomiche. Poi si dice che l’Italia è un Paese che annaspa, da cui i giovani vanno via per poter lavorare... Lo so per esperienza perché i tre quarti degli amici dei miei figli vivono ormai all’estero. Con quei soldi avremmo potuto far ripartire l’economia. Altro che soppressione dell’articolo 18, licenziamenti, giovani con lavori precari. La verità è che in Italia 300 persone hanno in mano tutto».

- Non vede proprio segni di speranza?

«Ormai il potere sano si è ridotto a un manipolo di persone, l’onestà è un valore di minoranza. Questo è un Paese in cui i piccoli delitti sono puniti, in qualche modo, mentre i grandi crimini finiscono per trionfare. E Roma ne è la degna capitale. Tra i 37 che hanno appena arrestato c’è gente con precedenti penali drammatici. Com’è che stavano tutti fuori?».

- Non pensa che la reazione possa arrivare dalle persone comuni?

«Purtroppo, mi pare che la gente sia assuefatta. Non c’è reazione. Se penso a quelli che sono scesi in piazza per protestare contro immigrati e campi rom, poi si scopre che è la mala ad arricchirsi su di loro. Una cosa geniale che solo qua poteva succedere. Ma è la genialità del male».

- Mai visto un Verdone tanto pessimista...


«Il mio è il pessimismo della ragione. Temo che Roma e con lei l’Italia abbiano la malavita che si meritano. Perché non possiamo aspettare che il cambiamento arrivi dall’alto, sperare nel magistrato o nel fustigatore di turno. Dobbiamo cominciare a impegnarci tutti, nel nostro piccolo. Dopo i casi Parmalat e Cirio pensavo che certi scandali economici mai si sarebbero potuti ripetere. Invece, macché. Guarda Monte dei Paschi o l’Ilva. Si scende in piazza per tante cose e non contro la corruzione dilagante di questo Paese? È il vero problema, ci vorrebbe una super indignazione. Se continuiamo così, invece, l’Italia è votata alla decadenza assoluta».

- Vede qualcuno, tra i nuovi politici, che possa alzare la voce?

«Adesso ci sono emergenze da risolvere. Quindi, avanti così. Ma a lungo andare non è che si possa fare politica alla buona, in quattro e quattr’otto. Ci vuole preparazione dal punto di vista etico e civico. Arrivo a dire perfino filosofico. La preparazione che dopo la guerra avevano De Gasperi, Sturzo, Nenni, Pertini».

- Non dà speranza neanche papa Francesco?


«Questo nuovo Papa mi sembra molto lucido, moderno, vicino alla gente. È stato capace, in poco tempo, di conquistarsi la stima non solo dei fedeli ma anche dei non credenti. La piaga della corruzione in Italia è però davvero troppo grande. E credo che anche tra i cattolici ci sia chi ci marci. Non è che con la Confessione si possano perdonare davvero tutti i peccati. Il Papa dovrebbe forse far sentire la sua voce per dire che di fronte alla gravità, personale e sociale, di certi atti ci può essere comprensione una prima volta. Ma la seconda sarà senza perdono».

 
 
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