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sabato 07 dicembre 2019
 
Intervista
 

Monaldi & Sorti, una spia di Luigi XIV tra attualità e passato

06/07/2016  Intervista agli autori di "Veritas", il terzo romanzo della saga storico-letteraria scritta a quattro mani da Francesco Monaldi e Rita Sorti, dedicata ad Atto Melani, cantante, abate e spia di Luigi XIV, vissuto durante la guerra di successione spagnola e testimone dei drammatici eventi che coinvolsero le dinastie dei Borboni francesi e degli Asburgo.

Chi li ha letti sa quanto i libri della coppia Monaldi & Sorti riescano ad appassionare il lettore con una scrittura intensa e una sapiente ambientazione storica ricca di eventi, colpi di scena e dettagli che lo avvincono dalla prima all’ultima pagina.  E’ per la loro gioia e di tutti gli appassionati di romanzi storici che è da poco uscito Veritas (ed. Baldini&Castoldi), seguito di Imprimatur e Secretum, ispirato alle sottili trame di Atto Melani, cantante e spia di Re Sole, vissuto a cavallo di due secoli che ebbero notevole impatto sulla storia moderna. I fatti narrati inducono a leggere la storia alla luce delle scoperte degli autori e a riflettere sulle ripercussioni attuali di scelte politiche avvenute 3 secoli fa. 

Il raffinato connubio di ricerca storica e fiction, già ampiamente apprezzato nei loro precedenti romanzi, raggiunge qui una maturità che si riflette nella pienezza e godibilità dei personaggi principali.  
Mentre tutta Europa è devastata dalla guerra di successione spagnola, in una Vienna che appare un’oasi di benessere ritroviamo il garzone Donzello che, fuggito dalla miseria in cui versava in Italia, inizia qui una nuova vita grazie a un debito saldatogli da Atto Melani, giunto nella capitale asburgica in preda a un inconfessabile rimorso per svelare al giovane imperatore un sospetto tradimento in grado di fermare la guerra. 

Siamo a Vienna nel 1711. Perché avete scelto questa ambientazione, molto diversa da quella romana dei vostri romanzi precedenti?

In un bagno di sangue durato 15 anni le potenze europee si spartirono la corona spagnola con i suoi sconfinati possedimenti che coprivano America, Europa e Asia. Riscoprire quella "guerra mondiale" ante litteram, oggi ormai misconosciuta nella sua reale portata, può fornire un paradigma per una migliore comprensione delle radici di quanto accade oggi. Per questo abbiamo scelto quel periodo cruciale nella storia europea.

Anche lì qualcosa o qualcuno trama nel buio. E voi, per usare un gioco di parole, lo avete riportato alla luce.

L'espressione “tramare nel buio” è azzeccata nella misura in cui la politica e la diplomazia vivono purtroppo di segreti, di clandestinità e di tradimenti, allora come oggi. Ma il buio, col passare dei secoli, si dirada. E diventa più facile oggi discernere fatti che all'epoca dovevano restare segreti. E raccontarli ai nostri lettori. Sembra un controsenso, ma è così. Le trame occulte della politica e della diplomazia si occupavano dei propri contemporanei, non potevano prevedere chi, come noi, sarebbe giunto a indagare su di loro dai secoli a venire. Malgrado le molte carte andate perdute, il bilancio generalmente resta positivo per chi conduce inchieste col vantaggio di conoscere già il futuro di quel remoto passato.

In Veritas lo scenario è Vienna, città in cui, incredibilmente, regnano la pace e l'abbondanza mentre nel resto d'Europa imperversano guerra e carestia.

L'impero asburgico è coinvolto nel conflitto: è addirittura uno dei due grandi contendenti, antagonista della Francia, ed è in guerra da un intero decennio. In questo quadro apocalittico, resta ancora oggi oggetto di studio e discussione da parte degli storici come abbia potuto Vienna rimanere intatta da carestia e cannonate, mentre la rivale Parigi sprofondava nella rovina e nei tumulti. Se si vanno a guardare i bilanci delle due casate regnanti, si scopre ben presto il mistero: tanto per fare un esempio, per la Corte a Versailles si arrivava a sprecare 250 mila scudi d’argento, un terzo del bilancio dello Stato, mentre a Vienna non s’arrivava a 50 mila. Nessun altro Stato in tutta Europa era altrettanto sobrio. Fu proprio quella previdente parsimonia a permettere a Vienna di far fronte alla guerra mantenendo i granai pieni, mentre a Parigi c'era l'assalto ai forni, le sommosse soffocate nel sangue, le vedove di guerra che si prostituivano per mandare avanti la famiglia, i bambini che morivano di freddo. Lo stesso protagonista Atto Melani lo confessa, in uno dei passi che abbiamo tratto dalle sue lettere: “Ricorda, ragazzo: niuna lode è più acconcia a un Imperadore, che quella della virtù: la vera nobiltà altro non è che virtù inveterata in una famiglia per derivazione da padre in figlio”, e rivela che tutto precipita in Francia a causa del guerrafondaio e sfarzoso Re Sole. “È questa la gloria d'un tempo?”, si chiede Melani, e medita che, se quattro sono i cavalieri dell’Apocalisse, solo uno, quello della Guerra, galoppa tanto in fretta.

Atto Melani giunge a Vienna in preda a terribili rimorsi e con un segreto da svelare all'imperatore asburgico. Di cosa si tratta?


È un segreto molto particolare, col quale Atto mette in discussione le proprie corde più profonde, le regole di una vita. Il tema del rimorso è centrale in Veritas: è il vero motore del libro e a ben vedere è il fulcro di tutta la saga che ruota attorno alla figura di Atto Melani. Questi romanzi, infatti, sono soprattutto romanzi di formazione, più ancora che romanzi storici o gialli.
Per questo motivo Veritas è il romanzo della serie che in realtà andrebbe letto per primo, anche se lo abbiamo scritto per terzo. In Veritas c'è il redde rationem di un’intera vita, anzi di più vite: quella di Atto Melani, la vecchia spia che nei due titoli precedenti, Imprimatur e Secretum, avevamo conosciuto priva di scrupoli e dalla morale proteiforme; la vita dell'io narrante, che nell'epilogo di Veritas subirà un drammatico tracollo psicologico, e soprattutto la vita dell'Europa dell'epoca, che uscirà distrutta dal conflitto. Per capire e godere appieno Imprimatur e Secretum, bisogna aver già letto Veritas. Terminata di scrivere questa prima trilogia, ormai oltre 10 anni fa, ci rendemmo conto che Veritas costituisce il fulcro a cui avevamo sempre teso e che Imprimatur e Secretum sono da considerare in realtà alla stregua di prequel. Quando la nostra primogenita, Theodora, ci chiese di cominciare a leggere i nostri libri, le mettemmo in mano proprio Veritas: e ancora oggi lei conferma che fu la scelta ottimale.
Ci viene in mente Erodoto, che racconta come il saggio filosofo Solone rispondesse al grande re Creso - che desiderava essere annoverato tra gli uomini felici - che nessuno avrebbe potuto farlo prima di vedere come Creso stesso sarebbe morto: “l’uomo ricchissimo non è più felice di chi vive alla giornata, se non ha la fortuna di terminare bene una vita goduta tra grandi beni”.
Ecco, noi scrivendo volevamo raggiungere proprio questo: riconsiderare retrospettivamente vite ed eventi, scelte e rinunce, alla luce dell'esito finale. E questo esito finale - che andrebbe conosciuto per primo - si trova narrato in Veritas. Magari l'uomo potesse fare così con la sua stessa vita! Quanti errori si risparmierebbe! Con Veritas, e il consiglio di leggerlo per primo, ci auguriamo di dare il nostro piccolo contributo: offrire la vita di Atto Melani e dell'io narrante, nonché la parabola drammatica dell'Europa del tempo, partendo dalla loro conclusione, come esempi paradigmatici da cui trarre spunto di riflessione, sia personale che politica.

Un altro colpo di scena consiste nella visita dell'Agà, l'ambasciatore turco, all'imperatore. Tra i due c'è buon sangue ma gli eventi, tra i quali la promessa da parte dei turchi di schiacciare il “Pomo aureo”, rivelano intrighi e vecchi rancori. Come si può leggere e interpretare questo passaggio di Veritas alla luce degli atti terroristici che stanno investendo l'Occidente?

Abbiamo pubblicato Veritas oltre dieci anni fa, e a sorpresa adesso ritroviamo nella cronaca di tutti i giorni gli stessi fenomeni di cui ci siamo occupati mentre scrivevamo il libro. Ma non siamo veggenti, il problema è che nei fatti storici si nascondono alcune costanti. Nel 1711 si svolse realmente una missione diplomatica dell'Agà turco a Vienna, le cui vere ragioni sono oltremodo misteriose. Con lunghe e faticose ricerche negli archivi viennesi, crediamo di avere individuato che cosa nascondeva. L'epilogo è che il giovane imperatore Giuseppe I, astro nascente della scena europea, morì nel 1711 a soli 33 ani di età a causa di una inoculazione letale, antenata dei moderni vaccini, il cui uso veniva sviluppato proprio in Turchia in quegli anni. Non vogliamo svelare completamente la trama; diciamo solo che quando deve scoppiare una guerra funzionale a determinati interessi, chiunque non sia servo di questo progetto è destinato ad essere spazzato via. Era vero durante l'età barocca, e lo è stato anche nei secoli successivi.

E' il caso di dire che la storia che si ripete?


La storia si ripete se determinate forze restano operanti. L'Islam ha alle spalle una storia secolare: finché la sua traiettoria non si esaurirà, alcuni fenomeni saranno sempre attuali e potranno solo mutare d'intensità. Un sistema di valori che predica sistematicamente l'aggressione militare non arretra spontaneamente: o vince, o è vinto. Finora non si è realizzato nessuno dei due eventi. Si ripete anche la propaganda: ai tempi di Veritas i Sultani attingevano alla retorica mitologica del Pomo d'Oro: una sfera d'oro sovrastata da una croce, simbolo del potere sull'Occidente cristiano, che sarebbe caduta in mano ottomana non appena sarebbero state conquistate tutte e tre le Rome: Costantinopoli, Vienna e la Città Santa. Costantinopoli è caduta nel 1453, Vienna ha rischiato di cadere nel 1683, Roma è ancora al sicuro. E oggi l'Isis inneggia minacciosamente alla conquista delle metropoli occidentali, proprio a cominciare da Roma. Le suggestioni della propaganda sembrano sostanzialmente le stesse di un tempo.

Qual è l'insegnamento storico e, allo stesso tempo, l'attualità di Veritas?

L'Occidente ancora non ha ammesso il proprio atteggiamento ambiguo e bifronte nei confronti dell'Islam. Finché non farà i conti con il suo passato, e con le sue vere intenzioni attuali, lo spargimento di sangue continuerà. Gli esempi storici parlano chiaro. Nel XVII secolo i pirati musulmani delle repubbliche barbaresche, che attaccavano senza tregua le navi civili e commerciali nel Mediterraneo, compravano cannoni, vele, legnami e sartiame da olandesi e inglesi, e rivendevano i prigionieri ai mercanti italiani di Livorno. Tutte le potenze europee hanno sempre soffiato sul fuoco dell'aggressività islamica, o delle divisioni interne tra sciiti e sunniti, esattamente come fanno oggi, per rivolgerle di volta in volta contro questo o quell'avversario. La Francia fu lungamente alleata del Sultano, con un famigerato trattato detto Empia Alleanza, e appoggiò i Turchi per indebolire da est l'impero Asburgico, rischiando che l'Europa orientale nel 1683 venisse devastata. Ancora nel 1783 i francesi inviavano istruttori militari all'Egitto, sottomesso alla Turchia. Quando sotto Napoleone le relazioni con gli egiziani si deteriorarono e infine scoppiò la guerra, gli inglesi non esitarono ad allearsi con i Turchi contro la Francia, e lo stesso fecero Russia e Inghilterra. Nel '600 l'Impero asburgico, la Spagna e il Portogallo erano alleati della Persia dei Savafidi sciiti in chiave antifrancese, e contro la Turchia sunnita. Come gli storici ormai hanno ampiamente riconosciuto, fu la pressione ottomana sui principi cattolici, a partire dal XVI secolo, a portare al successo il protestantesimo luterano, che altrimenti non avrebbe avuto una forza propulsiva sufficiente. Come non attendersi, quindi, che nella tremenda partita geopolitica oggi in atto tra USA, Russia, Turchia e Siria non vengano strumentalizzati anche jihadisti, terroristi islamici e soprattutto le masse di profughi che sciamano dolorosamente lungo i Balcani in direzione della Germania?

Dopo essere scomparsi dagli scaffali delle librerie italiane, siete soddisfatti del riscontro di pubblico che i vostri libri stanno riscuotendo?


Molto. Anche le critiche sono state generose, abbiamo l'impressione di aver riempito uno “spazio”, quello del romanzo storico-letterario e di formazione, che in Italia non era coltivato da nessuno. Abbiamo anche venduto l'opzione per una serie TV basata sui romanzi di Atto Melani. Ora stanno scrivendo il soggetto. Non si inizierà però da Imprimatur, il nostro romanzo di esordio, bensì da Mysterium e Dissimulatio insieme, il quarto e quinto titolo della saga - che usciranno nelle librerie italiane nel prossimo autunno-inverno - perché lì troveremo un Atto Melani giovanissimo, appena ventenne. Le serie televisive procederanno quindi seguendo cronologicamente la vita di Atto fino alla morte.

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