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«Poche semplici regole per tutti e ce la faremo»

14/09/2020  Rientro a scuola: parla il medico pediatra Alberto Villani, membro del comitato tecnico scientifico istituito dal Governo e presidente della Società Italiana di Pediatria

Con il suo camice bianco, le sue parole semplici ma precise e il suo volto rassicurante, Alberto Villani era diventato un vero faro per i tanti bambini impauriti che nei giorni più bui della pandemia lo aspettavano ogni giorno a Diario di casa, il programma andato in onda su Rai Yo Yo e su Rai 2 per raccontare quanto stava avvenendo dal punto di vista dei più piccoli.

Presidente della Società italiana pediatria e membro del Comitato tecnico scientifico del Governo, mette subito in chiaro che le regole base da rispettare per il rientro a scuola dovranno essere le stesse per tutti, dalle elementari all’università: lavaggio frequente delle mani, uso delle mascherine quando non sia possibile mantenere un metro di distanza, evitare gli assembramenti. «Ho visto un bambino che, dopo aver frequentato un campo estivo, spiegava ai genitori i comportamenti corretti da tenere. I nostri bambini, se ben educati, si trasformano nei migliori educatori. E credo che anche in questo senso gli insegnanti giocheranno un ruolo fondamentale. Come Società italiana di pediatria ci stiamo battendo da anni affinché in tutte le scuole venga inserita l’educazione sanitaria. Se ci fosse già ora non saremmo costretti a ripetere sempre le stesse cose».

La questione mascherina è però molto dibattuta, anche tra i suoi colleghi medici: molti sostengono che sia impossibile imporla a un bambino per tutta la durata delle lezioni.

«Io dico solo questo: per ridurre a zero il rischio contagio è necessario che tra le persone ci sia almeno un metro di distanza. Altrimenti, ci vuole la mascherina. Si potrà non indossarla solo in mensa e durante l’ora di educazione fisica, ma sempre mantenendo il distanziamento. Abbiamo visto cosa è accaduto nei Paesi in cui le scuole hanno riaperto senza queste regole: hanno dovuto subito richiudere».

Altra questione controversa: la misurazione della febbre. Perché secondo lei dovrebbe essere fatta dalle famiglie e non all’ingresso delle scuole?

«Perché da sempre sono i genitori che sanno davvero come stanno i loro figli e decidono se mandarli oppure no a scuola. Se un bambino ha riposato bene, ha fatto una bella colazione, è di buon umore, lo mando a scuola, altrimenti lo tengo a casa, come si è sempre fatto. L’ingresso a scuola già sarà più complicato per le esigenze del distanziamento, se poi aggiungiamo anche la misurazione delle febbre sarà solo tempo ulteriore sottratto alle lezioni».

Per i bambini che andranno ai nidi e alle scuole materne, come ci si dovrà comportare?

«Per loro si è decisa una strategia diversa: formare piccoli gruppi fissi seguiti dalla stessa insegnante, ovviamente protetta da una mascherina, e in cui ciascun gruppo faccia uso sempre degli stessi giocattoli. Così, se un bambino dovesse risultare positivo al virus, sarà più agevole individuare gli altri che sono venuti a contatto con lui e proteggerli».

Per bambini così piccoli non è fondamentale vedere il sorriso della propria maestra? Non rischiano così di non essere mai davvero rilassati?

«È come chiedersi quanto sarebbe bello se i bambini siriani o yemeniti potessero giocare liberamente per strada. Purtroppo il virus c’è e dobbiamo prenderne atto. Se la maestra sta a due metri, può togliere la mascherina e sorridere ai suoi bambini, poi quando si avvicina se la rimette».

Se un bambino o un insegnante risulterà positivo al Covid-19, quali saranno le procedure da seguire?

«Arriverà presto una normativa precisa, ma c’è già un’indicazione di buonsenso. Il contagiato dovrà essere isolato e chi è entrato in contatto con lui dovrà essere sottoposto a indagine, come avviene in ogni altro contesto».

La quarantena per l’intera classe quindi non scatterà in modo automatico?

«Anche questo sarà definito, ma mi sento di dire ai genitori di stare tranquilli, anche perché le metodiche diagnostiche in questi mesi si sono molto affinate, per cui disporremo di test molto rapidi».

Intanto Rinaldo Missaglia, segretario del Sindacato nazionale medici pediatri di famiglia, ha parlato di «norme confuse e contraddittorie». Se non disporranno di strumenti diagnostici specifici, come i test salivari usati negli aeroporti, secondo il suo collega i pediatri saranno obbligati a isolare e a chiedere il tampone per ogni bambino che presenti sintomi compatibili con il Covid-19. Cosa risponde?

«Credo che anche su questo sia opportuno attendere i documenti definitivi, perché altrimenti si genera solo confusione. Prima dell’inizio delle lezioni sarà tutto chiaro».

Tornerà in Tv a Diario di casa?

«Certo. La possibilità di rivolgermi direttamente a così tanti bambini è per me un’immensa gioia».

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