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A teatro
 

Vittorio Emanuele III a processo 80 anni dopo le leggi razziali

20/12/2017  Mentre il ritorno in Italia della salma del re ha suscitato un acceso dibattito, il 18 gennaio all'Auditorium Parco della musica di Roma uno spettacolo in forma di dibattimento cercherà di ricostruire che cosa accadde in quei giorni e di stabilire le responsabilità della persecuzione contro gli ebrei. L'obiettivo? Formare finalmente una coscienza storica.

Vittorio Emanuele III, colpevole o innocente? Il re che promulgò le leggi per la difesa della razza va condannato o è il momento di riabilitarlo? In questi giorni in cui la salma del re è tornata in Italia, suscitando un dibattito acceso, con gli eredi Savoia che vorrebbero tumulare il feretro nel Pantheon e voci autorevoli dello Stato (il presidente del Senato Grasso, il ministro Franceschini), sostenuti dalla Comunità ebraica, che chiudonodecisamente a questa possibilità, celebrare un processo può forse aiutare a maturare la consapevolezza di ciò che accade in quei giorni bui per il nostro Paese e di indicare le responsabilità, non solo del re.

Sono passati ottant’anni da quando il parlamento e il governo di Mussolini emanarono, e il Re Vittorio Emanuele III, controfirmandole, promulgò le “Leggi per la difesa della razza”, che discriminavano una parte della popolazione italiana. Venivano così annullati i diritti di uguaglianza che un altro Savoia, Carlo Alberto, aveva garantito a tutti gli italiani nel 1848.

In occasione del Giorno della Memoria, uno spettacolo - in forma di dibattimento processuale - si propone di esaminare le responsabilità di quanti si resero protagonisti di una delle pagine più infami della nostra storia recente.

L’Italia, che deve ancora fare un profondo esame del proprio passato e non ha mai celebrato processi contro i propri governanti che si sono macchiati di crimini contro l’umanità, rischia di non poter fermare i nuovi movimenti di odio che ai quei falsi valori e simboli si ispirano nei loro moti” spiega Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha voluto l’evento e lo ha seguito nella fase ideativa. “Il Processo quindi lo facciamo noi, evidenziando la filiera delle responsabilità che dal Re e dal regime risalgono alle istituzioni, all’accademia, alla stampa, all’industria, alla chiesa, alla popolazione civile che, quando non si rese complice, accettò senza reagire che una comunità di cittadini italiani, presenti da duemila anni nel Paese, perdesse ogni diritto e libertà".

“Il Processo” avrà luogo il 18 gennaio 2018 all’Auditorium Parco della Musica di Roma, curato per la parte processuale da Elisa Greco, autrice del format Processi alla Storia, su un progetto teatrale di Viviana Kasam e Marilena Francese, che da 5 anni curano per l’UCEI l’evento istituzionale per il Giorno della Memoria, e sarà ripreso da Rai5 e trasmesso da Rai Storia in prima serata alle ore 21.15 del 27 gennaio 2018, in occasione del Giorno della Memoria. 

Il Processo sarà introdotto dalle note della violinista Francesca Dego che presenterà in prima mondiale assoluta la “Ballata” di Mario Castelnuovo-Tedesco, grande compositore amato da Toscanini e Heifetz e costretto ad emigrare negli Stati Uniti a causa delle leggi razziali, di cui ricorre quest’anno il cinquantesimo anniversario della morte. Sarà presente in sala la famiglia del compositore, giunta appositamente dagli Stati Uniti.

"Il processo" si volgerà come un vero e proprio dibattimento processuale sotto forma di spettacolo, con colpi di scena, testimonianze del dolore di quegli anni ed un finale tutt’altro che scontato. 

Sul banco degli imputati Umberto Ambrosoli si “autodifende” interpretando Re Vittorio Emanuele III che firmò i decreti, promulgando così le leggi razziali; il Pubblico Ministero è Marco De Paolis, Procuratore militare di Roma; Giorgio Sacerdoti, Presidente del CDEC, il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, è l’avvocato di Parte Civile; la Corte è composta da Paola Severino, ex Ministro della Giustizia, nel ruolo di Presidente, Rosario Spina consigliere del CSM e Giuseppe Ayala, magistrato, e Pubblico Ministero nei processi contro la mafia.

Tra l’esposizione dei capi d’accusa, le arringhe e l’autodifesa del Re, non possono mancare le dolorose ed emozionati testimonianze della parte lesa, vale a dire di coloro che furono colpiti dall’abominio delle leggi razziali. Tra queste: Piera Levi Montalcini nelle cui parole rivivono la sofferenza della zia, il premio Nobel Rita Levi Montalcini, e lo smacco per la ricerca scientifica italiana dovuto alla fuga di menti eccelse, tra cui Enrico Fermi, la cui moglie era ebrea, Giuseppe Levi, maestro di tre premi Nobel, Dulbecco, Luria e la stessa Levi Montalcini, l’economista Franco Modigliani, il matematico Tullio Levi Civita. Federico Carli racconta la storia di suo nonno, Guido Carli, che rifiutò di pubblicare la propria tesi di laurea per rispetto del suo professore ebreo, e dovette così rinunciare ad una promettente carriera universitaria.

L’economista Enrico Giovannini spiega la ricaduta economica delle leggi razziali nel nostro Paese. Infine, prima della requisitoria conclusiva e del giudizio della Corte, il direttore de La Stampa Maurizio Molinari ricorda come tali provvedimenti furono una ferita per tutta l’Italia, non solo per gli oppressi ma anche per gli oppressori; Italia offesa e Italia colpevole, che ha scelto nel dopoguerra di voltare pagina e dotarsi della costituzione repubblicana, ma che non ha mai saputo analizzare la propria coscienza collettiva, limitandosi spesso a celebrare avvenimenti storici più per senso del dovere che per convinzione.

Il Processo diventa quindi un processo all’Italia e alla sua società civile che, discriminando un gruppo di propri cittadini, gli italiani di religione ebraica, arrivò a emarginarli, opprimerli, dichiararli nemici della Patria, e rendere ancor più semplice la deportazione verso i campi di concentramento e di sterminio negli anni che seguirono.

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